Badioli: perchè parlare di bieco illuminismo?

Diego Coletti 5' di lettura 25/08/2009 - Lettera aperta di Leonardo Badioli al Vescovo di Senigallia Giuseppe Orlandoni.

Eccellenza, ho letto sulla stampa quotidiana di giovedì 13 agosto che la Commissione Episcopale Italiana considera espressione di “bieco illuminismo” la sentenza del TAR del Lazio che stabilisce non possano i docenti di religione cattolica partecipare a pieno titolo agli scrutini. Non entrerò nel merito della sentenza, (sul quale non è in discussione la più piena libertà di pensiero), ma farò riferimento allo stigma con il quale la Commissione Episcopale ha voluto bollare l’operato di quel Tribunale.



“Bieco illuminismo”? Mai fino ad ora mi ero imbattuto in una simile associazione. Piuttosto trovavo la parola “bieco” (ossia “obliquo”, “torvo”, “rabbioso” e in qualche verso “viscerale”) accompagnata al termine opposto a quello di illuminismo, ossia a “oscurantismo”. Che cos’ha l’illuminismo – portato storico e atteggiamento culturale – che non piace alla Chiesa? E quale idea possono averne i vescovi italiani, tale che permetta loro non solo di coprirlo di discredito, ma di ridurlo addirittura a paradigma di cosa mal pensata, mal voluta, mal fatta? Nel sentire comune un’espressione come “bieco illuminismo” non si tiene insieme: se è bieco non può essere illuminismo; se è illuminismo non può essere bieco. Per me, per la scuola che mi ha formato, l’occasione chiederebbe di tornare a Kant, che nella “Critica della ragion pura” pone la ricerca di Dio come risposta alla domanda più esaltante, trascendente, umana che la ragione possa porre a se stessa: “Cosa posso sperare”?



Dal pensiero di Kant – in cui l’illuminismo incontra il cristianesimo per stabilire con esso una relazione equilibrata e ragionevole - e da quello di Galileo prima di lui, non arbitrariamente traggo che dove la ragione percorre un cammino che la porta ad incontrare la fede, questa sarà il suo respiro più ampio; dove invece la fede si attarda a confutare la ragione e si sostituisce ad essa per spiegare il moto dei cieli, in breve tempo la imprigiona e se ne rende gendarme. Non intendo con questo affermare “illuminismo” e “intelletto” come valori indiscutibili. Al contrario, entrambi sottendono un fondamento critico a sostegno della loro logica. Se mi limito poi al percorso personale, in qualità di sessantottino cronico ho letto e riletto La dialettica dell’illuminismo, (“La terra illuminata splende all’insegna di trionfale sventura”) e non dimentico come la Scuola di Francoforte vedesse tale dialettica alla radice della società presente caratterizzata da una confortevole, levigata, ragionevole [chi volesse potrebbe anche aggiungere “materialistica” e “pagana”] non libertà.



Non solo: lo stesso linguaggio quotidiano riesce a esprimere una critica chiamando “illuministico” un programma che presuma l’onnipotenza dell’educazione, o che appaia eccessivamente astratto e ragionato in relazione alla concreta realtà delle cose. Ma in entrambi i casi si cercava di definire il limite di campo, o si metteva alla frusta una teoria critica, sempre evitando il registro sprezzante e liquidatorio che in questo caso invale. E soprattutto mai a vantaggio del recupero di un pensiero a fondazione scolastica e autoritaria. Perché parlare di “bieco illuminismo” e fare di questa distorsione di senso un apodittico di obliquo e malvagio? La scuola – per restare nell’ambito in cui si tiene questa querelle – ci induce a un diverso rispetto dell’illuminismo come trascorso in cui mai il pensiero aveva raggiunto una definizione così limpida e sincera, e ad ammirare ad esempio un Diderot che viene trascinato in prigione perché scrive l’Enciclopedia.



Il fatto stesso che noi tutti possiamo consultare l’Encicolpedia Cattolica non dovrebbe ispirare una migliore considerazione degli uomini che hanno aperto la strada della libera conoscenza? Il motivo per cui Le scrivo, Eccellenza - di cui Lei mi perdonerà l’ardimento come connesso a un’altrettanto forte convinzione - è perché Lei, in qualità di rappresentante della - o rappresentato dalla - CEI, e Vescovo di Senigallia, voglia considerare per un momento un altro modo di vedere rispetto a quello prevalso e, se ne conosce l’opportunità, proporlo a quella Commissione. Sarebbe sufficiente che l’espressione “bieco illuminismo” fosse trasformata in “mero illuminismo” perché essa perdesse gran parte del dispregio di cui si connota. Credo anzi che rappresenterebbe più efficacemente la critica che intendeva muovere la Commissione. In ogni caso, più che la forma è l’intenzione che mi pare possa essere modificata. Confesso di avere accolto con molta sofferenza ciò che disse la Santità del Papa Benedetto XVI all’indomani della sua elezione, quando sostenne che l’illuminismo ha fallito; e che mi fu impossibile avere caro un trionfo così esibito dei poteri trascendenti sulla fragilità umana; tanto più che ci sono oggi tante persone che considerano la ragione non come deità, ché nessuna epistemologia glielo consentirebbe più, ma quale facoltà umana, dono dello Spirito Creatore.



Se poi io fossi in errore, se la scuola stessa si trovasse in errore nel considerare il principio che l’illuminismo ha consegnato alla contemporaneità come un atteggiamento fondamentalmente buono e costruttivo, voglia allora, Eccellenza, “illuminarci” sul senso di questa espressione. Non solo ne ha bisogno chi scrive, ma anche i sei milioni di discriminati da questo provvedimento, quali li definisce l’Osservatore Romano. Vorrei chiederLe, dunque: perché parlare di “bieco illuminismo” quando si ritiene di avere buone “ragioni” dalla propria parte? Se la sentenza del TAR appare alla Commissione Episcopale tanto tenebrosa, perché non parlare di “oscurantismo” – o, se preferisce, di “bieco oscurantismo” - lasciando per un momento in pace quel poco di razionalità umana di cui siamo formati?


Con rispetto e speranza,

Leonardo Badioli






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-08-2009 alle 16:50 sul giornale del 25 agosto 2009 - 3371 letture

In questo articolo si parla di attualità, leonardo badioli


Commento modificato il 25 agosto 2009

alla Cei, un po\' colla protezione vomitevolmente opportunistica del Berlusca (per uno Stato laico), un po\' con la paura/invidia del fondamentalismo altrui che - quei bravi ragazzi - \"non hanno tolto la divinità dal centro del Tutto\".. non gli par vero di togliese qualche sassolino filosofico, ste piccole vendette, ch\'è da Galileo o Savonarola che non gli vanno giù<br />
quando JPII ha chiesto scusa per tutte quelle cose, specie la faccenda Galileo, mi sembra che Ratzinger gli avesse consigliato \"molta cautela\" invece, oppure quando JPII ha riunito in quel d\'Assisi per il dialogo interreligioso, di nuovo, BXVI non andò perchè temeva di dar l\'impressione che ogni religione è buona tutto sommato<br />
per lui l\' illuminismo è <a href=\"http://www.asca.it/news-PAPA__LIBERTINISMO_E__IL_FALLIMENTO_DELLA_LIBERTA_-810477-ORA-.html\"><U><font color=\"blue\">libertinismo e vivere secondo la carne</font></U></a>

Occhio Dott. Badioli, l\'inquisizione sta per tornare e stasera con i fuochi, non vorrei vedere anche un rogo. Ci vorrebbero più insegnati con la Sua cultura e preparazione.

Giustissima la sentenza del TAR del Lazio.<br />
Splendida la sua interpretazione prof. Badioli, di un pensiero, quello illuminista, che è stato sorgente vitale per le Libere coscienze di tutto il mondo.<br />
La Libertà è viva solo nei pensieri di chi crede fermamente nell\' autocontrollo delle propre idee, il Libero è colui che fugge dalle ideologie e dalle credenze di ogni sorta, il Libero è l\'illuminato che sa distinguere tra ragione ed illusione.<br />
Grazie di cuore Leonardo Badioli, a lei tutta la mia stima.




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