4 Luglio: giorno della \'Pace\' tra Fabriano e Jesi

pace 04/07/2009 - Sabato 4 luglio 2009 sarà ricordato come il giorno della “pace” fra Fabriano e Jesi dopo i sanguinosi fatti del 1480 allorquando il corpo di San Romualdo divenne oggetto di una violenta contrapposizione fra le due città.

Sabato mattina, infatti, alle ore 10.30, i vescovi delle due diocesi, Gerardo Rocconi di Jesi e Giancarlo Vecerrica di Fabriano, presiederanno un concelebrazione eucaristica unitamente ai monaci camaldolesi ed al parroco della cattedrale jesina don Vittorio Manganelli a cui si deve l’iniziativa. Saranno infatti presenti anche molti parrocchiani della cattedrale di Jesi.

\'Pace\' perchè nel 1480 due monaci di Ravenna trafugarono a Valdicastro di Fabriano il corpo di San Romualdo morto in quella località dove aveva fondato una abbazia oltre quattro secoli prima, fra il 1023 ed il 1027.

Nel viaggio verso Ravenna si fermarono a Jesi dove furono scoperti. Scoppiò una forte contrapposizione fra le due comunità ed il legato papale indusse la restituzione del corpo a Fabriano che lo conservava da così tanto tempo. Ma gli jesini trattennero un omero tutt’oggi conservato nella cattedrale.

Quel contrasto allora molto forte e sentito anche dalla popolazione viene oggi superato da una iniziativa che vuole sottolineare, soprattutto, il grande ruolo che ha avuto San Romualdo, grande riformatore della chiesa cattolica e fondatore di un ordine religioso e di numerose abbazie di grande importanza quali Montecassino, Camaldoli, Val di Castro, Sitria.

Dopo la Messa sarà scoperta una lapide che riporterà i versi che Dante dedicò a San Romualdo nel XXII canto del Paradiso: “Qui è Romoaldo Qui sono li frati miei che dentro ai chiostri Fermar li piedi e terreno il cuor saldo”.

San Romualdo, venerato come santo dalla Chiesa cattolica, nacque a Ravenna tra il 951 e il 953. Esponente di una famiglia nobile, divenne monaco a 20 anni a Sant\'Apollinare in Classe. L\'origine della sua vocazione sembra legata ad un fatto di sangue di cui furono protagonisti il padre e un cugino. Sconvolto, decise di farsi monaco, ed entrò nell\'antico monastero di Sant\'Apollinare.

Visse un decennio anche nella Catalogna spagnola poi, ritornato in Italia, fondò vari monasteri tra cui Montecassino, Camaldoli e nel fabrianese l’abbazia di Sitria (Scheggia) e Val di Castro dove morì tra il 1023 ed il 1027.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 04-07-2009 alle 11:55 sul giornale del 04 luglio 2009 - 1224 letture

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