Ospedale modello: integrazione con il territorio, se ne è parlato al Rotary-Lions

Ciro Mingione 3' di lettura 01/10/2009 - L’Ospedale modello “Carlo Urbani” (ex Murri) sarà completato. Entro fine 2010 la consegna dei primi due lotti, il completamento del blocco operatorio, della Dea e della Dialisi. Un’incognita i tempi di realizzazione dell’intera struttura sanitaria, ma la Regione vigila con un apposito crono programma dello stato dei lavori. Se ne è parlato all’intermeeting di Rotary e Lions Club, l’altra sera al Federico II.

Una rivoluzione sanitaria regionale. Ecco come si annuncia la realizzazione dell’ospedale modello “Carlo Urbani” (ex Murri). Scetticismo e paura che i finanziamenti erogati non siano sufficienti sono le principali preoccupazioni dei primari ospedalieri, spaccati tra favorevoli e non a questo nuovo annunciato polo sanitario. Ma il direttore sanitario della Asur zona territoriale 5 di Jesi dottor Ciro Mingione, rassicura.

I soldi ci sono e l’ospedale sarà completato”. Il dirigente medico è stato ospite l’altra sera dell’intermeeting promosso dal Rotary Club e dal Lions Club di Jesi e ha parlato de “Il nuovo ospedale di Jesi quale modello di integrazione Ospedale-Territorio”. Erano presenti all’incontro anche gli assessori regionali Fabio Badiali e Katia Mammoli, la direttrice sanitaria degli ospedali di Jesi Virginia Fedele. Assenti (ingiustificati) gli amministratori jesini. “Stiamo procedendo a stralci- assicura il dottor Mingione -non siamo in grado di pronosticare una data definitiva per la consegna dei lavori dell’intero ospedale “Carlo Urbani”, ma posso dire con precisione che entro la fine del 2010 saranno completati i lavori alla Dea e alla Dialisi, così come per il blocco operatorio. I fondi aggiuntivi (circa 15 milioni) rispetto a quei 46 milioni e 500.000 euro stanziati per il primo e secondo lotto ci sono. Ma procederemo gradualmente”.

Conferma arriva dall’assessore Badiali, che aggiunge come “la Giunta regionale ha già chiesto un crono programma che l’assessore alla sanità presenterà in modo da monitorare la situazione”. Una rivoluzione sanitaria, come detto, l’ospedale Carlo Urbani. “Dal punto di vista dell’organizzazione e della gestione – aggiunge il dottor Mingione - l’Ospedale Modello propone un superamento delle suddivisioni per funzioni e competenze (reparti specialistici) per dare spazio a un’organizzazione per intensità di cure (aree a diversa complessità assistenziale) e una garanzia per processi (percorsi di diagnosi e cura). E’ un ospedale basato su macroprincipi quali l’umanizzazione, l’organizzazione e l’interattività, ma anche affidabilità, innovazione, formazione e aggiornamento professionale, ricerca. Il paziente - conclude - potrà quindi contare sull’Ospedale Modello nella fase acuta della malattia, sulla lungodegenza per la post-acuzie (Villa Serena e Cingoli, con 105 posti letto per 105.000 abitanti stimati), sulle residenze protette e l’assistenza domiciliare integrata (Adi) e sulle residenze sanitarie assistite (Cupramontana, Filottrano, Jesi e Montecarotto)”.

Sarà necessario passare da un sistema sanitario costruito prevalentemente per rispondere agli effetti a uno costruito per far fronte alle cause e quindi, si impone il passaggio da una logica di assistenza basata su strutture e posti letto a una logica basata sulle funzioni da svolgere dentro e fuori le strutture. “Il paziente – conclude Mingione – sarà messo al centro di una rete integrata per un sistema di garanzie e tutele. Le parole chiave dal punto di vista funzionale saranno massima tempestività e aumento della capacità di diagnosi e cura”.







Questo è un comunicato stampa pubblicato il 01-10-2009 alle 00:42 sul giornale del 01 ottobre 2009 - 1878 letture

In questo articolo si parla di economia, ciro mingione, Talita Frezzi





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