L\'importanza di un sorriso sulle labbra in ospedale

clown 25/07/2009 - Sono Infermiera dal 1990 e durante il trienno di formazione ho ricevuto nozioni su ogni branca della medicina e chirurgia, sulla sociologia, l\'igiene, la psicologia e la psichiatria, di infermieristica e di etica.

Mai mi è stato chiesto di sorridere o di dipingermi un naso rosso. Le qualità dell\'infermiere erano: serietà, professionalità, pazienza ed etica, non erano menzionate minimamente simpatia o voglia di vivere! Durante i 19 anni di servizio, ho vissuto sulla mia pelle situazioni di disagio, di paura della malattia, del dolore e della morte, e coi pazienti che seguivo ho cercato di non entrare troppo in empatia, perchè sarei stata troppo coinvolta, e l\'infermiere doveva essere distaccato. Così mi si diceva :\"non troppo coinvolto\".


Questa è stata la formazione degli infermieri anni 80-90, ed oggi? Giusta o sbagliata che sia stata, a quel tempo non si conoscevano altre strategie di approccio, e l\'infermiere come il medico, doveva salvaguardare il proprio equilibrio psico-fisico, fin\'anche a risultare freddo e distaccato. Oggi si parla di accoglienza, di farsi carico dei dubbi e delle paure del paziente, per cercare di ricreare il più possibile un ambiente sereno ed un rapporto di fiducia ed empatia. Oggi si parla di pet-terapy, di clown terapia; se si fosse proposto ad una caposala di far accedere ad un reparto un cane, un gatto, o un giocoliere, avrebbe sicuramente chiamato le forze di pubblica sicurezza. L\'ambiente ospedaliero, e sanitario in generale, è in continua evoluzione non solo dal punto di vista tecnologico, qualitativo e formativo, ma anche nell\'approccio verso il malato, una volta considerato \"paziente\", ora \"cliente\" o \"utente\".



Appunto per questo, l\'assistenza deve essere costruita attorno al soggetto, ed hai suoi bisogni, non sulla base delle necessità degli operatori, com\'era nel passato e come vige ancora in talune realtà. Ecco quindi che la sanità ha bisogno di altre figure professionali, che aiutino l\'utente a fidarsi della struttura che lo ospita, del suo personale, e di se stesso. Gli esperti in clownterapia, sono un valido aiuto in ospedale, dove la malattia e la depressione la fanno da padrone sulla voglia di vivere. Il buonumore è contagioso, la simpatia è positiva, la gioia è un potente rimedio contro i mali del mondo. Questo mix crea un potente anticorpo che si moltiplica ad ogni batter di ciglia, ad ogni sorriso, ad ogni rumore di passi, e crescendo debella ogni pensiero malvagio.



A questo punto mi domando, perchè dopo la rivoluzione ECM, le aziende sanitarie (o i collegi) non propongono corsi di formazione per infermieri e medici in clown terapia? Parliamo così tanto di accreditamento, di eccellenza del servizio, perchè non puntare sulla formazione del personale già esistente, così che un domani si potrebbe arrivare a considerare il ricovero ospedaliero, non più un luogo di detenzione da cui tenersi lontani, ma un momento di passaggio, che ci aiuti a prendere consapevolezza di noi e della nostra salute, sempre col sorriso sulle labbra.


da Barbara Marasca

infermiera ospedale di Jesi





Questo è un articolo pubblicato il 25-07-2009 alle 15:45 sul giornale del 25 luglio 2009 - 3291 letture

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