Criminalità, Cna: \'certezza della pena e politiche sociali sono le vere attività preventive\'

stefano sargentoni 4' di lettura 06/06/2008 - La materia della sicurezza nel nostro paese è sempre più oggetto di discussioni politiche e di piani di intervento. Doveroso operare una distinzione sicurezza oggettiva e soggettiva.

L’ultimo rapporto del Ministero dell’Interno pubblicato a giugno 2007, traccia un quadro sullo stato della criminalità nel nostro paese che sembra contrastare, quantomeno su dati riguardanti i reati minori, con quanto diversamente si percepisce nel quotidiano. La sensazione di essere esposti al rischio, unita alla mancanza di tutela, aumenta il senso di insicurezza. Un ruolo importante in questa situazione è svolto dalla comunicazione. Pur riconoscendo ai mezzi di comunicazione una forte responsabilità si deve ammettere che non è imputabile soltanto a loro la percezione di insicurezza vissuta oggi in Italia ma soprattutto all’incapacità del sistema legislativo e giudiziario di garantire e tutelare la cittadinanza. La principale richiesta è quella della certezza della giustizia e della pena e la promozione della cultura della legalità.



Il bisogno di sicurezza dei cittadini non è solamente un bisogno di protezione dalla criminalità, il bene pubblico della sicurezza corrisponde al bisogno di essere e di sentirsi sicuri e garantiti nell’esercizio di tutti i propri diritti. Quello che si chiede è un presidio del territorio che non significa invocare lo stato di polizia ma un forte lavoro di coordinamento tra forze dell’ordine ed istituzionali e l’individuazione di adeguati strumenti di vicinanza ai cittadini e di conciliazione e risoluzione delle situazioni di conflittualità. Un aiuto alla prevenzione della criminalità, si può avere infine attraverso opere finalizzate alla riqualificazione dell’ambiente e del territorio urbano. Da questo punto di vista le amministrazioni locali hanno un importante ruolo. Servono interventi di riqualificazione di aree urbane degradate o abbandonate che spesso divengono luoghi gestiti ed occupati dalla criminalità. Città più pulite, illuminate e vivibili trasmettono maggior senso di sicurezza alla cittadinanza, già questo può essere sufficiente per invertire l’odierna percezione negativa; buoni, quindi, i progetti del Comune di Jesi per la riqualificazione dei quartieri storici.



La sicurezza è quindi un valore collettivo sentito come elemento fondante dell’ordinata e civile convivenza, quasi una piattaforma comune su cui costruire il ventaglio delle proprie attività sociali ed economiche. Quando si affronta il problema della sicurezza rapportato alle imprese il primo punto non può che essere la sicurezza sul lavoro, una voce che contempla tristemente un milione di morti sul lavoro all’anno e che consta di due decessi, nell’ultima settimana, anche nel nostro territorio Prestare attenzione anche all’aggiudicazione di appalti con i meccanismi del massimo ribasso e dei subappalti a “scatola cinese” che vedono poi eseguire i lavori ditte anche geograficamente lontane. Anche se ancora numericamente al di sotto delle medie nazionali (18.977 i reati commessi in Provincia con un aumento del 0,2% rispetto al 2006) i furti nelle attività commerciali e produttive, per non parlare dei fenomeni come i sequestri e le incursioni nelle ville degli imprenditori del nordest, preoccupano in maniera crescente Inoltre l’illegalità nel nostro territorio si accompagna sempre più a fenomeni di commercio abusivo e al di fuori di standard di qualità, contraffazione e pirateria, truffe.



Il X Rapporto (2007) di Sos Impresa “Le mani della criminalità sulle imprese” conferma e rafforza una tendenza già emersa in precedenza riguardo il crescente condizionamento esercitato delle organizzazioni criminali di stampo mafioso nel tessuto economico del Paese. Il governo della sicurezza si realizzi completamente e felicemente nella massima valorizzazione dell’esercizio dei diritti democratici per tutti. Spesso la questione della sicurezza viene abbinata al fenomeno dell’immigrazione. Gli imprenditori conoscono bene il fenomeno e gli attori, ovvero quella manodopera che lavora presso le nostre aziende. E sanno anche che bisogna disinnescare processi xenofobi facendo bene attenzione a distinguere le responsabilità soggettive; ovvero accoglienza e politiche di integrazione per chi è in regola mentre sanzioni pesanti ed allontanamenti per chi viene in Italia per delinquere, pensandoci come il Paese dell’impunità. Certezza della pena e politiche sociali adeguate sono le vere attività preventive.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-06-2008 alle 01:01 sul giornale del 06 giugno 2008 - 1118 letture

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