Omicidi in Vallesina: si allunga la lista nera e tra la gente serpeggia la paura

ambulanza generico 07/07/2009 -

Un omicidio efferato quello che la notte di sabato ha sconvolto la tranquilla città di Jesi, considerata da sempre un\'isola felice. Adesso la gente guarda diffidente, raggiunge il luogo del delitto - via Pastrengo - scuote il capo senza più parole ma con tanta amarezza e paura dentro. Non si parla d\'altro. Come ai tempi per il brigadiere Diaschi, per l\'uxoricida di Chiaravalle e il parricidio di Monsano.



La giovane vittima della follia dell\'altra notte, Pino Ariel Osvaldo Bravo, 33 anni, cubano di professione pizzaiolo, era considerato una persona estremamente tranquilla. Viveva con la fidanzata nell\'appartamento di via Pastrengo, civico 3. Mentre i suoi genitori abitano a Senigallia. I carabinieri hanno già arrestato gli assassini.

Non si registrava un fatto di sangue così grave da anni. Jesi è stata sconvolta da un episodio analogo circa 30 anni fa. Uno squilibrato si aggirava lungo viale della Vittoria armato di coltello. Il capo equipaggio del Nucleo operativo radiomobile dell\'Arma, brigadiere Giuseppe Diaschi tentò di disarmarlo e di immobilizzarlo fino all\'arrivo dei sanitari, ma l\'esagitato lo colpì col pugnale. Il brigadiere, 36 anni, sposato e padre di 3 bambini in tenera età, morì sul colpo ma prima riuscì a ferire l\'aggressore e renderlo inoffensivo. Era settembre del 1979. Il Ministro dell\'Interno nel 1981 gli conferì la medaglia di bronzo al valor civile mentre l\'amministrazione comunale, oggi a trent\'anni dall\'omicidio, ha deliberato l\'intitolazione di una via (quella che attraversa la cartiera Ripanti) alla sua memoria.

A pochi chilometri da Jesi, un altro delitto stavolta più recente e balzato alle cronache come l\'uxoricidio di Chiaravalle. E\' il dicembre 1999, quando l\'operaio barese Michele Cappabianca 34 anni, un maschilista sadico con la passione per le torture sugli animali, uccide la moglie Orietta Santinelli (27) al culmine di una lite. Un\'escalation di violenza, dopo averla per anni sottoposta a umiliazioni, sevizie di ogni tipo e soprusi consumati tra le mura domestiche. La donna era stata raggiunta da un colpo al cuore sferrato con un coltello a serramanico. Cappabianca aveva chiamato i carabinieri confessando il delitto e giustificandosi dicendo di aver agito in preda a un raptus di gelosia. Temeva che la moglie avesse potuto tradirlo. Fu condannato a nove anni di carcere.

E a Monsano, la piccola comunità è stata sconvolta nel febbraio del 2007 da un cruento patricidio. La vittima è Vittorio Zenobi, 70 anni pensionato delle Ferrovie dello Stato, sgozzato con un coltello da cucina durante una violenta lite da uno dei tre figli, Paolo di 28 anni. Il giovane era da tempo in cura presso il centro di igiene mentale dell\'ospedale di Jesi. Il fatto si è consumato nell\'appartamento alla periferia di Monsano, dove il pensionato viveva assieme al figlio. Quando gli agenti del commissariato di Jesi sono giunti sul posto, hanno trovato il genitore riverso sul pavimento in fin di vita. E\' morto mentre i medici del 118 tentavano di rianimarlo. Il figlio, bloccato dai poliziotti, rispose con lucidità: \"mi avvalgo della facoltà di non rispondere\". Condannato, sta scontando la pena in una residenza protetta.






Questo è un articolo pubblicato il 07-07-2009 alle 02:41 sul giornale del 06 luglio 2009 - 3842 letture

In questo articolo si parla di cronaca, Talita Frezzi