Mezza Canaja: dopo il corteo di sabato sono in molti ad avere meno paura

corteo mezza canaja 3' di lettura 22/04/2009 - \"Dopo sabato sono in molti ad avere meno paura. Lo abbiamo letto negli sguardi pieni di gioia e rabbia dei migranti, ma anche di molti ragazzi della nostra città che si sono uniti al corteo. Per la prima volta non erano soli, isolati, obbligati al silenzio dalle perquisizioni che diventano intimidazioni, vessazioni o violenza\".

Sabato hanno potuto guardare le forze dell’ordine in faccia e dire che fatti come il pestaggio accaduto il 3 aprile non passeranno più sotto silenzio. Sabato, fosse anche per qualche minuto, la paura ha cambiato fronte. La paura, oggi, è uno strumento di governo. Ha paura l’operaio della grande fabbrica in vista della prossima decentralizzazione. Ha paura il lavoratore della piccola azienda di servizi che deve cambiare gestione. Ha paura il giovane precario del call-center o la giovane lavoratrice di un centro commerciale a causa del salario troppo basso e in ansia per il rinnovo del contratto. Ha paura l’insegnate pendolare con contratto annuale. Ha paura la giovane laureata che non trova spazio nel mercato del lavoro, abita ancora in famiglia e tira su qualche soldo facendo la cameriera o la baby sitter. Ha paura l’operaio a rischio di vita nei cantieri edili in appalto.



Ha paura lo studente che tra debiti, crediti e parziali non sa se riuscirà a dare gli esami sufficienti a non perdere la borsa di studio e quindi a non essere espulso dal sistema censitario dell’università. Ha paura il migrante che, pur di mantenere il permesso di soggiorno, è costretto a vivere in condizioni di schiavitù. Tutte queste figure sociali sono accomunate dalla paura, la paura come sistema di sfruttamento, come strumento coercitivo per mettere i corpi obbedientemente al lavoro. Senza paura non potrebbero governare la crisi e le tensioni sociali che esploderanno in autunno, quando anche la cassa integrazione verrà meno. Senza paura non potrebbero giustificare le limitazioni di libertà e diritti. L’emergenza sicurezza si fonda sulla produzione di paura. Isolare le persone, chiuderle in casa, in ufficio o in un supermarket a diffidare del vicino, soprattutto se migrante.



Distruggere ogni spazio di socialità reale e allora, chiudere i parchi, eliminare panchine e fontane, installare telecamere, diminuire le illuminazioni nelle vie, togliere bidoni e bagni pubblici, aumentare le forze dell’ordine, trasformare chi beve una birra in un pericoloso alcolizzato e chi si fa una canna in un contagioso drogato. Se non basta, via la patente, sequestro dell’automobile, multe per migliaia di euro, lavori socialmente (in)utili, psicologi, assistenti sociali, visite mediche, tribunali e carcere. Nella nostra città niente spiaggia nelle notti estive, se non in quelle comandate, e niente musica dopo le una: più che un lungomare, un ospizio. Le strade e le piazze non si sono svuotate per la microcriminalità. Le strade e le piazze erano già vuote ed è per questo che la microcriminalità si è insediata.



Il Rione Porto è insicuro perché è vuoto, non perché vi sono i migranti. Il Rione Porto necessita di spazi sociali, culturali, economici e aggregativi che non siano il fuoco di paglia di un evento folkloristico. Sono i residenti di quel quartiere – migranti e italiani – che, valorizzando proprio l’aspetto multiculturale, possono trasformare Via Carducci in qualcosa di unico a Senigallia, reintegrandola così nel tessuto sociale cittadino. Solo ridando vita, insieme, alle strade e alle piazze smetteremo di avere paura. Solo non avendo più paura saremo veramente sicuri. Sicuri d’essere liberi.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-04-2009 alle 16:32 sul giornale del 22 aprile 2009 - 4268 letture

In questo articolo si parla di attualità, mezza canaja, corteo





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