Landi: \'che città vogliamo?\'

8' di lettura 25/08/2008 - Dopo la cartina pubblicata sabato Paolo Landi racconta la \"sua\" Senigallia.

Senigallia, alla vigilia del varo di una consistente e concomitante serie di iniziative di grande spessore, sta probabilmente scrivendo la più importante pagina di tutta la sua storia, chiamata a decidere, oggi, in uno spazio temporale breve e senza appello, del proprio futuro e a disegnare l’impronta della città del domani che accompagnerà le future generazioni.

Ma la buona volontà dell’amministrazione, che si sta affidando ai migliori architetti, per raggiungere un buon risultato dell’assetto urbano, non sarà purtroppo sufficiente a evitare uno scontato e più probabile esito generale scadente, per non aver individuato obiettivi, per non aver coordinato tra loro i vari progetti, per aver imposto imput sbagliati e soprattutto per aver scelto senza ascoltare la città.

In altri termini la Senigallia dalla grande potenzialità verso l’eccellenza, se non invertirà rotta, rischia di sciupare la sua fortuna, nella direzione di un risultato banale.

Anche nel settore del turismo, dove la città ha primeggiato, in un passato che sembra ormai lontano, e dove mantenere e incrementare significa strappare spazi agli altri, si sta incamminando mestamente verso il declino accontentandosi di una rassegnata e tacita spartizione delle pertinenze naturali competenti a ciascuna città di mare.

Se si vuole tornare in auge bisogna rimontare e riguadagnare spazi e lo si può fare, attraverso i requisiti essenziali che la città possiede, quali un’ottima spiaggia e buoni servizi, ma questi, da soli, pur rappresentando la condizione necessaria, non sono assolutamente sufficienti.

Bisogna lusingare ed attrarre e se nel primo caso è facile, una volta verificata la seconda opzione, poiché saranno spontaneamente incentivati e stimolati processi che andranno a far nascere nuove e conseguenti iniziative, nel secondo caso il processo è più complesso perchè dipende da scelte politiche e la capacità di attrazione sarà tanto più accentuata, quanto più la nuova impostazione urbana sarà finalizzata a questo scopo.

Riusciremo ad attrarre i turisti dalle città congestionate solo se proporremo una città, accogliente bella, monumentale, a misura d’uomo e che non ricalca le condizioni da cui si evade.

E allora, se da un lato va dato grande merito all’amministrazione di aver colto al volo inaspettate opportunità come quella della complanare, dall’altro va sottolineato il demerito di un’accettazione passiva di quest’ultima, senza né analisi, né studi per meglio adeguarla alle esigenze della città e del comprensorio, di non aver mai affrontato il problema della mobilità nel suo complesso, con interventi mirati alla fluidificazione del traffico, alla riduzione delle percorrenze, alla sicurezza e alla disincentivazione all’uso dell’auto, vista, non come scelta costrittiva ma, come conveniente e seduttiva alternativa per muoversi a piedi o in bicicletta.

Per rendere la città gradevole si è pensato a un centro storico che persegua gli obiettivi del ripopolamento, del riconferimento della perduta magnificenza, dell’espulsione del traffico e del reperimento di nuovi parcheggi, ma l’obiettivo non è stato raggiunto, con un “Cervellati” prigioniero di se stesso, della sua intransigente riproposizione storica, che in nessun modo ha voluto adattare alle odierne esigenze di una città da vivere piuttosto che da guardare, e dell’impostazione di uno studio troppo concentrato all’interno della città murata che non si è interfacciato con la ricerca di una nuova e più ampia centralità urbana, capace di interagire con la città antica in modo sussidiario e tale da assorbirne e supportarne le carenze, in termini di mobilità e parcheggi, in cambio di nuovi abitanti per sostenere, mantenere e incrementare le attività presenti al proprio interno.

Se avrà il sopravvento la filosofia di Cervellati, fra cinquant’anni, la stessa città apparirà ai giovani di oggi, magari con una piazza in meno, ma sostanzialmente identica, con un valore aggiunto difficile da percepire, nonostante un pesante fardello di elevati oneri economici e inutili e spropositati sacrifici sostenuti dalla comunità.

La città ha già bocciato il piano, difeso ormai dalla sola maggioranza consigliare, nemmeno con troppa convinzione e probabilmente solo per disciplina di appartenenza.

Al punto in cui siamo sarebbe già accettabile una approvazione “ridotta” che estrapoli solo norme relative a destinazioni d’uso più flessibili, alle sopraelevazioni e alle tecniche di costruzione, ristrutturazione e restauro.

Il problema va quindi rivisto in una chiave ampliata e diversa, tenendo conto che il catalizzatore dell’attrazione è la maestosità acquisita dalla grande ricchezza monumentale della città, che dovrà espandersi e svilupparsi ulteriormente anche sulla nuova “centralità urbana” riqualificata e rigenerata, con proposte alternative, come in un nuovo rinascimento.

Il centro storico, la spiaggia tra porto e rotonda, l‘inizio del lungomare di ponente, l’area Sacelit-Italcementi e il porto, i territori più importanti e protagonisti della nuova centralità, incredibilmente attigui e allo stesso tempo abissalmente lontani come isole, vanno ricuciti e riproposti per ricercare omogeneità e formidabili sinergie per fare di Senigallia la città leader in assoluto del turismo e questa è la scommessa irripetibile, che si gioca in un sol colpo, e che se persa non potrà dare in futuro ulteriori e analoghe occasioni a nessun altra amministrazione per geniale e capace che sia.

C’è da gestire organizzare e costruire uno spazio immenso di 50.000 mq, espandibile a dismisura con un abile manipolazione delle logiche della nuova urbanistica emergente, che sconfessano le scelte abituali e superate di un passato recentissimo e ancora riferimento per i nostrani pseudoambientalisti, capaci di dare il massimo, decidendo, senza grande cognizione, solo le percentuali e i limiti di edificabilità di un piano d’area che, per loro convincimento, avrà successo solo in funzione della più bassa edificabilità possibile, ignorando di buttare a mare un immenso tesoro di opere pubbliche, ottenibili dalla negoziazioni di ulteriori spazi prevalentemente non residenziali idonei e decisivi a rendere questa parte della città viva e attiva per tutto l’anno.

E quanti interrogativi rimangono ancora aperti! c’è da chiedersi: perché nessuno ha ricercato soluzioni efficienti per il superamento delle barriere fiume e ferrovia da sempre causa di isolamento, per un collegamento “fisso” degno di tale nome tra i lungomare, per unire centro storico e area Sacelit-Italcementi e, per accedere agevolmente da quest’ultima e dai lungomare alla reticolo viario urbano, ma potremmo non finire mai con gli interrogativi, tutti drammaticamente riconducibili ad una totale assenza della pianificazione d’insieme.

La concentrazione su norme e indici freddi e insulsi ha inibito la fantasia impedendo di sprigionare idee forti e vincenti, capaci di far impallidire e mettere in secondo piano importanti veicoli e simboli mediatici, oggi in voga, come la rotonda

Demolire, anziché mantenere la cortina di vecchie case sulla darsena Bixio e cancellare il cantiere S.E.P senza ricostruirvi, significherebbe creare una grandiosa piazza d’acqua di suggestiva bellezza e liberare l’orizzonte al nuovo insediamento.

Elevare il piano di campagna dell’area Sacelit-Italcementi, significherebbe inventare un’altra piazza immensa interamente affacciata e aperta al mare e al porto e allo stesso tempo conseguire un capiente contenitore di invisibili parcheggi, uffici e locali commerciali e di divertimento.

Ampliare ulteriormente il porto, significherebbe creare, per i diportisti dell’adriatico, grazie anche alla eccezionale posizione strategica, il più importante punto di riferimento e una tappa irrinunciabile per gli itinerari lungo il mediterraneo, oltre che produrre un ulteriore e prezioso spazio da utilizzare, in parte, anche per l’attività sportiva e ricreativa.

Pensare ad un continuativo e maestoso boulevard dall’hotel International alla Rotonda, con a ponente un fac-simile di “Viale Ceccarini”, al centro il porto e a levante una originale spiaggia significherebbe realizzare un water–front importante diversificato e caratteristico, stimolante anche per introdurre Senigallia nella circuitazione delle città d’acqua.

Immaginare di incapsulare ponte Garibaldi con una nuova struttura monumentale, nuovo lato di chiusura della più incredibile e bella piazza che Senigallia può inventarsi, caratterizzata dal fiume che specchia i portici e inquadra la scenografia del foro come sfondo alla passeggiata sospesa al centro del suo asse, per brevi tratti, significherebbe incorniciare lo spettacolo di un corridoio ambientale unico, che sfumandosi gradatamente va a incuneare il nostro stupendo paesaggio agrario verso il mare, passando per il centro storico, coniugando naturalezza e monumentalità come esclusiva rarità.

Sostituire le fatiscenze e i degradi della nuova centralità; la Penna, via Boito, le case in linea della statale con piani di recupero concreti e attuabili ed edificare allo stadio significherebbe ridare decoro ed energia a tutto il centro.

Una città che sfrutti simili suggerimenti potrà definirsi compiuta, in quanto incastra perfettamente le tessere di un mosaico, rappresentativo degli imput di una pianificazione d’insieme, coordinata contemporanea e completa.

La città che invece nasce da imput sporadici e relativi a specifici progetti, non potrà mai trovare incastro e aggregazione e non potrà che essere disordinata caotica e senza futuro.

Sbagliare oggi significa tramandare una responsabilità che non si esaurisce nel tempo e chi è chiamato a decidere, deve fermarsi a riflettere e, se necessario, tornare indietro, ma non deve fuggire assolutamente dai nuovi interrogativi, per paura o incapacità di dare risposte, perché è destino che sarà protagonista, nel bene o nel male, della qualità della città di domani, con il compimento di un miracolo o con la realizzazione di un disastro.







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-08-2008 alle 01:01 sul giornale del 25 agosto 2008 - 5746 letture

In questo articolo si parla di urbanistica, politica, senigallia, Paolo Landi


A parte il pessimismo cosmico con cui è solito aprire i suoi articoli su VS sin dal 2005,devo dire che l\'ammiro,poichè alle sue critiche seguono sempre proposte alternative.<br />
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Infatti mi piace che quando qualcuno si lamenta poi proponga anche delle possibili soluzioni alternative appunto.<br />
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Quando poi quel qualcuno è un valido professionista come lei(che parlava di percorsi pedonali e attraversamenti sul fiume Misa circa 10 anni fa prima ancora del Cervellati se non vado errato),allora queste alternative di cui prima acquistano una forte validità.<br />
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Per venire al dunque,secondo me,il suo piatto forte è proprio la proposta di un progetto globale per una vasta ed importante parte della nostra città che le permetta di ricomporsi così in un mosaico unico e non più frammentato seguendo organicamente il percorso del fiume verso il mare.<br />
Non si può restare miopi di fronte a questo e continuare a ragionare a compartimenti stagni.<br />
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Mi permetto inoltre di aggiungere che in merito mi piacerebbe molto sentire la voce del responsabile regionale del Dipartimento Urbanistica di Forza Italia Giovanni Sergi. Vorrei che si esponesse anche lui un pò come sta facendo lei.<br />
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Concludo con una proposta ardita e di difficile realizzazione tecnica che mi piacerebbe valutare insieme a lei ingegnere:stanco di passare nei 3 sottopassi adiacenti al fiume come un vero topo di fogna,perchè non facciamo passare quelle linee rosse visibili nel suo progetto sopra quelle gialle? In particolare in via Terenzio Mamiani. Oppure mi sbaglio e l\'ha già previsto,ma non riesco a leggerlo graficamente sul suo progetto?


come sempre la relazione di un progettista fa venir voglia di prendere pala e piccone e cominciare a costruire<br />
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poi pensi alla classe dirigente che abbiamo, ai potentati dei costruttori e a quella cultura senigalliese che vede nell\'edilizia l\'unica attività produttiva e ti passa la voglia...

Il bello di tutto questo discorso è che parla di una visione glonale d\'insieme, e non di vari \"pezzetti\" di realtà da appiccicare giocoforza (mare, città, città storica, fiume, entroterra), e lo fa con proposte.<br />
Magari non si può essere daccordo su qualche cosa, ma almeno qualcuno anzichè dire solo \"NO\" ha spiegato delle alternative, per me anche molto valide da molti punti di vista.<br />
Non ho capito per quale motivo se in questa nostra città si fanno ipotesi ad ampio respiro, nello spazio e nel tempo, poi devono puntualmente venire disattese con creazione di altri problemi: bastava valutare meglio a suo tempo dove far passare l\'autostrada, e limitare(o impedire) l\'edificazione a ridosso della stessa negli ultimi anni, oppure aver saputo per tempo trovare soluzioni per il centro storico per non avere i problemi di cui ci si dibatte ora, con soluzioni che stanno andanto sempre più al ribasso...

Spero Paolo che la furtuna sia con te.<br />
hai migliorato il tutto.<br />
Auguri <br />
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gallosenone

Il bello di questi interventi, è che ci fanno pensare a che città vogliamo.<br />
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E\' il primo passo prima di intervenire, altrimenti non si può fare niente in grado di avere un impatto veramente positivo sulla città.<br />
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Senigallia va avanti con varianti, manca un nuovo piano regolatore, e figuriamoci se si pensa ad un piano strategico.<br />
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I piccoli interventi scollegati hanno fatto il loro tempo, perché non tengono conto delle ricadute sul resto della città.<br />
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E\' ora di pensare la città nel suo complesso, e se vogliono bene alla città che amministrano, è ora che lo facciano anche i nostri amministratori.<br />
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Non c\'è altro da aggiungere è un saggio praticamente eccellente...<br />
Sono gli stessissimi concetti che cerco di divulgare da un anno a questa parte nei miei commenti...<br />
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stanco in vacanza a senigallia

Anonimo

Il progetto e\' stupendo, magari si riuscisse a realizzare una cosa del genere... Magari con la collaborazione di investitori privati, che non siano i soliti che viaggiano a braccetto con l\'attuale amministrazione comunale solo per far soldi, ma a cui stia a cuore anche il futuro della nostra bellissima citta\'!... tra 10mesi scade il mandato dell\'Angeloni, la responsabilita\' del nostro futuro e\' nelle mani di noi elettori! Meditate gente, meditate!




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