Il consiglio provinciale istituisce la commissione per le pari opportunità

patrizia casagrande 23/11/2008 - Quindici donne, di cui due straniere, che si sono distinte in vari ambiti di intervento per la differenza di genere, tutte le consigliere elette nel consiglio, quella di parità e le donne della giunta. Ecco la task-force che lavorerà per abbattere le differenze tra uomo e donna nell’attività amministrativa provinciale.

Venerdì, in serata, il consiglio della Provincia di Ancona ha approvato il nuovo regolamento che istituisce la commissione per le pari opportunità. Tra le novità la procedura di composizione, che avverrà attraverso un bando pubblico, al quale potranno partecipare tutte le donne residenti nella provincia di Ancona. Il compito di procedere alla nomina delle quindici componenti spetterà poi alla presidente della Provincia.




Con questo passaggio del consiglio – spiega la presidente Patrizia Casagrande, da sempre molto sensibile alle tematiche di genere – abbiamo voluto innovare, allargare e rendere ancora più trasparante la partecipazione democratica”. La commissione, infatti, avrà compiti specifici in materia, come formulare proposte e iniziative, esprimere pareri, promuovere indagini conoscitive e ricerche, il tutto volto a favorire la presenza delle donne nella vita sociale e politica della Provincia.




Tra le funzioni ci sono anche quelle di vigilanza e segnalazione di eventuali discriminazioni al presidente della Provincia e a quello del consiglio provinciale. A fare da elemento di raccordo tra la commissione, la giunta e il consiglio sarà l’assessore alle Pari opportunità.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-11-2008 alle 01:01 sul giornale del 24 novembre 2008 - 1181 letture

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Cara Patrizia, una azione innovativa sarebbe quella di istituire una Commissione per le Pari Opportunità composta per la metà da donne e per l\'altra metà da uomini. Per \"dare il buon esempio\", certo, ma anche per avere un luogo dove preliminarmente discutere e portare all\'attenzione di tutti i casi di segregazione e discriminazione che ancora affliggono il mondo del lavoro, ma non solo. I casi di violenza sulle donne. I casi di sfruttamento. E dovrebbero essere innanzi tutto gli uomini a cogliere la sostanza dei problemi là dove sorgono. Discriminazione e segregazione, tra l\'altro, non sono solo un riprorevole fatto sociale ma un pesante limite alla crescita e allo sviluppo. <br />
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L\'apartheid non serve a niente. I gruppi di donne che \"si piangono addosso\" ancor meno. Tant\'è vero che a quarant\'anni dal Sessantotto e dintorni ancora c\'è bisogno di \"Commissioni\".<br />
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La questione femminile (e giovanile) è una questione sociale e la società è formata da tutte le \"categorie\". Come tale andrebbe analizzata e discussa, a mio avviso.<br />
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Buon lavoro,