La città commemora l\'eccidio di Montecappone

jesi 19/06/2008 - Giornata di memoria, quella di venerdì prossimo, per la città di Jesi che ricorda il 64° anniversario dell’eccidio di sette partigiani nella campagna di Montecappone. Vengono ricordati come i “Martiri XX Giugno” e i loro nomi sono riportati nel cippo eretto nel luogo dove vennero fucilati.

Per commemorare una delle pagine più tristi della nostra storia, l’Amministrazione comunale e il Comitato cittadino per la difesa delle istituzioni democratiche invitano i cittadini a partecipare alle iniziative organizzate a partire dal tardo pomeriggio di venerdì secondo il seguente programma: alle 19, formazione del corteo al bivio “Bellavista” di Montecappone; alle 19,15 commemorazione ufficiale presso il cippo dei Martiri XX Giugno ad opera dello storico Ruggero Giacomini. Un pulmino verrà messo a disposizione dal Comune per accompagnare quanti vorranno intervenire. Effettuerà le seguenti fermate: 18,15 in piazza della Repubblica, 18,30 presso l\'arco Clementino, 18,45 in via Roma. Alle 21,30, poi, al teatro studio Valeria Moriconi andrà in scena “Ansie del Novecento”, spettacolo scritto e diretto da Gianfranco Frelli proprio in ricordo dell\'eccidio di Montecappone. L\'iniziativa rientra all\'interno del progetto della Cooperativa Culturale Jesina che ha inteso realizzare una sorta di viaggio teatrale per far conoscere, soprattutto ai più giovani, la storia italiana degli ultimi 40 anni del \'900.




Gli interpreti sono Simone Marani, Luigi Bini, Emanuele Cerioni, Margherita Anibaldi, Silvia Sbarbati, Silvia Sassaroli, Luce Merli, Manola Carbini, Milena Gregori, Gioia Tangherlini, Maria Costanza Boldrini, Federica Rossetti, Giorgia Mazzarini, Chiara Pirani, Daniel Falappa, Jacopo Mancini. L\'ingresso allo spettacolo, realizzato grazie al contributo del Comune di Jesi, è libero fino ad esaurimento posti. Quello che accadde il 20 giugno 1944 è ancora vivo nel ricordo dei più anziani ed è rievocato in maniera lucida e limpida dallo storico locale e giornalista Giuseppe Luconi nel suo libro “L’anno più lungo”.

\"Sono all\'incirca le sette di sera: in via Roma, all\'altezza dell\'edicola del Crocefisso, una trentina di giovani sono seduti avanti casa e discutono sui fatti del giorno. Improvvisamente arrivano tedeschi e fascisti, i quali, dopo aver bloccato gli accessi della via, obbligano i giovani a mettersi in fila e ad incamminarsi verso la villa Armarmi, in contrada Montecappone. Si pensa ad una delle solite retate di uomini di lavoro, ma non è così. Giunti alla villa, i giovani vengono rinchiusi nella brigata del colono Massacci, perquisiti, minacciati, bastonati e rimessi in libertà: tutti, meno sette, che una spia di Fabriano (una donna?) qualifica come partigiani. Contro questi sette si accanisce la rabbia nazifascista. Vengono seviziati e torturati a lungo: da lontano si odono le loro grida di dolore e di implorazione. Riconosciuti come partigiani, vengono condannati a morte, senza processo. Agli abitanti della villa e della casa colonica sono impartiti ordini perentori: \"Nessuno esca ed ogni porta e finestra sia serrata!\".






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-06-2008 alle 01:01 sul giornale del 19 giugno 2008 - 2563 letture

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