Rebecchini: Palazzo Gherardi resti a patrimonio pubblico

Palazzo Gherardi visto dai portici 29/09/2008 - Si fanno sempre più insistenti, in questi giorni, le voci di un museo Giacomelli in area Sacelit (sarebbe prossima la presentazione di un progetto da parte dell’amministrazione comunale) e nel contempo della volontà di alienare palazzo Gherardi.

Noi esprimiamo in modo chiaro e netto il nostro dissenso all’alienazione di palazzo Gherardi, ribadiamo la nostra proposta di dichiarare Palazzo Gherardi patrimonio pubblico indisponibile per la vendita o la cessione a qualsiasi titolo a privati, e di considerare l’eventualità di trasformare palazzo Gherardi a sede del museo Giacomelli.

Questa amministrazione comunale ci vorrebbe silenti, ossequiosi, senza diritto di critica e di proposta. E’ uno stile, quello imposto dal sindaco, che non ci piace affatto, che alimenta di fatto quella cultura del non confronto che oggi dilaga nel paese, quella cultura del “decisionismo muscolare” che passa come un caterpillar su tutti e su tutto.
Voglio ricordare che sul piano Cervellati la nostra posizione è stata sempre e continua ad essere seria e responsabile. Il consigliere Mancini in seno al consiglio comunale, in merito al piano Cervellati, persegue da una parte l’obiettivo di migliorare il piano, dall’altra di evitare che questa maggioranza lo pieghi agli interessi speculativi di mercato.

Abbiamo sempre detto che la nostra volontà non è quella di affossare il piano, abbiamo sempre creduto e crediamo ancora oggi che la filosofia che guida il piano Cervellati sia positiva: primo perché prevede di aumentare i cittadini residenti nel centro storico, secondo per il rispetto e il ripristino tipologico del costruito, terzo perché vediamo la possibilità di un rilancio del commercio e dell’artigianato.
Vogliamo ricordare che il piano Cervellati è arrivato in consiglio comunale con ritardo di anni, quante volte in maggioranza abbiamo denunciato il grave ritardo dovuto alla sciaugurata scelta di voler procedere ad altri piani di espansione -come la variante al prg zona arceviese- che vanno a dissipare la campagna, l’ambiente circostante e il paesaggio.

Ma la cosa più grave, e che ci deve far riflettere molto, è che questa amministrazione vuole piegare, perfino questo piano, allo logica degli affari e della speculazione.
Perché non dire subito, in modo netto e chiaro, che palazzo Gherardi deve restare al patrimonio pubblico?
Credo, ormai, che la mancanza di chiarezza, di questa maggioranza, su questo argomento, sia dettata dal fatto di voler alienare palazzo Gherardi per fare cassa. Si ripete, qui a Senigallia, quanto sta avvenendo in molti centri storici di molte città italiane, votate agli affari e alla speculazione. Si vende il patrimonio pubblico del centro storico per fare cassa e poter procedere alla costruzione di nuove opere pubbliche. Il danno, come dice l’architetto Paolo Berdini nel suo ultimo libro sulla città di Roma “Una città in vendita”, è ”che in questo diffuso modo di operare da parte delle amministrazioni comunali, si guarda a ciò che si va a fare, dimenticandosi e non interessandosi di quanto succederà del bene alienato”.

Il caso di Senigallia mi fa venire in mente che, probabilmente, con i proventi di palazzo Gherardi, si procederà alla costruzione di un nuovo museo Giacomelli, forse in zona Sacelit, ma non si pensa a cosa succederà al palazzo Gherardi venduto. Non penso proprio che l’architetto Cervellati darebbe giudizio positivo di un palazzo Gherardi trasformato in appartamenti per non residenti, trasformato in lussuose seconde o terze case, che non darebbero certo vita al centro storico.

Noi continueremo con impegno a lavorare perché questo non avvenga. Volevamo scongiurare la vendita del palazzo Gherardi in prima battuta nel consiglio comunale del 26 agosto. Non è stato possibile discutere la mozione in quella data, riproporremo la questione nuovamente, con chiarezza, cercando di scongiurare la furbata di chi vuole decidere di non decidere, di chi in pratica vuol vendere e cerca di rimandare la decisione della vendita a “tempi migliori”.
Palazzo Gherardi per la sua posizione strategica non va venduto.

da Luigi Rebecchini
Rifondazione Comunista




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-09-2008 alle 01:01 sul giornale del 29 settembre 2008 - 4806 letture

In questo articolo si parla di rifondazione comunista, luigi rebecchini, palazzo gherardi, politica, portici ercolani, mario giacomelli


Interessante lettura di un articolo di Ilvo Diamanti:<br />
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http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/politica/diamanti-estranei/diamanti-estranei/diamanti-estranei.html

Sicuramente il Prof. Rebecchini è più addentro di me nei meandri della politica senigalliese, le informazioni che ho io sono quelle apparse ultimamente sulla stampa ed in cui non si parlava di alienazione, non vorrei che \" le voci\" servissero solo a giustificare l\'articolo.<br />
Ma a parte questo mi permetto di espporre una mia personalissima opinione che può scandalizzare, ma e la mia quindi prendetela per quello che vale.<br />
Mi piacerebbe che palazzo Gherardi potesse rimanere così per una questione di affezione, visto che ci ho fatto il liceo. Ma a parte questo aspetto non mi scandalizzerei se fosse venduto.<br />
Mi spiego: il palazzo così com\'è è praticamente inutilizzabile in quanto necessita di interventi molto onerosi per renderlo abitabile ed ancor di più per riportarlo a norma.<br />
Quiondi se si trovano i soldi ( credo che si parli di milioni di euro) non c\'è problema si restauri e poi decideremo cosa farci.<br />
Ma visto che i soldi credo non ci siano il rischio è che rimanga vuoto e cadente.<br />
Ora, se ci fosse un progetto serio, non per un nuovo museo, ma, per esempio per un museo cittadino di arte moderna ( magari intitolato a M.Giacomelli) che possa raggruppare il patrimonio del museo dell\'informazione più le opere di Giacomelli e altro, non mi scandalizzerei se per realizzare questo progetto si vendesse palazzo Gherardi. <br />
Anche se poi potrebbe diventare residenza di lusso, perchè non sono così ingenuo da pensare o far credere che in zone di pregio o palazzi d\'epoca sia realistico sperare in abitazioni a canone o ad edilizia agevolata.<br />
Avere un bel palazzo pubblico, ma cadente ed inutilizzabile credo non serva a nessuno.<br />
Aperto a qualsiasi contributo per cambiare opinione.<br />

Penso che quanto qui scritto da Rebecchini sia anche nelle osservazioni che dicevano aver presentato al Comune, a proposito del Piano Particolareggiato del Centro Storico.<br />
Poi certo, anche io vedrei bene qualcosa \"là dentro\", ma dipende appunto da quanto costa sistemare tutto e tenerlo pubblico: ci proverei, ma non sarà per adesso.<br />
...e ancora mi frulla in mente l\'idea di lasciarne parte a un privato per un periodo pluriennale per ristrutturarlo e rifarci un albergo: anche se i problemi logistici non mancherebbero.<br />
Un museo ci sta bene, ma è davvero tanto lo spazio e poco quello da mostrare: trasferirci più musei vorrebbe dire di fatto chiudere quelli esistenti, con rischi simili che vive ora Palazzo Gherardi.<br />
Mi viene in mente la Rocca, che è uno spazio espositivo fantastico ma limitato, sia nell\'uso che nella disponibilità per grosse mostre.

Ribadisco una mia vecchia idea: politicamente va respinta qualsiasi ipotesi puramente speculativa (come sosteneva Peppino de Filippo \"e ho detto tutto!\").<br />
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Detto questo, visto che il settore pubblico ha bisogno di soldi, si potrebbe definire la percentuale di cubatura che può essere mantenuta alla collettività alienando il resto e procurando una plusvalenza. <br />
Per la destinazione va bene il Museo Giacomelli, ma si possono esaminare diverse ipotesi.

Commento modificato il 30 settembre 2008

Io sono per il ritorno alle origini e destinerei i locali all\'uso che se ne faceva all\'inizio del secolo scorso...

Caro Rebecchini,<br />
lei mi sembra una persona che ragiona, forse anche per questo si è allontanato dalla bolgia dirigenziale che mi pare più adatta a spartirsi un pollo arrosto piuttosto che le sorti d\'una città. Detto questo vorrei sottolineare che avendo più volte parlato con la famiglia Giacomelli, so che non hanno alcun\'interesse rivolto verso ad un Museo Mario Giacomelli e che diffideranno chiunque tenti di usare il nome dell\'artista senza permesso. Alla SACELIT ci andrà il vecchio MUSINF, ma non potrà fregiarsi del cognome di Senigallia più famoso nel mondo (finalmente, grazie a Simone Giacomelli,conosiuto anche in Cina e Korea), più ancora di PIO IX - conosciuto appunto come PIO IX - <br />
E comunque ho già fatto tempo fa un sopralluogo e non ci sono le caratteristiche necessarie per la tutela di opere d\'arte facilmente deteriorabili.<br />
Quelli sono ambienti che si prestano a multi sale conferenze, a creare spazi anche affittabili per importanti riunioni d\'aziende di prestigio mondiale.<br />
I musei devono essere luminosi in modo naturale, secchi, freschi e areati. Certo la tecnologia aiuta, ma la spesa non solo di realizzazione, ma anche di manutenzione sarà elevata e un Museo ha ovunque vita difficile.<br />
Una stretta di mano a lei, io l\'ho votata anche nel sondaggio per il prossimo sindaco che è apparso in questo blog (rivista on line?)