Grano: è una vera \'debacle\'

3' di lettura 01/07/2009 - Crollo di semine e rese. Prezzi in caduta libera. Il maltempo falcidia i raccolti. Subito un Patto di filiera La Cia provinciale di Ancona disegna una situazione sempre più grave. Sia per il frumento duro che per quello tenero si assiste ad uno scenario drammatico.

I produttori in grande difficoltà con costi estremamente pesanti, occorre costituire al più presto una seria interprofessione del settore. Occorre una rapida approvazione del Piano di settore cerealicolo. Per il grano “made in Italy” è una vera “debacle”.



Il 2009 sarà ricordato come uno degli anni più difficili per questo importante comparto agricolo dichiara il Presidente della CIA provinciale di Ancona Evasio Sebastianeli. Per il “duro” gli ettari seminati sono diminuiti di circa il 30 per cento rispetto al 2008, le rese dei primi raccolti evidenziano un calo tra il 15 e il 20 per cento, mentre i prezzi sul campo registrano un drammatico crollo: oltre il 45 per cento nei confronti della precedente campagna produttiva. Discorso analogo, ma con flessioni più contenute, per il “tenero”, le cui colture diminuiscono dell’8 per cento.



Anche qui, però, raccolti e semine sono in netta flessione (meno 15 per cento). E’ quanto denuncia la Cia - Confederazione italiana Agricoltori che, sulla base delle ultime stime dell’Ismea, disegna un situazione gravissima con i produttori alle prese con costi sempre più pesanti e sollecita un concreto confronto di filiera per arrivare ad un valido Patto. Due le cause di questo allarmante scenario: il maltempo che, prima, ha impedito le semine e, poi, ha falcidiato i raccolti e i prezzi in calo verticale. Ad esempio, le quotazioni del grano duro -avverte la Cia- sono inferiori a quelle di vent’anni fa. Un quintale può essere pagato anche 14-15 euro. La media si aggira in ogni modo intorno ai 17-20 euro. I rincari registrati dai mercati all’inizio del 2008 sono rientrati immediatamente e adesso si assiste ad un drastico “taglio”.



Secondo le ultime stime dell’Ismea, la superficie seminata a grano duro si dovrebbe attestare, quest’anno, attorno ad 1,16 milioni di ettari, contro 1,59 milioni del 2008. Un andamento -sottolinea la Cia- che ha interessato tutte le regioni vocate a questa coltura. Per questa ragione la Cia sottolinea la necessità di un riconoscimento della qualità del grano italiano che spesso l’industria (pasta e panificazione) non vuole dare. Da qui l’esigenza di arrivare ad un organico Patto di filiera che permetta di costituire al più presto una seria interprofessione del settore, che, oltretutto, sconta di un’insufficiente organizzazione. La Cia, quindi, rinnova al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali la richiesta di una rapida approvazione del Piano di settore cerealicolo che, pur con una scarsa dotazione finanziaria, potrebbe attivare, in un quadro organico, contratti di filiera, Psr, ricerca e sperimentazione. Accanto a ciò, occorrono investimenti per modernizzare la rete degli stoccaggi e per sviluppare la logistica commerciale.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 01-07-2009 alle 16:56 sul giornale del 01 luglio 2009 - 1103 letture

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