Jesi è Jesi: ecco cosa fare per migliorare sicurezza e legalità

30/11/-0001 -
Il Movimento Democratico “Jesi è Jesi” e i cittadini che hanno partecipato ai nostri incontri pubblici vogliono portare le proprie proposte al Consiglio Comunale straordinario del 16 novembre, premessa la situazione con la quale si arriva a tale appuntamento.

dal Mov. Jesi è Jesi


In origine si era deciso di intavolare un dibattito tra le forze politiche con la possibilità di individuare un ordine del giorno comune per impegnare unanimemente la Giunta ad attivarsi per sanare il crescente senso di insicurezza presente in città. In realtà la mancata collaborazione del Sindaco che non ci ha fornito in tempi utili la documentazione sulla reale situazione cittadina, documentazione richiesta anche a gran voce dal Presidente del Consiglio Cingolani, ha fatto in modo che su un problema così delicato e importante per la città il Consiglio Comunale ne fosse tenuto allo scuro.

Comportamento grave, ma giustificabile da un Sindaco che nel corso del suo precedente mandato non ha mai convocato i responsabili delle forze dell’ordine per rinnovare a distanza di anni (ultimo fu Marco Polita) il Patto di Sicurezza e individuare e organizzare tali forze nelle zone a rischio presenti in città. Questi atteggiamenti fanno intuire che chi è chiamato a gestire la cosa pubblica non vive tale crescente disagio cittadino come una questione da affrontare con fermezza e determinazione. L’illegalità si combatte con la politica.

O meglio, con una buona politica di collaborazione e utilizzazione delle forze dell’ordine a disposizione. Inoltre l’Amministrazione Comunale deve, come hanno fatto altri comuni, controllare da subito la situazione per la quale le case popolari vivono una condizione di speculazione sociale e economica, in quanto vengono subaffittate illegalmente a terzi che non sono chiamati dagli organi preposti ad usufruirne. Inoltre serve un controllo analogo per controllare la situazione dei contratti di affitto nelle abitazioni private, che vedono molto spesso una prassi negativa per la quale molti proprietari affittano a determinate persone in nero o a condizioni poco veritiere. Vanno svolte a parere nostro manifestazioni pubbliche nei quartieri organizzate dalla Pubblica Amministrazione per educare alla legalità e per ridefinire tale valore come prioritario in una comunità che applica la legge indiscriminatamente da idee politiche, religione e colore della pelle perché crede nello stato di diritto.

Vanno inoltre fatti rispettare gli orari di chiusura e di apertura degli esercizi commerciali e bisogna far proprio l’impegno di spronare gli enti sovracomunali ad intervenire per rispondere concretamente al problema della promiscuità dei prodotti venduti da alcuni esercizi commerciali, come ad esempio i call center. Per fare tutto ciò, oltre che costituire un nuovo Patto di Sicurezza con Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza, bisogna regolare la situazione occupazionale dei Vigili Urbani precari e assumerne dei nuovi per i controlli amministrativi necessari al ristabilimento della legalità amministrativa nei quartieri soggetti a speculazione locazionale. Inoltre più illuminazione nei quartieri a rischio e una maggiore cura degli spazi verdi aiuterebbero ancora di più nell’obiettivo di rendere meno appetibili tali zone alle mire delinquenziali dei soggetti socialmente pericolosi. Infine vogliamo ribadire la nostra contrarietà ad armare i Vigili Urbani per la loro mancanza di formazione nell’uso delle armi e per la natura del loro compito. Vogliamo ribadire la nostra contrarietà alle telecamere, tecnologia costosa e inutile perché si renderebbe impossibile monitorare l’intero territorio cittadino, ma si potrebbero comunque individuare alcuni punti (come il sottopassaggio del parcheggio scambiatore o porta valle) per realizzarne alcune. Dunque non la soluzione, ma un aiuto. E per concludere ci auguriamo che l’Amministrazione Comunale persegua una buona politica culturale relativa all’immigrazione e che crei sempre maggiori occasioni per mettere in contatto le varie culture, fin dalla tenera età, per avere una Jesi futura migliore, perché riteniamo che l’integrazione è lo strumento attraverso la quale si può uscire da una serie di contrasti che ci sono tra culture diverse.

Tutto questo lo si fa solo se c’è la volontà politica di impegnarsi e la volontà umana di stare in mezzo alla gente, in maniera tale che i nostri cittadini sentano che la politica è a loro vicina e che non intende lasciarli soli, ma in maniera particolare che con determinazione e fermezza si farà carico da subito dell’impegno di rendere più sicura la nostra città.




Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 10 novembre 2007 - 1078 letture

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