Sadam, Pennoni: no alla riconversione, non c\'è chiarezza di intenti

5' di lettura 13/12/2008 - \"Stabilimento SADAM per anni vanto della città, sostegno economico per giovani universitari e non, è oggi al centro di polemiche, notizie incomplete e contrastanti, che sicuramente creano confusione alla cittadinanza\".

Dopo la chiusura dello zuccherificio si parla di riconversione dello stesso, in una industria chimica capace di trasformare oli vegetali in biodiesel con annessa centrale termoelettrica anch’essa ad oli vegetali. Forse volutamente si nasconde dietro la complessità della vicenda, la tutela del posto di lavoro di 150 dipendenti e la perdita degli stagionali (circa 400) e l’attività di tutto l’indotto.




Inoltre si accusa l’opposizione come se la stessa non avesse interesse verso i lavoratori e la tutela del loro posto di lavoro. Posso dichiarare con estrema onestà che riguardo la riconversione Sadam eravamo favorevoli e pronti a dire sì, e lo saremmo tuttora, se ci fosse chiarezza d’intenti e se ci fossero responsabili garanzie da parte dell’amministrazione Comunale e della Proprietà. Comunque voglio precisare che il problema della SADAM è duplice. Il primo riguarda il non rispetto del contratto tra SADAM e Comune sostanziato nella concessione Edilizia alla Costruzione della Centrale Turbogas in cambio dell’impegno a non chiudere lo zuccherificio. Il secondo riguarda la costruzione della nuova centrale con alimentazione a biodiesel e l’installazione di uno stabilimento di esterificazione per la produzione di biodiesel.




Per quanto riguarda il primo punto si può pensare ad una risoluzione atipica del contratto ma con l’indennizzo ad una delle parti (il comune) e creare quindi una novazione. Per quanto riguarda il secondo è un problema di conoscenza più esatta di cosa si vuole fare e delle conseguenze che questa porterà all’ambiente già definito dalla Regione ad alto rischio ambientale. A tal proposito tengo a precisare: Come dare fiducia ad un Sindaco che, in fase di trattative, non si è speso per far rispettare gli accordi firmati circa il permesso della costruzione della centrale Turbogas condizionato al mantenimento dello Zuccherificio? Quali sono le garanzie a tutela della salute dei cittadini? Da quanto dichiarato da esperti di fama internazionale (vedi l’oncologa prof. Patrizia Gentilini) e da quanto emerso negli incontri promossi a livello politico tra la Proprietà ed i rappresentanti della popolazione, i dati sono preoccupanti…si parla di diossina, di polveri sottili, di micro particelle allergogene con conseguente rischio di aumento di forme tumorali e allergie respiratorie ecc...




Come sarà la nuova centrale: è vero che sprigionerà cattivo odore, di frittura di olio, che aumenta con l’innalzamento della temperatura, nel periodo estivo? E l’inquinamento acustico? Si è fatta una valutazione studio su questo impatto? Dato che non ci sono riferimenti epidemiologici certi, si tratta di verità o di allarmismo? Se cosi fosse non vi pare che il gioco non valga la candela e che non c’è prezzo che tenga!… Fino ad oggi il nostro no è motivato anche dal rifiuto da parte della Proprietà a presentare un piano industriale che permettesse di avere conoscenze e fare valutazioni appropriate su questi punti:




a)come sarà l’impatto ambientale e l’alterazione dell’equilibrio dell’agricoltura marchigiana? b)se proprio c’è necessità di ulteriori fonti di energia, perché non utilizzare il metano piuttosto che olii vegetali più inquinanti? (Proviamo a dare una risposta: e dal momento che i biocarburanti sono legati agli incentivi, non sarà per caso che tale scelta sia legata solamente all’acquisizione da parte della Proprietà degli incentivi a scapito della conservazione ambientale?) c)La bozza del progetto prevede che la nuova centrale sia di “soccorso” all’energia fornita dalla Turbogas, ma da quanto esposto dalla Proprietà il funzionamento previsto risulta di circa 8 mila ore/annue con conseguente maggiore impatto ambientale. (Del resto quando la Turbogas è ferma si può utilizzare energia di rete) d)vendita sul mercato dell’energia in eccesso prodotta… e)per fare il biodisel è necessario tra l’altro, uno stoccaggio di oli vegetali e prodotti chimici in appositi serbatoi che la Legge Seveso prevede siano collocati in siti idonei alla bisogna per la loro rischiosità (serbatoi scoppiati in Umbria con relativi morti). f)Tale fattore di rischio come si concilia con la Legge Seveso che prevede per l’istallazione di questo tipo di impianti un’area idonea? g)Può essere idonea un’area, posta a ridosso della ferrovia, abitazioni, strada provinciale, industrie varie, dichiarata area ad elevato stato di crisi ambientale dalla Regione Marche? E come paradosso, perché non delocalizzare la produzione di energia ad olii vegetali a Falconara, compresi i lavoratori interessati, dal momento che esisterebbe già l’impianto, piuttosto che costruire un oleodotto tra Jesi e Falconara?




Non è forse l’Api il maggior socio di Eridania? Vorrei inoltre conoscere quale contrattazione ha effettuato il Sig. Sindaco con la Proprietà, a favore della Cittadinanza tutta, per concedere così facilmente e sollecitare con urgenza la firma per l’autorizzazione alla realizzazione della centrale termoelettrica. Preciso inoltre che la scadenza dei tempi di richiesta della cassa integrazione per i lavoratori non spetta al Sindaco ma alla proprietà Sadam. Rimanendo a disposizione per una seria contrattazione, ribadisco che il nostro no è motivato anche dalla mancanza di garanzie circa: garanzie occupazionali non solo per i 150 dipendenti ma anche per l’indotto; distribuzione a tutta la popolazione Jesina dell’energia elettrica ad un costo ridotto rispetto al mercato; una percentuale annua sul guadagno vincolata alle infrastrutture (non al risanamento del bilancio comunale) per una politica di sviluppo economico da concordare; ricerca e formazione.


da Maria Celeste Pennoni
Consigliere Comunale FI verso il PDL




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-12-2008 alle 01:01 sul giornale del 13 dicembre 2008 - 1316 letture

In questo articolo si parla di forza italia, politica, Maria Celeste Pennoni





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