La caduta del muro di Berlino e l\'armadio in cantina

muro di berlino 07/11/2009 - \"Ai primi di dicembre del 1989, dopo aver saputo che, a seguito dell’ abbattimento del famoso muro, un’Associazione romagnola organizzava un viaggio per trascorrere la notte di Capodanno a Berlino, decisi di aderirvi. D’ altra parte – pensai – un’occasione del genere non mi si sarebbe più ripresentata: in fondo, era necessario che, di fronte ad uno sconvolgimento storico di una tale portata, dovessi andare di persona a rendermi conto su come stavano in effetti le cose\".

Berlino Ovest brillava per l’opulenza: città ricca, piena di negozi a più piani che vendevano ogni genere di mercanzia, ad Ancona non avevo mai visto una cosa del genere. Rimasi però colpito da un giovanotto che, di fronte a un minuscolo pubblico, si era messo a cantare delle canzoni di Natale, forse in cambio di qualche soldo, e da un tale con un organetto che suonava solo se gli davi una moneta: forse, oltre all’opulenza ufficiale, qualche bisognoso doveva trovarsi anche là. Arrivato dinanzi al muro di Berlino, c’era un gran fermento. Una giovane donna con una bambina aveva messo su un’improvvisata bancarella, dove vendeva pezzi di muro, ed io ne acquistai un bell’esemplare da tre marchi. Subito dopo mi si avvicinò un italiano che, avendo affittato uno scalpello, mi chiese se lo aiutavo a prendere dei pezzi di muro: sarei stato ricompensato con la medesima merce. L’affare era allettante, e aderii con entusiasmo: d’altra parte, non sapevo che nel giro degli anni successivi sarei diventato uno scrittore. A differenza di quanto avrei fatto io, quel tale fece bene il suo lavoro, e prese una quantità considerevole di muro, lasciandomi soddisfatto con quello strano bottino.



Nella piazza, con quelli dell’Associazione improvvisammo dei girotondi, anche per scaldarci dal freddo, guadagnando la curiosità dei tanti turisti che, come noi, erano stati attirati dalla strana circostanza. Molti di loro erano dotati delle prime videocamere, oltre alle macchine fotografiche che potevano testimoniare quell’avvenimento storico tanto atteso. Dall’altra parte del muro erano schierati i soldati della Repubblica Democratica Tedesca, pare si chiamassero Wopos, che, per quanto pacifici, m’incutevano uno strano timore, se penso che a poca distanza la gente era assiepata vicino a delle croci con intorno tanti lumini di cera accesi. Era stata divulgata la notizia secondo cui, per coloro che passavano la frontiera, la Polizia di una delle due Germanie avrebbe apposto un timbro o qualcosa del genere sui pezzi di muro. Mi è rimasta impressa l’esclamazione di un italiano che, di fronte a quell’inconsueto traffico, ebbe a dire: “Adesso ci fanno passare, poi, torneranno a chiudere la frontiera, ne potete star certi”.



Berlino Est era una città strana: entrammo in una chiesa, probabilmente cattolica, e vidi che non era illuminata dalla luce elettrica, ma da quel poco che traspariva dalle finestre e dalle candele. Che situazione surreale, anche per ricevere la Comunione bisognava riporre le ostie in un calice, in modo che neppure un pezzo andasse disperso: la chiesa era affollatissima, in un silenzio di tomba. Nella città non trovai nessun negozio aperto, non incontrai nessun essere umano, ma le poche automobili presenti sfrecciavano velocissime, noncuranti delle più elementari norme sul traffico: un tale caos nelle strade mi fece pensare che quella doveva essere la situazione tipica del disordine che regna in uno Stato quando è caduto lo Stato, o comunque sta per cadere. L’Associazione organizzò un incontro a Berlino Est, e la mia sorpresa fu grande nel constatare che alla riunione, alla quale eravamo presenti con le cibarie di casa nostra, parteciparono soprattutto bambini e ragazzi, ghiotti di panettone e pandoro: sembrava che gli adulti avessero timore di parlare con noi. La notte trascorsa in piazza non la dimenticherò mai: la gente sembrava impazzita, le autoambulanze andavano e venivano con l’assordante suono delle sirene, ed io me ne stavo lì a gridare come un ossesso in anconetano, per invitare le persone a spostarsi: “Andè via, ohh, anamo, levevve, fe passà, spostevve”.



Sostanzialmente, ero impazzito pure io, preoccupato dall’ eccitazione che ormai aveva conquistato tutti. Verso la mezzanotte, qualcuno cercò addirittura di salire sul pennone dove era issata la bandiera della Germania Est, per strappare qualcosa, e comunque sembra che ci furono alcuni feriti, se non addirittura un morto. Il primo gennaio ritornammo in Italia, ciascuno con le proprie storie da raccontare. Presi allora i pezzi di muro e li riposi in un vecchio armadio in cantina, nella certezza che nessuno li avrebbe mai presi. Ogni tanto me ne andavo in cantina, aprivo il cassetto dell’armadio ed eccoli lì - chi l’avrebbe mai detto - i pezzi del muro di Berlino custoditi gelosamente. Ma un giorno, vado in cantina, e scopro che l’armadio non c’è più: mia madre, senza dirmi nulla, non si sa per quale strana ragione aveva chiamato un tale perché s’incaricasse di prenderlo, avendo deciso di disfarsene. Potete immaginare il mio disappunto e i miei tentativi di rientrare in possesso dell’armadio, che nel frattempo era stato demolito per ricavare tanta buona legna da ardere, mentre il suo contenuto era andato nella spazzatura, in una inevitabile fine ingloriosa.



“Mamma, l’armadio aveva i pezzi del muro di Berlino, che cosa hai fatto…” “Massimo, quelli erano pezzi di muro, non valevano niente!” “ Ma in quel muro è passata la storia”- faccio io. “Erano dei pezzi d’intonaco, non aveva alcun senso conservarli!- fa lei, consapevole di aver fatto la cosa giusta. Di quel viaggio mi rimane solo questo racconto, scolpito nella mia memoria, oltre ad un documento che mi hanno dato quando sono andato a mangiare al ristorante dell’allora Palamento di Berlino Ovest. A pensarci bene, però, qualcosa è rimasto: su alcune videocassette dei tanti turisti che hanno filmato quei girotondi, devo essere stato immortalato mentre canto e ballo con l’incoscienza dei venti anni.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-11-2009 alle 17:15 sul giornale del 09 novembre 2009 - 1883 letture

In questo articolo si parla di attualità, muro di berlino, Massimo Cortese