Jesi celebra mercoledì il giorno della Memoria

4' di lettura 30/11/-0001 -
Giornata di memoria, quella di mercoledì prossimo, per la città di Jesi che ricorda il 63° anniversario dell’eccidio di sette partigiani nella campagna di Montecappone Vengono ricordati come i “Martiri XX Giugno” e i loro nomi sono riportati nel cippo eretto nel luogo dove vennero fucilati.

dal Comune di Jesi
www.comune.jesi.an.it


Per commemorare una delle pagine più tristi della nostra storia, l’Amministrazione comunale e il Comitato cittadino per la difesa delle istituzioni democratiche invitano i cittadini a partecipare alle iniziative organizzate a partire dal tardo pomeriggio di mercoledì secondo il seguente programma: alle 19, formazione del corteo al bivio “Bellavista” di Montecappone; alle 19.15 commemorazione ufficiale presso il cippo dei Martiri XX Giugno ad opera del professor Alessandro Bianchini, presidente provinciale dell’Associazione nazionale partigiani italiani.

Un pulmino verrà messo a disposizione dal Comune per accompagnare quanti vorranno intervenire. Effettuerà le seguenti fermate: 18.15 in piazza della Repubblica, 18.30 presso l'arco Clementino, 18.45 in via Roma. Alle 21.30, infine, presso il teatro studio Valeria Moriconi di piazza Federico II andrà in scena, ad ingresso gratuito, lo spettacolo teatrale “Nome di battaglia Maria”, con testi e regia di Gianfranco Frelli.

Lo spettacolo ripercorre la vita e gli ideali delle moltissime donne che hanno sacrificato la vita per la libertà dal fascismo. La voce degli attori cercherà di ricordare le donne che erano madri, mogli, partigiane e che hanno sfidato la fame, la paura e la morte per consegnare agli uomini e alle donne del terzo millennio, un’Italia liberata dal nazifascismo, democratica e pluralista. Lo spettacolo è interpretato da Lorenzo Barchetta, Luigi Bini, Manola Carbini, Milena Gregori, Daniel Falappa, Antonella Fanelli, Jacopo Mancini, Simone Marani, Luce Merli, Barbara Pierpaoli, Gioia Tangherlini, Francesca Tilio, Silvia Sassaroli.

Quello che accadde il 20 giugno 1944 è ancora vivo nel ricordo dei più anziani ed è rievocato in maniera lucida e limpida dallo storico locale e giornalista Giuseppe Luconi nel suo libro “L’anno più lungo”. "Sono all'incirca le sette di sera: in via Roma, all'altezza dell'edicola del Crocefisso, una trentina di giovani sono seduti avanti casa e discutono sui fatti del giorno. Improvvisamente arrivano tedeschi e fascisti, i quali, dopo aver bloccato gli accessi della via, obbligano i giovani a mettersi in fila e ad incamminarsi verso la villa Armarmi, in contrada Montecappone. Si pensa ad una delle solite retate di uomini di lavoro, ma non è così. Giunti alla villa, i giovani vengono rinchiusi nella brigata del colono Massacci, perquisiti, minacciati, bastonati e rimessi in libertà: tutti, meno sette, che una spia di Fabriano (una donna?) qualifica come partigiani.

Contro questi sette si accanisce la rabbia nazifascista. Vengono seviziati e torturati a lungo: da lontano si odono le loro grida di dolore e di implorazione. Riconosciuti come partigiani, vengono condannati a morte, senza processo. Agli abitanti della villa e della casa colonica sono impartiti ordini perentori: "Nessuno esca ed ogni porta e finestra sia serrata!".

Quando i sette vengono spinti in un vallone a circa duecento metri dalla villa, sono irriconoscibili per le violenze subite. Poi il tragico epilogo: "una scarica di mitraglia ed i corpi cadono dalla ripa, rotolando. Qualcuno si contorce, tra gli spasimi estremi chiama la mamma, invoca Iddio". Allora vengono finiti "coi pugnali, coi calci dei fucili: negli orecchi, negli occhi, sui petti". Più tardi, parenti e amici, accorsi sul posto, provvedono alla loro sepoltura. Qualche mese dopo i resti mortali saranno solennemente trasferiti nel Famedio; sul posto sarà collocata una lapide. Dei sette fucilati, cinque sono jesini: Armando e Luigi Angeloni muratori, rispettivamente di 25 e 18 anni, Francesco Cecchi e Alfredo Santinelli, apprendisti, diciottenni, e Mario Saveri di 23 anni meccanico. Avevano aderito ai Gap di via Roma. Gli altri due sono Enzo Carboni di S. Eufemia di Aspromonte (Reggio Calabria) e Calogero Grasceffo di Agrigento, entrambi ventenni ed entrambi carabinieri".





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 18 giugno 2007 - 1629 letture

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