Monte San Vito: alla Madonna del Rosario la messa è ancora in latino

30/11/-0001 -
Sono attivi da quasi 10 anni ma il primo battesimo lo hanno celebrato solo 3 mesi fa. Sono i cattolici tradizionalisti delle Marche che nella chiesa della Madonna del Rosario a Monte San Vito seguono la messa in latino.

di Marco Catalani
marco@viverejesi.it


Una realtà unica in regione, spesso ostacolata dalla Chiesa ufficiale: una funzione al mese per una media di 25 fedeli, officiata o da sacerdoti di altre diocesi (Senigallia non ha mai autorizzato i suoi) in incognito per evitare rimproveri dei superiori oppure da quelli della Fraternità Sacerdotale San Pio X, fondata da Lefebvre, scomunicato da Giovanni Paolo II.

Ma non chiamateli scismatici. “Noi – spiega Solideo Paolini, promotore del gruppo – siamo fedeli autonomi. Siamo cattolici e saremmo felici di avere le autorizzazioni dalla gerarchia locale ma fino ad oggi non ci siamo riusciti, quindi ci appoggiamo a quei sacerdoti che vogliono darci una mano”. Paolini, direttore dell’edizione italiana della rivista “Il crociato di Fatima” e consulente del Centro Internazionale di Fatima, è stato anche catechista.

“Ho smesso – racconta – quando mi hanno chiesto di abbandonare il catechismo di San Pio X per passare a quello moderno. E poi all’interno del mondo cattolico ufficiale crescevano gli abusi e così la scelta era tra abituarci al disastro o reagire”. Qualche esempio? “La messa moderna non è solo una traduzione letterale dal latino – afferma Paolini – ma ha cambiato anche le formule come nella consacrazione dell’ostia: in latino è “il suo sangue fu versato per voi e per molti” mentre oggi si dice “per tutti”. Due visione teologiche diverse. Non è sbagliata ma ambigua perché non professa in maniera esplicita l’esistenza dell’inferno”. Ancora differenze.

Nel tradizionale il prete, rivolto verso il crocifisso, porge le spalle ai fedeli, l’ostia si prende in ginocchio e sulla lingua, senza passare per le mani perché “il corpo di Cristo si potrebbe disperdere e si compirebbe blasfemia”. Ancora. I canti (“anche di sapore profano, con melodie rock, dai testi di dubbia ortodossia”) e l’abbigliamento dei sacerdoti che senza talare “perdono di sacralità”. Nonostante le difficoltà, si va avanti. Per il primo sacramento c’è stato da penare. Doveva essere un matrimonio. Dopo i no di parroco e vescovo, i fedeli si sono rivolti all’Ecclesia Dei che li ha sdoganati. Un anno d’attesa, matrimonio già celebrato ma la lettera romana ha creato un precedente. E reso possibile il primo battesimo in latino delle Marche. C’è attesa per il Motu Proprio di Benedetto XVI, che dal 14 settembre liberalizzerà il messale latino.

“Bisognerà valutarne – conclude Paolini – l’applicazione. In teoria era possibile già sotto Giovanni Paolo II ma per ipocrisia ci si è aggrappati a motivi formali o disciplinari e molti nostri simpatizzanti sono rimasti nell’ombra proprio per questa specie di persecuzione”.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 10 luglio 2007 - 2901 letture

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Massimo

E\' una vergogna questo ostracismo da parte di gerarchie che si proclamano delle \"Chiesa Ufficiale\" di fronte al rito di San Pio X: poi le chiese sono spesso semi-vuote, lo credo bene, con certe predicheche sembrano più \"comizi\" spesso interessati, per non parlare di certi canti e musiche che vanno venire l\'orticaria...intanto sta calando l\'otto per mille, e nel frattempo aumentano le donazioni per l\'Obolo di San Pietro: non c\'è peggior sordo di chi non vuole sentire!




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