Progetto Chernobyl: la solidarietà continua

09/04/2009 - Scambi formativi ma soprattutto tanta solidarietà. Continua il progetto Chernobyl “Oltre l’accoglienza” nato due anni fa su iniziativa del circolo “Azzaruolo” di Legambiente Jesi. E segna una nuova tappa.

Venerdì 10 aprile partirà una delegazione jesina per Minsk, Bielorussia. Fittissimo il programma dei cinque giorni di visita. Al centro, ancora una volta, gli scambi formativi. L’anno scorso erano stati coinvolti i vigili del fuoco di Jesi e l’Asur 5, con il chirurgo Franco Iantosca che operò nell’ospedale di Vetka. Quest’anno, protagonista sarà l’Istituto comprensivo Jesi centro: l’insegnante Maria Teresa Abatelli incontrerà il personale scolastico di una scuola di Dobrush. E proprio a questa scuola andranno i 20 mila euro erogati dalla Regione Marche nell’ambito del progetto. Lunedì 13, la cerimonia di consegna dei fondi che serviranno per ristrutturare la mensa scolastica. Verranno inoltre avviate le pratiche per il trasferimento, a Dobrush, di un’autoscala donata dal comando provinciale dei vigili del fuoco di Ancona.


“In un momento di dolore come quello attuale – spiega il presidente del circolo “Azzaruolo”, Vincenzo Russo – la nostra iniziativa rappresenta un’idea di solidarietà che vede impegnata in primo piano la Vallesina”. Forse non partiranno per la Bielorussia, perché stanno dando il loro contributo nell’Abruzzo prostrato dal terremoto, il capo dei vigili del fuoco di Jesi Serafino Mandolini, e l’ingegnere Roberto Paoletti. E proprio paragonando i due popoli, quello bielorusso che ancora subisce i danni delle radiazioni nucleari e quello abruzzese, il sindaco Belcecchi ha sottolineato l’importanza della condivisione, della memoria, e si è detto orgoglioso, a nome dell’amministrazione comunale, di sostenere l’iniziativa. A Minsk, il 14 aprile, la delegazione jesina incontrerà l’ambasciatore Giulio Prigioni a cui consegnerà una pergamena in segno di vicinanza da parte del Comune. Tra le altre pergamene che saranno consegnate, quella inviata dall’ANPI di Jesi (Associazione nazionale partigiani d’Italia) a “nonno Pietro”, un partigiano bielorusso oggi novantenne.


“È solo un simbolo – spiega Daniele Fancello, presidente ANPI Jesi – ma rappresenta il nostro essere contro ogni fascismo”. E si fa più vicina, ha detto Silvano Zitti, presidente di UNIRR Marche (Unione nazionale italiana reduci di Russia), la possibilità che le 60 salme di nostri caduti in Russia durante la seconda guerra mondiale tornino finalmente in patria.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 09-04-2009 alle 20:59 sul giornale del 09 aprile 2009 - 1603 letture

In questo articolo si parla di attualità, Lucia Romiti