Il vero pericolo del virus H5N1: il crollo dell'economia

30/11/-0001 -
Il vero pericolo del VIRUS H5N1 non è la pandemia ma il crollo del mercato della carne di pollo e la cassa integrazione per tanti lavoratori...La Pandemia quindi è già tra noi.

di Linda Marconi


Forse le parole azzardate del Ministro Storace che ha poi ridimensionato le sue affermazioni che hanno gettato panico nella gente, la continua attenzione dei mass media che per mesi hanno puntato l’attenzione sul virus presentando scene di abbattimento di volatili, uccisi barbaramente in richiusi in buste di plastica gettate nel fuoco, hanno alimentato una psicosi collettiva senza precedenti, maggiore di quella della mucca pazza degli anni scorsi.
C’è comunque da precisare che purtroppo il Virus H5N1 è un virus “classista”che divide nettamente il mondo a metà.
Il virus infatti non può essere trattato allo stesso modo in paesi, a malincuore, totalmente differenti.
La cina per esempio non ha, almeno per ora, le misure protettive che hanno l’Europa, L’america o in generale i paesi occidentali.

Nei piccoli paesini della Cina, della Thailandia , del Bangladesh, non è mistero che, milioni di famiglie vivono nella più completa povertà, sostituendo la scuola al gioco nei pollai, nel quale si viene a contatto con escrementi animali facilmente portati alla bocca nell’impossibilità di poter avere delle basi di igiene che ai bambini occidentali viene insegnata da piccoli già all’asilo.
Basti pensare che in Africa la diarrea dei bambini , da noi curata in qualche giorno sotto la guida di un medico di base, è la maggiore causa di mortalità infantile.
Purtroppo questo virus mette a confronto le varie civiltà e, tolta la denuncia sociale che ognuno di noi può portare avanti per la causa dei paesi poveri, resta da capire che in Italia, in Europa il virus è arginabile.
Quello che mai si è detto è che il virus esiste già in nel Mondo da circa 6 anni, perdi più il primo caso di aviaria si è avuto proprio nella nostra nazione, quando furono trovati morti nel 98, 6 cigni risultati poi positivi al test del virus.
Allora gli scinditi che studiarono il caso furono molto determinati nel capire sin da subito che era un virus trasmissibile esclusivamente tra gli animali selvatici.
Il virus quindi si è registrato in Italia nel 1998, poi con gli uccelli migratori si trasferì nei paesi d’Oriente dove trovò terreno fertile, per i motivi sopra citati, a causa dei quali riuscì a prendere forza.
Ma facciamo un pò di chiarezza con l’aiuto del dottor Clemente Belardinelli responsabile del servizio veterinario della Asl n° 5.

COSA SI STA FACENDO ORAPER ARGINARE IL VIRUS?
“Si sta facendo ora , quello che tutto il servizio veterinario italiano sta facendo in sordina da circa 4 anni , cioè controlli giornalieri, prelievi ematici su volatili, analisi, catalogazione dei referti, studi, il tutto presentato al Centro Nazionale di Referenza, Istituto Zoo Profilattico di Venezia.“
PUO’ SPIEGARE ESATTAMENTE COME SI ARTICOLA GIORNALMENTE IL VOSTRO LAVORO, COME QUELLO DEI VOSTRI COLLEGHI IN OGNI AZIENDA SANITARIA D’ITALIA?
“Si segue alla lettera Il Decreto 412 del 24 ottobre 2005 del Ministero della Salute, noi veterinari ci rechiamo nei punti evidenziati da una mappa regionale, chiamati Zone Umide. Da li iniziamo fisicamente a setacciare il territorio per rintracciare allevamenti privati nei quali intervenire. Quando vediamo che, a 100 - 150 metri da una zona umida è presente un allevamento privato di polli o galline, obblighiamo i privati a rispettare Misure di Biosicurezza , chiudendo l’intero allevamento con doppi reti antipassero cosi da non avere contatti tra animali selvatici e quelli domestici.
Anche in questo caso sottoponiamo gi animali domestici analisi.
Oltre i 200 metri dalla zona umida abbiamo poi degli allevamenti chiamati “Allevamenti Sentinella” che vengono tenuti sotto controllo ,confrontando settimana per settimanale le analisi di ogni singolo volatile in modo da notare la presenza di “anticorpi” che possano segnalare la presenza di qualsiasi tipo di virus in corpo.”
L’IPOTESI DELLA PANDEMIA è “DIETRO L’ANGOLO”?
1 – “ Perché si possa parlare di Allarme Veterinario, e non ancora di pericolo per le persone, dovremmo trovare sulle rive del fiume almeno una trentina di cigni morti .
2- Le carcasse di questi cigni dovrebbero essere messe a contatto con volatili domestici, quali polli e galline. Non è però detto che il virus possa infettare il volatile di cortile . In Italia per esempio ciò ancora non è avvenuto perché il virus deve mutare in altra forma per poter infettare una volatile domestico.
La trasmissione del virus dal volatile selvatico a quello domestico è pressoché impossibile viste le nostre condizioni sanitarie.
3 - Una volta che il voltatile domestico dovesse infettarsi scatterebbero tute le misure di prevenzione che il ministero della salute ha già programmato.
4 – L’animale domestico dovrebbe trasferire il virus all’uomo,ciò vuol dire che il virus deve attuare un'altra mutazione genetica, sfuggendo inoltre ai controlli settimanali che i veterinari stanno effettuando a tappeto sulla zona già conosciuta , studiata e catalogata.
5 – Il pollo da cortile, sfuggito ai controlli, dovrebbe essere mangiato crudo, a poche ore dalla morte, dal contadino che non è detto, possa ammalarsi .
Il virus deve infatti mutare di nuovo , ipotesi alquanto remota.
Basti pensare il signore che per primo notò il cigno morto poi risultato positivo al virus, che lo prese tra le braccia per portarlo al servizio veterinario, gode tutt’ora di ottima salute.
6 – Ancora non si può parlare di pandemia perché il virus non è passato da uomo a uomo e , il caso, sarebbe forse il primo nel mondo , sembra infatti che i due fratelli deceduti in Cina non si fossero trasmessi il virus ma sarebbero stati contagiati dallo stesso animale.

Vediamo allora che l’ipotesi della Pandemia è alquanto remota se non impossibile.”
Quindi plachiamo gli allarmismi , le psicosi collettive che ci stanno facendo conoscere vergognosamente in tutto il mondo .





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 22 febbraio 2006 - 1630 letture

In questo articolo si parla di


Cristina

22 febbraio, 09:05
PENSO CHE MAI , COME IN QUESTO PERIODO, IL SETTORE ALIMENTARE SIA SICURO. <br />
CON I CONTINUI CONTROLLI E L'OCCHIO DELLE TELECAMERE PUNTATO SULLE AZIENDE CHE LAVORANO E DISTRIBUISCONO LE CARNI, MAI COME ORA POSSIAMO ESSERE SICURI DI CIò CHE MANGIAMO.<br />
PECCATO CHE TANTA GENTE QUESTO NON LO CAPISCA E MILIONI DI TONNELLATE DI CARNE SIANO DESTINATE AD ANDARE A MALE.