IdV sulla Sadam: \'Attendiamo il piano di riconversione\'

Italia dei Valori 10/11/2009 - L’IDV attende ancora che la Sadam presenti un piano di riconversione che sia caratterizzato da effettivi elementi di garanzia riguardo la salvaguardia occupazionale, la compatibilità ambientale, la difesa del diritto alla salute dei cittadini di un vasto comprensorio territoriale, la documentata certezza di una sostenibilità economico-finanziaria nel medio e lungo termine delle future attività industriali. In assenza di tali elementi dirimenti non potrà sostenere le richieste del gruppo Maccaferri-Api.

A nostro avviso, considerando la criticità che tutta l’area territoriale denominata AERCA presenta, è dirimente una proposta di riconversione che punti ad introdurre in questo territorio attività di natura industriale in sintonia con la cosiddetta “economia verde”. Inoltre ritengo necessario che con ordinanza sindacale sia interrotta l’attività della Turbogas in quanto a suo tempo autorizzata per le necessità energetiche dell’opificio che non è più attivo da tempo.


Il nostro partito, pur non avendo rappresentanti in Consiglio Comunale, segue con estremo interesse lo sviluppo di tale vicenda. L’europarlamentare Niccolò Rinaldi, eletto nella nostra circoscrizione, e l’On. David Favia sono stati interessati. Infati la vicenda Sadam ha evidenziato l’anomalia di una legislazione europea e nazionale che prevede nelle riconversioni industriali e nelle attività di produzione energetica forti integrazioni pubbliche a fondo perduto senza privilegiare, per esempio nel secondo caso, la produzione di energia pulita. Alle forze politiche che con noi compongono la maggioranza chiediamo di non dimenticare quanto previsto dal PEAR e di essere coerenti con tale indirizzo.


Non è certo accettabile che ci siano posizioni così differenziate sulle questioni energetiche a seconda dei ruoli che si ricoprono nelle Giunte locali. In tal senso sarebbe opportuna una azione di coordinamento politico-istituzionale da parte dell’Ente Provincia. L’azione amministrativa e politica del Sindaco Belcecchi sulla vicenda Sadam ha prodotto una grave fattura nella città alimentando ulteriormente un distacco dei cittadini nei confronti della politica. La linea di dura contrapposizione posta in essere dal Sindaco sull’ipotesi di riconversione della Sadam rispetto al non allineamento dei consiglieri di maggioranza già da sola è dirimente per i risultati ottenuti Il sorgere spontaneo di Comitati civici che, con passione civile e democratica, tentano di far prendere consapevolezza alle comunità delle questioni per cui si sono costituiti ne è la conferma.


Lo smantellamento o la riconversione dello zuccherificio, vissuto inizialmente con poco interesse dalla città, oggi può rappresentare per il comprensorio della bassa valle esina il punto di svolta per la costruzione di una azione politica che tenda a coniugare valori etici, salvaguardia del futuro delle giovani generazioni, ricomposizione di conflitti socio-economici, salvaguardia della salute e dell’ambiente.


da Ivano Rocchetti
Vice Segretario Reg.le IDV Marche




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-11-2009 alle 14:11 sul giornale del 11 novembre 2009 - 3287 letture

In questo articolo si parla di politica, italia dei valori, sadam, Ivano Rocchetti


PARTE 1<br />
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Credo che sia venuto il momento di cominciare semplicemente a ribattere alle sciocchezze da qualsiasi parte vengano; colpo su colpo; ed è un dovere sociale, altrimenti restano solo le sciocchezze degli sciocchi che finiranno per prevalere per indifferenza delle persone per bene…<br />
La questione SADAM, come tante altre questioni analoghe, è molto, ma molto più semplice di quel che appare dal gran polverone (strumentale) che la gente come Rocchetti gli produce intorno.<br />
La riconversione della SADAM viene da una crisi strutturale del settore saccarifero cui proprio non c’è rimedio: semplicemente, si tratta di un’attività che, in un contesto di alta aspettativa di benessere come è nel mondo occidentale di cui facciamo parte, non è più in grado con le sue attività (i ricavi) di pagare le sue passività (i costi). Altri paesi, a minor aspettativa di benessere (in pratica paesi in cui come si suol dire “hanno più fame di noi” e quindi hanno costi del lavoro e costi dell’industria strutturalmente inferiori ai nostri) il business del saccarifero ancora funziona.<br />
Questo fatto non è un fatto inatteso: l’Europa lo ha visto per tempo e ha stanziato fondi per aiutare gli Stati Membri ad uscire da questo business minimizzando la perdita dei posti di lavoro.<br />
Ma, è chiaro, la maniera per uscirne la devono dire i singoli Stati. Ovvero, avrebbe (e uso il condizionale) dovuto dirla la politica dei singoli Stati, da noi – appunto – la nostra politica locale e avrebbe dovuto dirlo qualche lustro fa, quando il fenomeno era chiaramente delineato, anche se le cose andavano ancora bene, pensando alle soluzioni alternative per tempo.<br />
In fondo, l’incapacità di prevedere gli scenari e progettare il futuro è tipico della nostra politica ed è la stessa causa che ci ha portati ad assistere impreparati alla fine del tutto analoga di altri settori come l’elettromeccanica degli elettrodomestici, il tessile od il calzaturiero. Beninteso, specie gli ultimi due, non sono settori “morti” ma sicuramente dovranno profondamente cambiare, essendo la loro unica possibilità di sopravvivenza legata non più alla quantità, ma alla qualità ed ad una precisa ed esclusiva connotazione valoriale che sia “irraggiungibile” per i Paesi emergenti che - e qui non abbiamo scampo – resteranno padroni delle lavorazioni di massa, quelle cioè che fanno il grosso dei posti di lavoro. Insomma, nel saccarifero come negli altri settori, assistiamo impotenti ad una drastica riduzione dei posti di lavoro e quindi della capacità di produrre ricchezza.<br />
È una cosa piuttosto grave che, a parte le precise responsabilità di chi ha governato i territori per gli ultimi lustri, ha come conseguenza l’impoverimento, la riduzione del tenore di vita cui siamo invece abituati.<br />
Non avendo progettato il futuro e non potendo vivere di servizi (a chi?) o di agricoltura biologica o di turismo tutti quanti, qualcosa andrà fatto. Ed ammesso pure che alla buonora, la nostra politica improvvisamente capisca che il futuro bisogna progettarlo per tempo (e ci vogliono lustri in ricerca applicata, formazione ed incentivi alle aziende nonché idee chiare), per l’adesso ed il domani prossimo venturo, qualcosa bisognerà pur fare.<br />
E qui, Rocchetti, si devono capire alcune cose basilari riguardanti i criteri e le regole dello sviluppo ed i ruoli di ciascuna parte sociale e bisogna raccontarle chiaramente alla gente evitando le frottole ed usando il giusto linguaggio.<br />
Ad esempio, tanto per cominciare dall’ultima cosa, è inutile che lei parli di AERCA senza spiegarne il significato: l’effetto è che la gente si traumatizza di fronte alle cose strane che non capisce (si chiama soggezione culturale). Esattamente, come si sentirà lei se le dico che – anche se si è ricordato che siamo in un’ AERCA - si è bellamente dimenticato che abbiamo tutti i requisiti delle aree I.A.S.P.E.T. e che se i PM10 sono pur importanti non lo son di meno gli ORK3? (leggerà piùavanti cos’è una IASPET e cosa è il parametro ORK3…)<br />
E allora, usiamo parole semplici per spiegare cose semplici: sarebbe già questo un buon inizio!<br />
La prima cosa che bisogna spiegare alla gente è che le regole per stabilire se un insediamento industriale è compatibile o meno con il territorio su cui insiste non le stabilisce il primo che si sveglia la mattina. Le regole per stabilirlo sono state fissate da noi (quando abbiamo votato alle Europee) per tramite delle commissioni europee che hanno stabilito il modello di sviluppo compatibile con lo stato dell’arte del nostro sviluppo attuale (nostro riferito a tutta la comuntà europea) e con la Visione di come vogliamo essere domani! E gli stati membri hanno ratificato criteri, norme e regolamenti in proposito. E lo stato italiano lo ha ratificato anche per le Marche ed anche per Jesi!<br />
Bisogna spiegare alla gente che questa cosa, su un piano operativo, significa che se un progetto supera la VIA non ha bisogno di altro! Non possiamo ricominciare tutto da capo perché qualcuno una bella mattina si inventa gli ORK3 (che non esistono, è una burla) o perché siamo area IASPET (un’altra celia anche questa…).<br />
Certo, se uno non è interessato a che un insediamento si faccia o meno ma è interessato a raccogliere il consenso politico (sa quel maledetto meccanismo per il quale il consenso elettorale fa fare eletti e questo fa fare potere e soldi….) allora è chiaro che si da fiato e voce ad ogni comitato ed ad ogni sciocchezza viene fuori! E lei, glielo devo proprio dire, da come interviene e da come sceglie i suoi tempi di comparsa sembra essersi materializzato proprio in questa veste funzionale!<br />
Dopodiché ci sono le amministrazioni locali, il sindaco in particolare, gli Enti di controllo (CTR, ARPAM, VVFF e quant’altro), l’imprenditore stesso ed i cittadini con la politica.<br />
Ed ognuno ha il suo ruolo. Vede, Rocchetti, ognuno DEVE fare la sua parte e non quella di un altro se no si fa solo casino e non si va da nessuna parte..<br />
L’imprenditore: fa il piano industriale e ci mette faccia, soldi e rischio d’impresa. Perciò, avendo la responsabilità del risultato economico, ha la libertà ed il dovere di farlo lui il piano industriale. Sarà la VIA che verificherà la fattibilità rispetto alle compatibilità necessarie dell’intrapresa rispetto al modello di sviluppo! Sarà la VIA che costringerà a mantenere tutti gli accorgimenti tecnici ed a mettere in piedi tutti i controlli necessari a ottemperare a tutte le norme e vincoli vigenti. Ho sentito di una serie di attori che pretendevano di stabilire al posto dell’imprenditore la potenza della generazione di Energia Elettrica del progetto o la fonte primaria da cui ottenerla! Follia, semplicemente follia….<br />
Gli Enti di Controllo: devono semplicemente controllare prima, durante e dopo che tutto quanto prescritto e previsto venga rispettato. E devono farlo con cura e professionalità. Li paghiamo per questo. Ho sentito più di un attore dissertare su come un parametro o un altro potesse essere “rilassato” in funzione di questa o quell’altra ottemperanza a qualche pretesa di influenza sul piano industriale. È esattamente quello che non può accadere e che tutti dovremmo pretendere che non accada.<br />
(SEGUE SECONDA PARTE)

PARTE 2<br />
Il Sindaco: deve fare quello che mi pare stia facendo egregiamente ovvero tutelare gli interessi della comunità cercando si salvare i posti di lavoro (non solo quelli diretti, ma anche quelli indiretti: ad esempio un consorzio manutentivo del territorio che significa altro lavoro e acquisizione di know-how che è fonte do ulteriore sviluppo…), ottenere qualche vantaggio collaterale possibile per la comunità (tariffe elettriche agevolate per la ZIPA, teleriscaldamento, una scuola tecnica di formazione, un sostegno all’università…), pretendere i controlli (il monitoraggio costa non solo inizialmente, ma anche per la sua manutenzione nel tempo), spuntare qualcosa in più magari traguardando qualche limite che oggi non è così stringente ma che lo diventerà tra non molto (il lavoro delle commissioni europee non si ferma mai! E non è come il tam tam elettorale che funziona solo sotto elezioni…) e quant’altro di buono e sostenibile dall’imprenditore venga in mente.<br />
La politica: una buona politica locale dovrebbe far sue tutte queste istanze e, invece che scatenare tutti i comitati di questo mondo ed inventarsi tutte le crociate possibili pur di fare consenso, dovrebbe dedicarsi ad informare la cittadinanza, a spiegare le regole che non tutti sono tenuti a conoscere, a darsi da fare per garantire il futuro….<br />
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Lei, Rocchetti, in che ruolo tra questi si riconosce? Non mi pare sia un imprenditore e nemmeno un addetto al controllo. Non è certo il sindaco…. ma è un politico: è tranquillo di aver fatto la sua parte? Ha la coscienza a posto? Per come la vedo io, i danni che fanno quelli come lei alla comunità sono ben superiori a qualsiasi altro danno possibile: perché quando si racconta tutti i giorni alla gente che “Cristo è morto dal freddo”, poi la gente ci crede ed allora si convince che i rifiuti li deve trattare un altro, i carburanti e l’energia li devono produrre altrove, i fertilizzanti e la petrolchimica si devono fare da un’altra parte e che, se è antieconomico fare le lavatrici i vestiti e le scarpe, potremo sempre darci tutti ai famosi SERVIZI (a chi?) al TURISMO (ma de che?) ed all’agricoltura biologica…(le vorrei proprio vedere le mele che mangia lei!). <br />
Beh, io dico semplicemente che bisogna cominciare ad essere molto severi con quelli come lei, intanto evitando di lasciarvi senza contraddittorio.<br />
Vede, nel suo intervento che non posso analizzare rigo per rigo se no facciamo notte,come chiunque potrà facilmente verificare, lei non dice in realtà assolutamente nulla di concreto: mette insieme un po’ di slogan, qualche sigla che pochi conoscono (sa, la soggezione a ciò che non si conosce funziona sempre) di cui però si smarrisce il senso. Uno per tutti, l’ultimo periodo nel quale mette insieme di tutto: “Lo smantellamento o la riconversione dello zuccherificio, vissuto inizialmente con poco interesse dalla città, oggi può rappresentare per il comprensorio della bassa valle esina il punto di svolta per la costruzione di una azione politica che tenda a coniugare valori etici, salvaguardia del futuro delle giovani generazioni, ricomposizione di conflitti socio-economici, salvaguardia della salute e dell’ambiente.” Ma dico agli altri lettori, ma che significa?! Qual è ‘sta svolta? E perché riguarda l’”azione politica”. E poi, quando mai c’è stato “poco interesse dalla città”, e cosa vuole costruire nella bassa vallesina ed in quanto al coniugare, ci manca solo un bel “volemosi bene” ed un “vissero felici e contenti” che, già che c’era, avrebbero fatto un effettone ancor più grande.<br />
E poi, il riferimento al garante IdV Marche che “è stato interessato” a questa faccenda (bontà sua: ma non dovrebbe essere di per sé una faccenda già in cima ai suoi pensieri?): ma forse avete deciso se è più numeroso il gruppo di votanti che vuole la riconversione rispetto ai famosi “ecologisti”? Anche se non condivido l’approccio (non si prende posizione in base al consenso che si pensa di ottenerne…), non le pare un po’ tardi a questo punto della vicenda per sapere che posizione ha preso e perché? A proposito, ma la si può conoscere questa posizione? Dica queste cose nei suoi interventi, almeno la gente ci può capire qualcosa!<br />
Rocchetti, sono faccende serie queste, che riguardano il futuro di questi territori e dei nostri figli che li abiteranno. Perciò, cerchiamo di fare bene ciascuno la sua parte. Se proprio riteniamo di dover avere una parte….( sa, non è obbligatorio averne per forza una!)<br />
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Con simpatia<br />
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TURCOMANNO<br />

Da Ivano Rocchetti riceviamo e pubblichiamo:<br />
Egregio sig.TURCOMANNO (alias ing. PUNZO Alfredo dirigente RAFFINERIA API),mi rammarica il suo modo di confrontarsi , non è la prima volta che leggo le sue logorroiche email !.<br />
Si può non condividere le idee altrui (FRUTTO DI TANTISSIMI INCONTRI CON RAPPRESENTANZE DELLA SOCIETA\' CIVILE, MONDO SCIENTIFICO ,PRUDUTTORI DI ECCELLENZE ENO GASTRONOMICHE , OPERATORI TURISTICI ECC. ECC.) ma le persone per bene nell’argomentare usano toni e termini non offensivi, lei invece si permette considerazioni “disinvolte”, senza un confronto serio con tutto quel mondo che rappresenta il tessuto pulsante e VITALE della new-economy .e soft-economy. <br />
Con le sue roboanti uscite, che di tanto in tanto ci propina, a volte fa sorgere domande del tipo : il dirigente ing. PUNZO con le sue dichiarazioni spera in una piu\' rapida carriera in azienda API? Il dubbio sorge anche a chi come me e\' cauto nel dare giudizi , si documenta, riflette e valuta bene prima di esprimersi e cosa proporre al fine di far valere il bene comune.<br />
Probabilmente lei risponde ad un’altra logica, ad altri interessi, che non posso condividere!.<br />
La sua certezza sulla bontà di quanto tenta di inculcarci il suo datore di lavoro , sembra non incontrare il consenso di ricercatori scientifici, di medici, societa\' civile, associazioni di ecc. ecc. e di quanti pensano che la salvaguardia del territorio e la salubrità dell’ambiente in cui viviamo siano fondamentali.<br />
Caro Ing. Alfredo Punzo,o forse preferisce il più anonimo sig.Turcomanno, la salute rappresenta, a mio modesto avviso, il dono più grande che ci è dato e va tutelata .<br />
La raffineria A.P.I., ( suo datore di lavoro), non valuta probabilmente le criticità giornaliere derivanti dalla propria attività industriale che hanno un pesante impatto sul territorio e sulla qualità della vita di tutta la vallesina. <br />
Infatti, nel suo commento al mio articolo si comprende benissimo che , ben altre sono le preoccupazioni dell’azienda: perseguimento del massimo profitto, nuovi insediamenti produttivi nocivi realizzabili con il sostegno di ingenti risorse finanziarie pubbliche a fondo perduto, scarsa attenzione alla salubrità degli ambienti di lavoro e dell\'ambiente.<br />
Sa certamente meglio di me, vista la sua vicinanza all’azienda petrolchimica, che la riconversione Sadam altro non è che il tentativo del suo datore di lavoro (API -OIL )di esportare nel territorio della vallesina quanto non è più possibile impiantare all’interno della raffineria per mancanza di spazi consoni all’avvio della produzione di biodiesel.<br />
Noi marchigiani siamo molto affezionati a questa terra e, rispetto agli orrori commessi nel passato come successo a Falconara Marittima per mano di coloro che politicamente le erano così vicini, vorremmo difenderla da gente come lei che non si fa scrupoli e propina con tanta leggerezza e superficialità , sciorinando ad ogni occasione lectio magistralis, insediamenti industriali altamente inquinanti.<br />
Non sta solo nella mente del Sindaco Belcecchi il tentativo di salvaguardare le maestranze espulse dal processo produttivo dell’ex zuccherificio ma, di ogni forza politica, sociale, sindacale: e se pur il confronto, a volte per la puerilità di qualcuno, ha sfiorato anche il ridicolo per affermazioni come quella “se non si fa come dico io me ne vado”, vedrà che, nonostante persone opache come lei, si riuscira\' a trovare una sintesi ed una proposta che personalmente mi auguro sia contraddistinta “da una azione politica che tenda a coniugare valori etici, salvaguardia del futuro delle giovani generazioni, ricomposizione di conflitti socio-economici, salvaguardia della salute e dell’ambiente”. <br />
So bene che per lei è incomprensibile l’affermazione di chiusura del mio articolo ma non me ne meraviglio;d’altronde da uno come lei che invece di firmarsi si nasconde dietro un ridicolo nick name che cosa ci si può aspettare! <br />