Senigallia: giornalisti in piazza contro la legge sulle intercettazioni

intercettazioni 26/07/2008 - Sabato 26 luglio, Senigallia ospiterà un’iniziativa di sensibilizzazione pubblica organizzata da Federazione nazionale della stampa, Sindacato giornalisti marchigiani e Unione nazionale cronisti italiani – gruppo di specializzazione della Fnsi – nell’ambito della campagna di mobilitazione di categoria, istituzioni, società civile e cittadinanza  sui rischi connessi all’approvazione del Ddl sulle intercettazioni telefoniche e sulla cronaca giudiziaria.


Il testo approdato ieri l’altro in Commissione Giustizia della Camera – contrassegnato dal numero 1415 – ha confermato in pieno i timori emersi dopo le prime anticipazioni del Sole 24 Ore. Si sta preparando, nell’indifferenza del Paese, delle sue istituzioni, della classe politica, dei cittadini, e di parte non indifferente della nostra categoria, un autentico agguato all’informazione. Se approvato nel testo preparato dal Governo, il Ddl 1415 garantisce infatti di cancellare la cronaca giudiziaria dal giornalismo italiano con effetti deflagranti sul diritto dei cittadini ad essere informati. La posta in palio è altissima. Se il Ddl 1415 fosse stato in vigore in questi anni, gli italiani non avrebbero saputo nulla del crac Parmalat o di Calciopoli, del caso Fazio o delle morti alla clinica Santa Rita. Se il Ddl 1415 velerà il nostro orizzonte informativo, di nessun caso giudiziario – grande o piccolo – si potrà più scrivere una sola riga fino all’udienza preliminare e oltre (il testo è a dir poco ambiguo), e soprattutto non si potrà più scrivere di alcun procedimento e di alcuna indagine in corso. Perché a essere coperti dal divieto assoluto di trattazione non saranno solo le intercettazioni telefoniche (impubblicabili per legge, neppure per estratto) ma tutti gli atti e le attività di indagine del pm e della polizia giudiziaria. Ciò significa che le notizie verranno a galla dopo anni, quando saranno già vecchie e avranno perso gran parte della loro forza e rilevanza sociale. Così non sapremo più nulla non solo dei grandi scandali, ma neppure dei fatti criminali che investono la vita di ogni comunità, di qualsiasi dimensione essa sia.



Non solo: i giornalisti che violassero la legge andrebbero in carcere. E fino a tre anni: una follia, nel Paese dell’indulto. E’ questo il progetto che ha l’Italia per garantire la libertà di stampa? Con i giornalisti in prigione e gli editori salassati di multe milionarie fino a minacciarne la presenza in edicola? Non facciamo un discorso politico. Non ci richiamiamo alle facili categorie della contrapposizione di stile parlamentare. Il Ddl Alfano riproduce infatti, peggiorandoli, alcuni elementi del già pessimo Ddl Mastella che nel giugno 2007 – approvato dalla sola Camera – costrinse tutti i giornalisti italiani a scioperare. Semplicemente troviamo inaccettabile e in fondo anche ingenuo – ma non per questo meno pericoloso – che nell’era della multimedialità, di internet e di You Tube, qualcuno possa pensare a un’Italia dell’informazione negata. Vogliamo mantenere la nostra autonomia. Da tutto e da tutti. Non ci ripariamo dietro le più ampie istanze della magistratura. Pm e giudici avranno i loro buoni motivi per criticare il provvedimento. Noi abbiamo i nostri. E di quelli parliamo. Da giornalisti che vorrebbero solo continuare a svolgere il proprio dovere tutelando il diritto dei cittadini a essere informati con immediatezza e tempestività. Raccogliamo e facciamo nostri gli inviti alla moderazione, alla selezione degli argomenti, alla separazione dei fatti pubblici e privati, rilevanti e irrilevanti, arrivati del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e dal Garante alla privacy, Francesco Pizzetti. Ma saremmo ipocriti se ci nascondessimo che in questi anni la pubblicazione delle intercettazioni (pur con qualche abuso o caduta di stile perseguibili nelle sedi opportune) ha complessivamente garantito al Paese di sapere e di conoscere fatti di grande impatto e allarme sociale.



In ogni caso non ci stiamo a pagare, anche con la previsione del carcere, per la solo ambizione di voler fare il nostro lavoro. I giornalisti debbono dare le notizie: lo impone la deontologia professionale. Non possiamo trasformarci nell’unica categoria italiana costretta a scambiare l’osservanza dei propri doveri con la certezza della galera: alla quarta o quinta infrazione – poche settimane di lavoro nella vita di un cronista “disubbidente” – fine delle misure alternative e sbarre assicurate. Altro che lavori socialmente utili: con questo testo di legge per noi la galera sarebbe una sicurezza. Anche per questo non ci basta la pur apprezzabile apertura dell’onorevole Giulia Buongiorno, presidente della Commissione Giustizia della Camera, a valutare l’audizione congiunta dei vertici della professione: un appuntamento che il segretario della Fnsi, Franco Siddi, e il presidente del Consiglio nazionale dei giornalisti, Lorenzo Del Boca, a nome della categoria ieri hanno chiesto a gran voce. Le Marche dell’informazione non possono chiamarsi fuori da questa battaglia. Ai deficit strutturali che tutti conosciamo, si stanno aggiungendo altri segnali di difficoltà. Malesseri economici, redazionali e relazionali: dai giornali tradizionali agli uffici stampa pubblici. Anche il rapporto con le Procure è tutt’altro che sereno. Più di un collega si è trovato casa e sede di lavoro perquisite e mezzi di lavoro sequestrati (computer e cellulari). Il Ddl 1415 va esaminato in questo contesto “climatico”.



Per questo vogliamo sensibilizzare tutti, senza strizzate d’occhio alle consonanze politiche, perché qualsiasi esponente delle istituzioni, al suo livello e nella piena libertà del proprio mandato, decida se non sia arrivato il momento di affiancarsi ai giornalisti e dire una parola per arrestare questo drammatico cortocircuito che metterebbe l’Italia fuori dall’Europa, in contrasto con le convenzioni internazionali e con la giurisprudenza della Corte di giustizia europea. Per questo, oltre che gli storici legami dell\'Unione nazionale cronisti con la città di Senigallia – che per anni ne ha ospitato la cerimonia di consegna dei premi nazionali – domani, sabato 26 luglio, dalle 18 alle 21 saremo mobilitati nel piazzale antistante la Rotonda a Mare, raccogliendo il testimone da Napoli e dalla Campania che scenderanno in piazza stamattina. Un lungo serpentone – partito con le manifestazioni di Venezia, Roma, Viareggio, Trento, Bolzano, Milano – che dopo Senigallia approderà a Bari, Cagliari, Latina, Firenze,Trieste e Genova. Sarà una manifestazione agile – alla presenza del presidente nazionale dell’Unci, Guido Columba, e di colleghi di altre regioni – ma non per questo meno significativa: vogliamo parlare ai cittadini, stringere un’alleanza non solo simbolica con loro che, assieme ai giornalisti, saranno le vittime finali di questo processo distruttivo, se tutti insieme non proveremo a fermarlo prima. Un gazebo quale punto di ritrovo, migliaia di volantini da distribuire, la nitida esposizione dei rischi per la libera informazione connessi all’approvazione del Ddl Alfano, la lettura dei messaggi di solidarietà in arrivo da chi – giornalista o politico, uomo di cultura o dell’imprenditoria –, non potendo magari esser presente vorrà comunque dire la sua. Ed è quello che chiediamo a tutti di fare recapitandoci all’indirizzo mail giovanni.rossi@ilcarlino.net o giovanni.rossi@sigim.it stringenti opinioni su questa pericolosa deriva.



Grazie, se verrete a farci sentire la vostra presenza. Grazie, se vorrete inviarci un vostro sintetico pensiero. Sarà un test per misurare la capacità di reazione di una comunità regionale ultimamente molto attenta ai temi dello sviluppo economico, forse non altrettanto concentrata sui valori non trattabili: tra questi va certamente annoverata un’informazione libera e senza bavagli.



dal Sindacato Giornalisti Marchigiani




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-07-2008 alle 01:01 sul giornale del 26 luglio 2008 - 1398 letture

In questo articolo si parla di attualità, sindacati, Intercettazioni, lodo alfano, Sindacato Giornalisti Marchigiani, giornalisti, libertà di stampa


vorrei partecipare e sostenere ma non è indicato il luogo e l\'ora della manifestazione. Grazie

Franco Giannini

....\"domani, sabato 26 luglio, dalle 18 alle 21 saremo mobilitati nel piazzale antistante la Rotonda a Mare,.....\". Prego<br />
FG

Non so.<br />
Quello che vorrei è un Paese in cui i giornalisti sono tanti Biagi, Montanelli, Pansa, Panebianco (che non è un giornalista), Augias e simili.<br />
Non so davvero come muoverà questa legge, ma vedo cos\'è spesso il giornalismo oggi, e salvo alcuni casi non mi piace.<br />
Mi piace ancora di meno la stampa imbavagliata, però.<br />
<br />
Come al solito in Italia, per semplificare le cose o far si che funzionino, le complichiamo e le inceppiamo.<br />

..e i primi due non avevano bisogno di intercettazioni per fare un buon articolo di indagine.

Che il sindacato dei giornalisti marchigiani ometta di dire, in tutto \'sto articolo, luogo e ora della manifestazione la dice lunga...<br />
Comunque io resterò a casa a manifestare contro il primato italiano nel mondo che fa spendere, in intercettazioni, circa 280 milioni di euro l\'anno (a detta di alcuni giornalisti). Un terzo dei quali finisce nelle tasche de gestori telefonici che, a differenza di quanto avviene in Germania (dove lo stesso servizio viene pagato \'a forfait\'), vengono pagati \'a cottimo\', ovvero ad ogni intercettazione (sempre a detta di alcuni giornalisti).<br />
Resterò a casa a manifestare contro la prassi seguita finora: partire dallo spionaggio telefonico, magari a pioggia o a casaccio, per arrivare al reato.<br />
Resterò a casa a manifestare perchè Veltroni dice che la legge sulle intercettazioni non è una priorità. Eppure lo era nel dicembre 2007, quando il governo Prodi ne propose una molto simile a quella presentata dal governo Berlusconi. Allora c\'erano indagini che coinvolgevano ministri in carica: le priorità di cui parla Veltroni a giugno 2008 sono ben diverse da quelle del dicembre 2007? La verità è che bisogna mettere un freno a un sistema distorto: in Italia nel 2007 si sono fatte oltre 124 mila intercettazioni, fra telefoniche e ambientali, costate un terzo del bilancio annuale per la giustizia. In Francia sono state 20.000, in Gran Bretagna 5.500, negli Stati Uniti appena 1.705, su una popolazione di trecento milioni di abitanti (stando sempre ai dati forniti da alcuni giornalisti).<br />
Resterò a casa perchè...c\'ho \'na cena con degli amici.<br />
<br />
Paolo Belogi

Sabato 26 luglio, dalle ore 18 alle ore 21, a Senigallia, nel piazzale antistante la Rotonda a Mare.

Sarò duro io, ma quando Sole fa un commento non capisco mai come la pensa.<br />
Un colpo qua, uno là... Daniele, una posizione chiara la prendi qualche volta?

E perchè dovrebbe, non è stato sufficientemente chiaro ? Sei duro di comprendonio ? Ah già, certi blogger aspirano ad autoiscriversi alla casta dei giornalisti...

Sempre!<br />
E\' che spesso non si può prendere una posizione a prescindere, quando entrambe hanno cose valide.<br />
<br />
Per il discorso della stampa, il caso specifico: non so cosa davvero impone il lodo alfano, mi devo fidare di quanto riferito dal Sindacato dei giornalisti.<br />
Se però da una parte non sopporto che a qualcuno sia impedito di scrivere, e che addirittura ci rischi il carcere(!!!), d\'altro canto c\'è gente che sulle intercettazioni pubblicate ci ha marciato per creare scandali.<br />
Mi è capitato di leggere delle trascrizioni di comunicazioni, e rendermi conto che in realtà non vi era nulla di scandalistico, e il senso poteva essere tranquillamente un altro.<br />
Se il lodo quindi vuol affermare che occorre assumersi le responsabilità di quello che si scrive, e che occorre bene valutare cosa va scritto, posso anche essere daccordo, e credo sia anche il comportamento deontologicamente corretto di qualsiasi giornalista.<br />
Personalmente mi scocciano certe intercettazioni perchè sembra di fare più un processo alle intenzioni che ai fatti veri.<br />
E c\'è modo e modo di scrivere le intercettazioni: nel caso Moggi, per dire, si è andato avanti a pubblicare le intercettazioni a scaglioni, come le puntate di un romanzo, quando per accertare le colpe bastava aver sentito/letto le prime informazioni.<br />
<br />
No, le intercettazioni pubblicate mi piacciono molto poco: ti ripeto che grandi cronisti del passato non ne avevano bisogno per fare dei servizi devastanti, ma lo strumento delle intercettazioni è diventato, anzichè un supporto al lavoro del cronista, una specie di gogna mediatica per chiunque ci finisca dentro, e così non mi piace.<br />
Ma non mi piace come vuol operare il lodo Alfano...<br />

Uno dei tanti che ama lottare per un futuro migliore

Commento sconsigliato, leggilo comunque

Marco Benarrivo, ex schiavo

Sono iscritto al Sigim.<br />
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Ho fatto la tessera solo ed esclusivamente perchè i loro uffici mi devono fare un conteggio per delle spettanze che devo prendere.<br />
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Mi sono detto: \"Bè, visto che mi fanno un servizio, è giusto che faccia la tessera (50 euro annui)\".<br />
Ovviamente il servizio che dovranno farmi lo pagherò (i 50 euro non bastano). Alla fine pagherò una cifra che si avvicinerà a quella che avrei pagato se fossi andato a farmi fare il conteggio privatamente da un consulente del lavoro.<br />
Ho consegnato la documentazione necessaria per il conteggio un mese fa.<br />
Mi hanno detto che \"ovviamente\" fino a dopo l\'estate non se ne parla.<br />
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Bè certo è ovvio.<br />
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Hanno altro da fare, come si può ben vedere.<br />
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Dopo questa premessa (giusto per far capire che anche questo sindacato, come tutti gli altri, serve solo per far politica e non per aiutare i propri iscritti) entro nel merito:<br />
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ritengo offensivo per tutti i giornalisti che si occupano di cronaca giudiziaria quanto scritto nel comunicato.<br />
Occuparsi di cronaca giudiziaria non significa soltanto fare il copia-incolla delle intercettazioni.<br />
Il 99% dei cronisti di giudiziaria, specie quelli marchigiani che il Sigim vorrebbe rappresentare, non hanno mai \"lavorato\" sulle intercettazioni.<br />
Quei giornalisti, alcuni bravissimi, si fanno semplicemente il culo bazzicando le aule di giustizia, rompendo i coglioni ai Pm ed agli avvocati, seguendo i processi e svolgendo tante altre attività, qualcuna anche pericolosa, rischiando anche querele su querele. <br />
Per il Sigim non è cronaca giudiziaria questa?<br />
Evidentemente no, visto l\'assioma secondo cui, se dovesse passare la legge che impedisce la pubblicazione delle intercettazioni, morirebbe la cronaca giudiziaria.<br />
Fossi io un cronista di giudiziaria (e in passato lo sono stato nel mio piccolo, anzi piccolissimo) mi riterrei offeso dal Sigim. Non da Alfano.<br />
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E non è vero assolutamente che senza intercettazioni non si sarebbe saputo nulla su tutti gli scandali elencati.<br />
Si sarebbe saputo nei tempi e soprattutto nei modi giusti, perchè le intercettazioni sarebbero comunque emerse nella fase processuale, depurate di tutte quelle parti che con il processo non hanno nulla a che fare.<br />
I processi sono pubblici e le prove che si producono nei processi pure. O, chissà, magari il sindacato ha perfino la presunzione di dire che senza la pubblicazione delle intercettazioni non si sarebbero fatti neanche i processi...<br />
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Vogliamo, per far piacere al Sigim, eliminare anche il segreto istruttorio?<br />
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I cronisti di giudiziaria sono quelli che seguono i processi. Non quelli che fanno il copia-incolla delle intercettazioni. Quelli, dei processi si disinteressano.<br />
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Loro si occupano solo delle indagini (e solo di una parte di esse).<br />
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Poche sentenze vanno a nove colonne in prima pagina.<br />
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Invece ci vanno tutte le intercettazioni.<br />
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Insomma, è un giallo nel quale il nome dell\'assassino non interessa a nessuno.<br />
Interessa di più cosa ha detto il maggiordomo alla cameriera.<br />

Fatemi sapere com\'è andata, ho appena letto il commento di un noto giornalista senigalliese ma sapendolo molto di parte non vorrei basarmi sulla sua sola opinione. E confortatemi con le immagini: quelle che ho visto non sono molto incoraggianti.<br />
La mia cena, in compenso, è stata ok.<br />
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Paolo Belogi