Belcecchi: il dibattito deve rilanciare l’iniziativa politica della città

30/11/-0001 -
Nel momento in cui questa Amministrazione comunale si è insediata, la città di Jesi aveva bisogno di un progetto riformista che l’aiutasse ad uscire da alcune criticità.

da Fabiano Belcecchi
sindaco di Jesi


In particolare:
1)riaffermare il ruolo di Jesi non solo come naturale Comune capofila della Vallesina, ma al centro di un progetto strategico aperto all’intera regione;
2)recuperare una gestione finanziaria dell’Ente che rischiava di andare fuori controllo con un indebitamento superiore al bilancio corrente;
3)dare risposte alle esigenze primarie dei cittadini, rafforzando la qualità dei servizi in relazione ai mutati bisogni.

Tutti i più qualificanti interventi sono andati in queste direzioni. Ne cito alcuni. Il contratto di quartiere (7 milioni di euro, di cui 3,5 statali - mai così tanti erogati a Jesi in passato - e 2,5 privati) non è stata una casualità, ma il frutto di una programmazione che puntava a riqualificare il centro storico non solo nei suoi contenitori culturali, ma soprattutto nella sua qualità urbana complessiva. Così come il laboratorio di progettazione partecipata al Prato (percorso innovativo nella logica di un borgo condiviso con i residenti) o il contributo alle giovani coppie che decidono di vivere nei quartieri più popolari nascono dal presupposto di ampliare l’idea del centro dalla cinta muraria alla città storica, vale a dire il tessuto urbano più radicato nel territorio.

Ingrandire l’idea del centro non è un’operazione fine a se stessa, ma si inserisce nella logica di cominciare a misurare Jesi al centro di un sistema più ampio che va necessariamente dalla costa gli Appennini. Un’idea che trova la sua sintesi nel Piano regolatore generale. Un Piano approvato nell’arco di una legislatura - contro i 12 anni che sono stati necessari al precedente strumento urbanistico - con una partecipazione diffusa e che introduce elementi innovativi come lo strumento della perequazione che garantisce equità, ridistribuzione e qualità (le nuove urbanizzazioni non portano vantaggi solo agli immobiliaristi, ma a tutta la città) o come la quota del 25% delle case in edilizia popolare. Senza perdere di vista la sua proiezione sulla Vallesina, misurando infrastrutture, aree produttive, sostenibilità ambientali.

Come nell’assetto del territorio, anche nella gestione dei servizi dell’Ente questa idea di dimensione sovracomunale ha trovato la sua ragion d’essere. Quando ci siamo resi conto che Jesi era rimasto uno degli ultimi Comuni in Italia che gestiva in proprio tutti i servizi (con costi non più sostenibili, una burocrazia asfissiante e soprattutto una gestione anacronistica), abbiamo costituito società che rispondevano sì a ragioni di efficienza ed economicità, ma contestualizzate nel bacino della Vallesina che miravano non a fagocitare i servizi dei Comuni limitrofi, ma a rendere esplicita e concreta la volontà di Jesi ad entrare in sinergia con questi. È il caso della gestione dei rifiuti con Jesiservizi (società aperta alle altre realtà del territorio) ed il dialogo instaurato con il Cis; è il caso dell’azienda consortile dei servizi per gli anziani, i disabili ed i minori che mette in rete 20 Comuni con una omogeneità di prestazioni e strutture; è il caso della Fondazione Pergolesi Spontini in cui sono entrati gli altri tre teatri della Vallesina (Maiolati, Montecarotto e San Marcello), oltre ad un accordo strategico su scala regionale - il primo di questa portata nelle Marche - con Ascoli, Fermo e Fano che prefigura la nascita di un nuovo grande polo lirico.

Ed anche nella riorganizzazione della struttura amministrativa, processo sicuramente non facile né per gli amministratori né per gli stessi dipendenti perché si andavano ad affrontare situazioni ingessate e consolidate nel corso di decenni non per responsabilità specifiche di chicchessia, la logica è stata quella di provare a far marciare un Comune con i nuovi tempi che la città richiedeva.

Tutto questo percorso è stato portato avanti in un periodo di forte disagio finanziario perché, oltre all’indebitamento ereditato, il Comune si è trovato addosso finanziarie che tagliavano fondi, ponevano vincoli, fissavano rigidi limiti ai patti di stabilità. Ora io ritengo che il bilancio di questo percorso sia positivo e soddisfacente e che rilanci in avanti una nuova progettualità e programmazione in cui il centrosinistra è chiamato a lavorare e che si dovrà porre ulteriori obiettivi: penso, ad esempio, ad uno sviluppo competitivo del territorio e a come possano concorrere in maniera sinergia istituzioni locali, le imprese, le organizzazioni di categoria, sindacali e il mondo del credito, o alle tematiche della sicurezza e dell’integrazione.

Un bilancio positivo che non annulla oggettive e riscontrabili difficoltà e forse anche limiti nella gestione di questa Amministrazione. Ma è fuor di dubbio che in questi anni non si è fatta una ordinaria amministrazione, piuttosto sono stati sviluppati progetti di cambiamento e di riforme consistenti. E nel compiere scelte così importanti, è stato naturale che tra i vari partiti della coalizione si sia sviluppata una dialettica vivace. Lo considero un segno di maturità politica che spero non si fermi, ma che si evolva nell’affrontare le scelte future. Tanto più che - se si eccettua pochi sporadici casi di personalismi esasperati - nelle scelte più qualificanti il centrosinistra si è ritrovato sempre compatto in Consiglio comunale. Perché si è compreso che l’obiettivo di fondo era valido e conteneva in sé i valori e l’identità propria di uno schieramento progressista.

Sulle difficoltà e i limiti, è giusto che tutte le forze politiche compiano insieme una serena analisi ed avviino un ragionamento in una prospettiva collegiale delle scelte. Perché la definizione di un nuovo programma e di futuri assetti va effettuata in forma condivisa, pari dignità, senza che vi siano ad oggi situazioni consolidate e precostituite. La continuità del futuro governo della città passa per l’Unione, per il cui rilancio io sono pronto a spendermi da subito; e passa anche per l’Ulivo a cui quasi la metà degli elettori jesini ha riconosciuto essere il soggetto trainante della coalizione alle recenti elezioni. Mi auguro che l’Ulivo diventi presto anche a Jesi quel nuovo soggetto politico capace di dare forte stabilità anche al governo cittadino.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 20 ottobre 2006 - 1071 letture

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