Vangelo secondo Marco, commento di Don Rocconi

mons. gerardo rocconi 05/07/2009 - Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data?



E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando. Parola del Signore

Chi è Gesù?

Gesù è a Nazaret, parla nella sinagoga e quindi a presenta il suo ministero. L’accoglienza, inizialmente è buona, ma poi comincia lo stupore e poi addirittura la violenza. La gente infatti si chiede: Ma da dove gli viene questa sapienza? Ma non è il figlio dell’artigiano? Sua madre non si chiama Maria? I suoi parenti li conosciamo tutti! E il Vangelo ci dice che si scandalizzavano di lui. Sì, erano stupiti e poi urtati. Capiscono che la loro conoscenza di Gesù come artigiano deve essere completamente superata. Ma perché questa fatica e resistenza a farlo? Intuiscono che non possono più conoscere Gesù secondo la carne: devono aprirsi ad un modo nuovo di conoscerlo.

Gesù chiede la fede

Gesù aveva svolto il suo ministero a Cafarnao, e sulle altre città del lago di Tiberiade. Aveva operato molti e grandi segni. La notizia era giunta a Nazaret suscitando un sentimento di gelosia: “Quello che hai fatto là, comincia a farlo anche qui. Quel Gesù che guarisce... cosa stupensa”. E infatti i suoi concittadini ammettono facilmente che quanto Gesù opera non ha una origine umana. Ma la fede in lui, accoglierlo, ascoltarlo, obbedirgli, vedere in lui il messia e il figlio di Dio... questa è un’altra cosa. La gente non se la sente di prendere in considerazione la fede che Gesù chiede. In fondo tutti lo conoscono fin da bambino... chi pretende di essere? E allora la conclusione: “Le sue capacità le spenda a Nazaret, ma non pretenda riconoscimenti particolari, tanto meno quello di essere Messia”.

Dio, un progetto di umiltà e piccolezza

Perché è così grave il rifiuto della gente di Nazaret? In realtà in questo rifiuto di Gesù c’è il rifiuto di un progetto di Dio, quello della Incarnazione: scandalizza il fatto che Dio per manifestarsi si sia fatto come noi, uomo, povero. Si aspettavano segni grandi, Dio invece ha deciso di camminare con noi fino a farsi uno di noi. Per loro è inaccettabile che Dio abbia agito, nel momento culminante della storia salvifica, in un uomo, in quell’uomo che veniva crocifisso: è inaudito. E’ bella per loro la vicinanza di Dio, ma deve essere una vicinanza vincente, che porta doni, sbaraglia i nemici, ti fa sentire sicuro e superiore.

Ma si ritiene inaccettabile che Dio nasconda così la sua gloria e la nasconda dietro la nostra povera umanità. Un Dio che non è vincente che Dio è? E un Dio che non ti fa sentire un gradino sopra gli altri, a che serve? Come dice Paolo, l’Incarnazione e la passione scandalizzano: “E mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani. Conclude il vangelo che lo stupore iniziale della gente ora è diventato lo stupore di Gesù. Come si fa a rifiutare il bene, un dono, una salvezza? Noi diciamo che è difficile aver fede e fidarsi; Gesù invece sottolinea che è assurdo non aver fede e non fidarsi.

Nella Chiesa il Signore si fa piccolo

Oggi Gesù continua la sua presenza nella Chiesa e attraverso la Chiesa, che è il suo corpo. Dio offre la sua salvezza nell’appartenenza alla Chiesa. Per questo si afferma: “Fuori della Chiesa non c’è salvezza”. Esattamente come si dice: “Cristo è l’unico salvatore del mondo!”. E come in Gesù la divinità era nascosta, mentre appariva la sola umanità in tutta la povertà, così oggi nella Chiesa il Cristo glorioso è nascosto e appare tutta la povertà umana della Chiesa. Eppure questa è la via di Dio.

E come Gesù diceva: “Beato chi non si scandalizza di me” (Mt 1,6), possiamo dire: “Beato chi non si scandalizzerà di questa Chiesa”, beato chi la amerà, chi vi riconoscerà la via di Dio, e saprà trovare i motivi per cui la Chiesa va amata. Infatti è la Chiesa che ci dona Gesù, è la Chiesa che ci dona i sacramenti, è la Chiesa che ci dona la Parola di Dio, è la Chiesa che ci indica la strada per accogliere il Signore.

Allora beato chi sa vivere con questa intensità e gioiosa gratitudine nella Chiesa.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-07-2009 alle 11:38 sul giornale del 06 luglio 2009 - 1531 letture

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