La prima esecuzione scenica per L’Adriano in Siria al Pergolesi

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L’Adriano in Siria di Giovan Battista Pergolesi, su libretto di Pietro Metastasio, apre la VII edizione del Festival Pergolesi Spontini (7-16 settembre 2007) venerdì 7 settembre ore 21 al Teatro Pergolesi di Jesi (replica domenica 9 ore 21).

da Fondazione Pergolesi Spontini
www.fondazionepergolesispontini.com


La regia è di Ignacio García, regista madrileno che fa il suo debutto in Italia; qualità e fedeltà dell’interpretazione musicale saranno affidate a Ottavio Dantone alla guida dell’Accademia Bizantina, fra i complessi più stimati nel panorama musicale internazionale; le scene e i costumi sono di Zulima Memba del Olmo. Compongono il cast alcune delle personalità più interessanti delle nuove generazioni dei cantanti lirici, quasi tutto al femminile per i tanti ruoli en travesti presenti nell’opera pergolesiana: il soprano ucraino Olga Pasichnyk interpreterà il guerriero parto Farnaspe, Marina Comparato (contralto) sarà l’imperatore romano Adriano, il mezzosoprano Lucia Cirillo vestirà i panni della principessa Emirena, il mezzosoprano Francesca Lombardi sarà il Tribuno Aquilio, il soprano americano Nicole Heaston interpreterà la nobildonna romana Sabina, infine Carlo Allemano sarà Osroa, il re dei Parti sconfitto da Adriano. L’opera sarà proposta per la prima volta a Jesi in forma di allestimento scenico.

Terza delle quattro opere serie composte da Pergolesi, l’Adriano in Siria, dramma per musica in tre atti su libretto di Metastasio (qui presentata nella edizione critica a cura di Dale Monson per la Pendragon Press - BMG Ricordi), andò in scena per la prima volta a Napoli, al Teatro San Bartolomeo, il 25 ottobre 1734, due anni prima della prematura scomparsa del compositore jesino; scritta in onore del compleanno della regina Elisabetta Farnese, madre del nuovo sovrano del regno napoletano il diciottenne Carlo III di Borbone cui è dedicata l’opera, l’Adriano in Siria, nella sua musica e nel suo testo, esalta, attraverso i personaggi dell’opera, le virtù morali e politiche riferite alla magnanimità dell’uomo di governo nella persona di Carlo III. Ad impreziosire il debutto dell’opera fu la celebrata esibizione a Napoli di uno dei più rinomati cantanti castrati di tutta l'Europa, Gaetano Majorano (1710-1783), meglio conosciuto come Caffarelli, che nell’Adriano in Siria prese il ruolo del primo uomo Farnaspe. La vicenda dell’opera è liberamente ispirata alle leggende sulla vita dell'imperatore Adriano come raccontate dagli storici romani Cassio Dione Cocceiano ed Elio Spartiano. Metastasio ne scrisse il libretto nel 1732, prendendo spunti e idee sui dialoghi da alcuni autori francesi che lo avevano preceduto (Racine, Quinault e Corneille), nonché il senso drammatico di alcune scene dall’opera Alessandro Severo di Apostolo Zeno, il poeta imperiale suo predecessore a Vienna. Ben 22 sono le produzioni che si contano di questo libretto metastasiano prima che Pergolesi scrivesse il suo Adriano, rimodellandolo, ovviamente, alle esigenze celebrative del caso e al cast per la prima napoletana.

Ignacio García, artista madrileno emergente poco più che trentenne, regista di questo nuovo allestimento, così racconta: “Questo Adriano in Siria è la storia di un uomo e di un impero che credono nella guerra, nelle carceri e nella distruzione come mezzo per ottenere un mondo più giusto ed in armonia con se stesso. Ma il protagonista scopre che sul campo di battaglia non ci sono vincitori e vinti: ci sono solo vittime. In mezzo alle rovine del mondo civile, i personaggi si rifugiano nell’amore, nel desiderio, nella angoscia dei sentimenti per sentirsi vivi e dimenticare l’angoscia che tutto sommerge. La rovina, la polvere, il dolore e l’assurdo di un essere umano che uccide, imprigiona o vendica affiorano nei personaggi attraverso le musiche meravigliose, afflitte e psicologicamente profonde di Pergolesi, capaci di racchiudere la tristezza dei prigionieri, la falsa giustizia dei vincitori e la vendetta dei vinti. Attraverso il canto tutti urlano il proprio dolore, violento o compresso, aggressivo o sublimato. La scena è il campo di battaglia dei sentimenti, delle frustrazioni e delle aspirazioni. Tra il carcere e le gabbie, tra le catene e gli uccelli imprigionati, i personaggi si scoprono a se stessi, combattono, amano e arrivano tutti alla stesa conclusione: dulce bellum inexpertis, la guerra può essere bella soltanto per coloro che non la vivono mai”.

Lo spettacolo sarà registrato e poi trasmesso da Radio Tre.








Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 07 settembre 2007 - 1192 letture

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