Cupramontana: alla Galleria Marconi arriva Marche Centro d\'Arte

11/01/2009 - Alla Galleria Marconi di Cupra Marittima proseguono gli appuntamenti della rassegna Gallerista sull’orlo di una crisi di nervi.

Dopo la collettiva Dittici. Narrazioni fotografiche, che ha presentato i lavori di Marco Scozzaro, Fabio Mantovani e Kei Nagayoshi, domenica 18 Gennaio alle 18.00 si inaugura una collettiva che presenta i lavori di 4 artisti marchigiani: Roberto Cicchinè e Daniele Duranti, che saranno presentati da Stefania Palanca, e Nardi e Scopetta e Rita Soccio, che saranno presentati da Dario Ciferri. La mostra rappresenta la prima tappa di un ciclo di tre mostre dedicate ai fermenti dell’arte marchigiana intitolato: Marche Centro d’Arte. Lo scopo di questa rassegna è mostrare la vivacità delle produzioni artistiche che ci sono nella regione, una regione in cui da sempre convivono pluralità e singolarità, a partire dallo stesso nome, Ogni artista ha una sua peculiarità che rende interessante il suo percorso di ricerca, una voce che unendosi alle altre che emergono dal territorio, da vita a un mosaico ricco vivo e vivace.

“Non è un percorso rettilineo quello che porta Roberto Cicchinè alla realizzazione del lavoro finito. Non c’è in lui la volontà di rendere, attraverso l’obiettivo fotografico, l’oggettività: essa è filtrata dalla sensibilità dell’artista che restituisce uno sguardo sulle cose e un taglio che sfuggono alla normale osservazione. Le storie che racconta sono provinciali, come provinciale – nell’accezione positiva di osservare con occhio curioso e sempre nuovo - è il suo modo di porsi di fronte ai propri soggetti. I protagonisti degli scatti non emergono per ciò che realmente e fisicamente sono, ma per il dettaglio che l’artista di loro vuole sottolineare. Fissare un passaggio, fermare un momento, rendere tangibile l’irreale. Sono i frames cinematografici a rivivere nelle storie raccontate da Daniele Duranti, che porta sulla tela scene metropolitane. La sua volontà è quella di rendere realistico un mondo che prende corpo esclusivamente grazie all’artista che ne ferma un suo momento. Paesaggi urbani elaborati attraverso una moderna macchina da presa: l’occhio e la mano dell’artista, che colgono i frames, ci dispiegano quella che crediamo essere la realtà ma che poi si svela finzione, un’apparenza ingannevole, un poggiare su false certezze”. (Stefania Palanca)

“Un intervento nello spazio che arriva a illudere le nostre sensazioni, Nardi e Scopetta prendono oggetti della quotidianità e ne estrapolano nuovi significati. Una pulizia di immagine che si esprime attraverso la struttura, una struttura dove le grandi dimensioni si accostano ai dettagli minuziosi, per dare forma a un gioco, che anche un soffio riesce ogni volta a rendere nuovo. Un gioco che risulta estremamente serio e in cui l’uomo entra pur essendone escluso, in una ricerca del paradosso che sembra quasi appesa a un filo. Il brand pubblicitario, uno dei simboli chiave della società del benessere, esce dai suoi schemi e cerca di godere delle gioie di una vita reale. Lindo (Mastrolindo) e Stella (la signora del dado Star) fuggono dagli scaffali del supermercato e si innamorano al punto di decidere di mettere su una famiglia. Rita Soccio ci racconta la loro storia e la loro ricerca del sogno dell’uomo medio: una casettina romantica e, perché no, un pizzico di trasgressione. Con un po\' di ironia si riflette sull’influsso della pubblicità nella nostra vita, invertendo le parti”. (Dario Ciferri)

Gallerista sull’orlo di una crisi di nervi Arriva il momento nella vita di un gallerista in cui decide di affidare una mostra al collaboratore più fidato, quello con cui condivide idee e aspettative, quello che al bisogno è in grado di sostituirlo anche nella corrispondenza (senza che tra l’altro nessuno se ne accorga). Tutto sembrerebbe perfetto, ma il cielo non sempre è azzurro come si potrebbe pensare e le nuvole sono sempre pronte a fare la loro comparsa. Allo stress di una mostra, collaboratori di vario tipo aggiungono stress, ritardi, piccole/grandi inefficienze che un povero gallerista si trova a dover affrontare, perdendo i capelli e/o facendosi venire i capelli bianchi. Eccolo buttarsi su massicce dosi di tachipirina per affrontare l’immancabile febbre pre-mostra, mettersi ai fornelli per preparare pasti con innumerevoli portate e quantità capaci di sfamare interi reggimenti, eccolo infine perdere l’attimo atteso ogni giorno come la manna dal cielo: il riposino pomeridiano. Una vita dura fatta dalle piccole insoddisfazioni di ogni giorno e dalle grandi soddisfazioni di ogni mese.

Gallerista sull’orlo di una crisi di nervi è l’omaggio a quella cosa bellissima ed entusiasmante che è l’organizzazione di una mostra, cosa bellissima, ma anche snervante e stancante. Ecco che aumenta il numero delle sigarette fumate fuori dalla porta, ecco che i chiodi e le viti si accumulano sul pavimento. Poi si inaugura, si parla, si ride e il giorno dopo si pulisce. Questa è la “tragica” routine che accompagna la vita di un gallerista. Ma non bisogna dimenticare però la bellezza di una mostra, il piacere di una chiacchierata con gli amici, l’emozionarsi sempre nuovo che ripaga da ogni affanno. I rapporti umani, e non solo professionali, con artisti, critici e curatori, sono il vero collante dell’attività e il motore che rende sempre nuova la voglia di andare avanti. Solo un grazie a chi ci permette di poter seguire ed appre







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-01-2009 alle 01:01 sul giornale del 12 gennaio 2009 - 1251 letture

In questo articolo si parla di arte, cultura