Piazza Garibaldi: no alla riqualificazione senza tutela archeologica

piazzagaribaldi 23/07/2009 - L’avvio dell’iter per la realizzazione del progetto urbanistico del comparto detto “Gli orti del vescovo”, annunciato la setti-mana scorsa sulla stampa locale, rappresenta una prima importante realizzazione del nuovo Piano del centro Storico.

In attesa di conoscere i particolari del progetto, l’iniziativa non può che avere il nostro consenso. Tra gli obbiettivi dell’intervento è prevista – si dice – anche la riqualificazione di piazza Garibaldi, sicuramente il nodo più complesso e sensibile di tutta l’operazione, considerata la qualità architettonica di questo spazio urbano. Le piazze sono i luoghi pubblici per eccellenza, i luoghi delle relazioni umane e dei consessi civici prima ancora di essere contenitori di mercati, di spettacoli o altro.


Di conseguenza un intervento del genere sarebbe politicamente e democraticamente corretto avviarlo con un confronto sulla sua progettazione e sul suo utilizzo, un metodo che sarebbe corretto adottare per tutti gli interventi sugli spazi di rilevante inte-resse collettivo all’interno della città storica. Intanto però ci preme sottolineare preliminarmente due punti. Il primo è che tutto lo spazio compreso fra gli edifici deve essere considerato e quindi progettato unitariamente, senza distinzione fra la piazza e le strade che la circondano. Tutto fa parte della piazza, quindi va eliminata quella sopraelevazione rettangolare introdotta non si sa quando, che spezza l’unità dello spazio e taglia la veduta dei palazzi, alterandone le proporzioni, e anche le corsie stradali vanno considerate come parte della stessa pavimentazione.


Il secondo punto riguarda la questione archeologica. Risulta che ancora nel ‘700 i cosiddetti “Prati della Madddalena”, cioè lo spazio esterno alle mura roveresche fino al fiume, erano ricchi di vestigia e reperti della città antica e la fondatezza di queste notizie è stata confermata ripetutamente sia dai ritrovamenti avvenuti negli anni ‘50 nell’area dell’Opera Pia, sia da quelli più recenti nelle cantine del vescovato: non sappiamo quindi da dove derivi la certezza che sotto la piazza non vi siano testimonianze archeologiche. Perciò, prima di coprire tutto lo spazio con una spessa coltre di cemento, chiediamo che si proceda ad una seria e sistematica campagna di scavo per verificare quello che si nasconde nel sottosuolo. Potrebbe essere una grande risorsa per l’immagine della città e un’opportunità di arricchire la sua offerta culturale, oltre che la nostra identità storica. In uno dei due comunicati stampa viene poi rilanciata la vecchia idea del parcheggio sotterraneo, che sembrava fosse definitivamente tramontata.


Un’opera del genere sotto una piazza da riqualificare e all’interno del centro storico è l’ultima cosa di cui Senigallia ha bisogno, sia perché induce traffico, sia perché contraddice lo stesso progetto di riqualificazione. Ci sembra che continuare ad insistere sull’idea di parcheggi sotterranei entro o a ridosso delle mura, tralasciando altri progetti o altre opportunità offerte da aree già edificate o da edificare fuori dalle mura, sia decisamente poco lungimirante.


da Virginio Villani
Italia Nostra-gruppo di Senigallia




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-07-2009 alle 11:30 sul giornale del 23 luglio 2009 - 2576 letture

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Anonimo

Commento sconsigliato, leggilo comunque

Bhe, si spera di no: riqualificare una piazza non vuol dire necessariamente renderla inutilizzabile per varie attività, incluso il mercato.<br />
Basta vedere al Foro annonario, che si è tornati indietro perchè era meglio sfruttare la piazza xche lasciarla vuota, ma alemo lì la motivazione era l\'uso per le manifestazioni: in piazza Duomo non è che se ne facciano molte, e il Foro è più che sufficente.<br />