belvedere ostrense: Miss sorriso dal commercialista

30/11/-0001 -
E Mike Buongiorno disse: “Miss Italia 2007 è la numero 051…” E giù, tutte le altre ragazze addosso come per rubare un po’ della sua fortuna o per sentirsi partecipi di una scena che è un motivo ricorrente dell’autunno televisivo italiano.
Miss Italia 2007 è Silvia Battisti di Verona, studia al liceo sportivo, ha intenzione di iscriversi a medicina e da grande vuole entrare nel mondo della moda.

di Massimo Bellucci
Esperto di politiche giovanili
bellof3@tiscali.it


E’ stata proprio brava, ma anche fortunata poiché è riuscita a spuntarla su altre novantanove finaliste, tra le quali la numero 046, Emanuela Pili, che viene da Nuoro, frequenta il Liceo Classico, vorrebbe iscriversi a psicologia, ma in futuro vuol fare l’attrice.

Pur approdando in finale non è riuscita a farcela neanche Maria Misericordia, che studia al liceo, ma vorrebbe fare la regista.
Da sempre Miss Italia è, come si dice in gergo giornalistico, uno spaccato della società italiana. Si posso fare analisi sui cambiamenti fisici delle ragazze italiane, o si può ironizzare sulla insistenza per le qualità intellettuali delle ragazze, in maniera stucchevole i presentatori di anno in anno formulano il tormentone che “non sono solo belle, ma anche simpatiche e colte, con interessi in campo culturale”.
E’ talmente vero che i giurati, per valutare meglio le loro qualità interiori hanno chiesto di farle girare di spalle per poter apprezzare le loro doti più spirituali, raggiungendo picchi di volgarità ancora sconosciuti per una trasmissione tradizionale, salvo poi pentirsi e rinunciare.

Le ragazze che studiano psicologia voglio fare le registe, quelle che studiano all’istituto alberghiero vogliono fare le hostess, quindi possiamo affermare che, sì, è vero: Miss Italia è lo specchio della società italiana.
Non ci sono rimpianti per una epoca storica, non molto lontana, in cui nella stragrande maggioranza dei casi i figli, soprattutto se contadini, facevano lo stesso lavoro dei padri e lo facevano per tutta la vita. E nelle Marche, ancora nel 1960, gli addetti all’agricoltura erano ancora nettamente la maggioranza, ben il 60%.

Non ci sono rimpianti per una società dove le possibilità di studio – e quindi di ascesa sociale - erano limitate. C’è tuttavia una certa preoccupazione per la tenuta di un corpo sociale dove alcuni processi non vengono governati adeguatamente. Ad esempio la precarietà, della quale si parla a iosa, che attualmente affligge il mercato del lavoro, a mio parere non è solo imposta dall’alto, non è solo frutto di scelte legislative o, più prosaicamente, dalla volontà di molti datori di lavoro di risparmiare sui contributi.

Molto probabilmente è anche una modalità che si attaglia bene a molti atteggiamenti delle giovani generazioni, che con il loro comportamento la alimentano. Spesso i giovani non vogliono legarsi ad un ruolo o ad una professione stabilmente, preferiscono lasciare aperta una via d’uscita. L’atteggiamento di chi fa qualcosa, ma vorrebbe fare qualcos’altro è diffusissimo. E non vale solo per le aspiranti a Miss Italia, anche quando l’immancabile cronista intervista i neo diplomati all’uscita dall’esame di maturità può capitare di incontrare ad esempio un giovane geometra.
Se gli si chiede: “Ma poi andrai a fare il geometra?” la risposta, quasi sicuramente è: “Assolutamente no” e quindi si può tirare ad indovinare tra le alternative di maggiore gradimento, tra le quali ci possono essere web master, batterista o pilota di jet. Questi processi non vanno limitati, avere la libertà di scegliere la professione che piace fino a pochi anni fa era un privilegio, ora sta diventando un diritto. Non occorre inibirla, ma solo governarla a vari livelli, anche all’interno della famiglia.

E’ necessario sostenere i ragazzi nelle scelte, che sono sempre difficili. Non è mai facile abbandonare una possibilità per un’altra, non avendo la palla di cristallo e non sapendo quindi come andrà a finire. Ben vengano quindi le indecisioni e i ripensamenti, in fondo un adulto passa la maggior parte del suo tempo a lavorare, è bene che sia un lavoro che piace se non vogliamo vivere in una società di persone infelici.
Scoprendo magari che la nuova segretaria del commercialista, che ti guarda un po’ imbronciata perché mancano alcune ricevute, è stata “miss sorriso 2003”.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 28 settembre 2007 - 1303 letture

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