Mezza Canaja: ripartiamo riappropriandoci di una fabbrica abbandonata

sede mezza canaja 14/11/2009 - \"La città non è più la stessa. Dieci anni di Giunta Angeloni ne hanno cambiato il volto, sapendo traghettare uno sviluppo urbano fondato su turismo e agricoltura ad uno centrato sul terziario avanzato\".

Voi raccapricciate all’idea che noi vogliamo abolire la proprietà privata. Ma nella società vostra attuale la proprietà fu già abolita per nove decimi dei membri suoi: e la proprietà esiste solo in quanto non esiste per quei nove su dieci. Voi dunque ci rimproverate che noi vogliamo abolire una forma di proprietà, la quale suppone come sua indispensabile condizione di tener privi di ogni proprietà il più gran numero dei membri della società”. (Karl Marx)



La città non è più la stessa. Dieci anni di Giunta Angeloni ne hanno cambiato il volto, sapendo traghettare uno sviluppo urbano fondato su turismo e agricoltura ad uno centrato sul terziario avanzato. A livello urbanistico è stato varato il Piano Cervellati che cambierà completamente il volto del centro storico. Cantieri sono stati aperti un po’ ovunque, così come demolizioni e ri/costruzioni hanno accompagnato la quotidianità di tutti noi. La scommessa sul terziario avanzato ha saputo fronteggiare la crisi: in un periodo avaro di consumi, la politica degli eventi ha popolato il lungomare, ripopolato il centro storico e lanciato Senigallia sullo scenario nazionale; il tutto mentre le altre città delle Marche arrancavano. Tutte basi poste per la più grande sfida del futuro, ovvero quella di allungare la stagione estiva ben oltre la sua naturale durata. Senigallia prova ad immaginarsi come “città globale”. Applausi allora?

No, perché tutto questo è avvenuto con la messa all’asta del territorio. Oggi, la “belle epoque” è finita. Non c’è più nulla da progettare, c’è solo da amministrare: mansione più consona al futuro Sindaco. Gli enti pubblici senza più soldi sono diventati ostaggi dei grandi capitali o addirittura pignorati, gli spazi pubblici sono stati svenduti a ditte “amiche”, e a colpi di varianti e piani particolareggiati l’urbanistica è stata completamente deregolamentata. Guardando la “striscia di Gaza” al Cesano, capiamo immediatamente come sono lontani i tempi in cui la progettualità si concretizzava in quartieri come le Saline o il Vivere Verde.



Quest’ultimi, un’articolazione di spazi verdi, asili, scuole, esercizi commerciali, spazi sociali, case popolari e residenziali, il primo, invece, un quartiere dormitorio usa e getta. L’arte di governo della Giunta, basata sull’attrazione di investimenti privati attraverso l’agevolazione di quest’ultimi, avrebbe dovuto creare un mercato concorrenziale, aperto e pieno di opportunità per tutti. Al contrario si sono gettate le basi per la costituzione di un oligopolio di costruttori e immobiliaristi, e per la svendita dello spazio pubblico ai grandi capitali finanziari e non, rendendo, di fatto, l’azione politica pubblica completamente in ostaggio di interessi e lucri privati. Ex-Sacelit, ex-Enel, il porto, ex-liceo scientifico e Palazzo Gherardi stanno lì a dimostrarlo.



Oltre ai poli di lusso, c’è addirittura chi - senza imbarazzo - propone la costruzione di un Casinò all’Hotel Marche. In poche parole il patrimonio pubblico - sia in termini di immobili che di terreni - si è sostanzialmente esaurito, perché o ristrutturato e destinato a nuove e dubbie mansioni, o direttamente venduto al miglior offerente, meglio se di famiglia. Senigallia non è più uno spazio pubblico, ma uno spazio aperto al pubblico. Peccheremmo di superficialità se sottovalutassimo le conseguenze sociali ed economiche - presenti e future - che queste trasformazioni in sordina hanno prodotto e producono nella nostra quotidianità. Ci chiediamo, ad esempio, come sia possibile trovare una casa a Senigallia senza dover sacrificare trequarti di uno stipendio, senza fare ore di straordinari o più lavori, magari in nero. Non a caso molti giovani stanno andando a vivere nelle frazioni. Ci chiediamo come sia possibile concepire un efficace sistema di garanzie sociali, stabile, duraturo e inclusivo, quando vi è una tale sproporzione tra le capacità contrattuali del privato e quelle del pubblico.



Per costituirsi in una dimensione associativa - formale o informale che sia - si è obbligati per necessità di reperire spazi e finanziamenti, ad accettare un sistema clientelare, in quanto, la volontarietà, l’assenza di lucro, il lavoro di base e la dimensione popolare, escludono a priori ogni possibilità di affittare e mantenere immobili a prezzo di mercato. Per farlo dovremmo abbandonare ogni dimensione sociale e partecipativa ed entrare nelle logiche del business del divertimento e dell‘intrattenimento. In poche parole, non esiste più la possibilità di organizzare spazi sociali, politici e culturali senza la mediazione di favoritismi politici o delle regole escludenti del mercato. Tra le due opzioni che la miseria del presente ci offre, preferiamo - come già detto - la strada tortuosa della libertà e dell’indipendenza.



Essere autonomi dal pubblico e dal privato. L’occupazione di oggi non significa semplicemente il riappropriarci di una sede, ma allude a ristabilire i rapporti di forza e le capacità contrattuali di tutti coloro che producono la ricchezza di questa città, e che vogliono però essere autonomi dai rapporti di servitù, instabilità e ricatto che il mercato e la politica impongono. Pensiamo, infatti, che sia insostenibile che la cooperazione che le persone in questa città mettono a valore sia frustrata da una continua dimensione di insicurezza e precarietà. Sia chiaro, non ci interessa fossilizzarci sull’ideologia da centro sociale e sull’estetica dell’occupazione. La nostra speranza e il nostro desiderio sono di mettere radici, di darci stabilità e quindi progettualità.



A due mesi dalla demolizione delle ex-colonie Enel e in una città priva ormai di ogni spazio pubblico, ripartiamo riappropriandoci di una fabbrica abbandonata, di un’industria fallita, di un pezzo di territorio lasciato a marcire. Abbiamo occupato uno stabile della società “SO. DE. CO. REAL ESTATE S.R.L.”, di proprietà della “Unione Fiduciaria s.p.a.”, quindi non il frutto del sudore di un piccolo risparmiatore o di una piccola impresa, ma uno stabile in mano alla grande rendita immobiliare. Ricominciamo da qua, aprendo uno spazio della grande proprietà privata alla condivisione e alla cooperazione comune.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-11-2009 alle 16:41 sul giornale del 16 novembre 2009 - 6883 letture

In questo articolo si parla di attualità, mezza canaja, senigallia


Anche se la Senigallia cattobigotta non potrà mai capire il significato di GIUSTIZIA SOCIALE , voi cari ragazzi, più o meno ribelli, contribuite a tenere vivo un pensiero ed un idea che non deve mancare mai in una società che abbia l\'aspirazione di definirsi democratica e civile. <br />
Giustizia sociale e libertà, buona fortuna ragazzi.

Commento modificato il 15 novembre 2009

Sono d\'accordo con voi. <br />
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Senigallia è diventata una città di plastica ad uso e consumo di chi ci passa lasciando qualche euro e molte bottiglie vuote sui marciapiedi, ma non più una città per i suoi cittadini. Quegli stessi cittadini che, solo pochi anni fa\', avevano opportunità di lavoro in diversi settori tra loro facilmente sostituibili e di socializzazione (il famoso \"capitale sociale\" che ha fatto la fortuna delle Marche) e che ora fanno la fila all\'ufficio di collocamento nell\'indifferenza dell\'amministrazione drogata dai lustrini e pompata dai suoi ricchi sponsor. Città dormitorio e di wine-bar. Di hinterland ghettizzante e traffico impazzito, che nessuna complanare farà rinsavire.<br />
<br />
P.S. Ma i cittadini, l\'hanno capito?

indignato

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indignato

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I Senigalliesi capiranno quando sarà ormai troppo tardi e allora vedrai che le fila dei voltagabbana saranno molto folte, la storia si ripete in cicli continui e quello che stiamo vivendo è un periodo di transizione.

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fabio bucci

Non sono d\'accordo con voi, ritengo che il filosofo da voi citato sia un grande pensatore.<br />
Non esiste e non è mai esisistita \"purtroppo\" in nessuna parte del mondo che le applicazioni politiche del suo pensiero abbiano portato veri benefici e benessere. Ho potuto vedere con i miei occhi, il 1° Maggio del 1990 ero a Berlino est,<br />
dopo aver viaggiato per Cecoslovacchia e dopo aver toccato con mano la poverta della Polonia di Solidarnosc, sono entrato nella Germania-Ovest.Ho capito che stavo dalla parte sbagliata. Quel pensiero rimane di grande attualità ma le sue applicazioni politiche no.<br />
Tutte bocciate dalla storia e dagli uomini. <br />
Rispetto le vostre idee sulla città che vedete, anche se le mie impressioni sono molto diverse.<br />
Vi ricordo che fra pochi mesi il popolo Senigalliese sceglierà i propri amministratori. Dato che vi proponete come soggetto politico presentatevi alla città, chiedete il consenso sulle vostre idee, e il popolo deciderà.<br />
Permettetevi di dire pure che non capisco come sià<br />
possibile batteccare questa amministrazione, che<br />
spesso se non sempre, vi ha permesso di fare tutto ciò che volevate. Questo si che è un vero controsenso, potrei dire che si tratta delle famose \"parallele convergenti\"? <br />

Insomma il mezza canaja avrebbe trovato la soluzione al dilemma fondamentale della vita associata: il rapporto cioè tra libertà e potere. l\'alternativa alla compromissione con le logiche politiche del pubblico e alle dinamiche del mercato sarebbe l\'occupazione di una fabbrimercato ca dismessa, pardon, l\'apertura di uno spazio sociale autonomo. bene. ma a parte l\'analisi scontata di quello che è diventato Senigallia (grazie ad amministrazioni con le quali il mc ha intrattenuto rapporti più che cordiali e dalle quali è stato coperto e protetto), sarebbe interessante sapere quali dinamiche esistono all\'interno del mezza canaja. Ossia come si prendono le decisioni, come si provvede alla sussistenza del centro sociale, come viene regolato il conflitto o il confronto...

Una analisi interessante.<br />
Non sarebbe da gettare al vento con l\'ennesima sfilata a megafoni a tutto volume, ma da imbastire con un auditorio.<br />
Oppure con un tranquillo volantinaggio, senza bandiere, in piazza roma per più sabati e domeniche.<br />
E iniziare subito, chè le elezioni si avvicinano ed i candidati devono essere in condizione di rispondere alle legittime domande su questi argomenti.

Avete detto che non occupate qualche cosa che un cittadino si è sudato...ma occupate comunque qualche cosa che non è vostra e questa non è civiltà, ma prepotenza, voi pensate se ognuno di noi crea un gruppo e occupa aziende abbandonate in giro e ne fa la propia sede che succederebbe, ma pagate l\'affitto da qualche parte e date il buon esempio visto che parlate bene!<br />
Io la mia casa me la sono pagata a suon di sacrifici e il fatto che voi occupate quella di altri (ricchi o meno) mi fa enormemente arrabbiare!<br />
Spero che il prossimo sindaco si comporti diversamente con voi (anche se so che fate tyroppo comodo)

Mi accomuno al commeto di INDIGNATO andate al lavoare............

Cittadino

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Marx è importate ma superato.<br />
Il mondo è diverso e le politiche sociali e industriali di 150 anni fa sono completamente diverse dalla realtà di oggi. E\' importante rifletterci ma dobbiamo avere la capacità anche di vedere oltre.<br />
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Sono pienamente d\'accordo con i motivi del MezzaCanaja e sull\'occupazione dello stabile.<br />
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In bocca al lupo. Passerò a trovarvi.<br />
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\"Non sempre i ribelli possono cambiare il mondo. Ma mai il mondo potrà cambiare i ribelli\"<br />
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Alain De Benoist<br />

forse però il comune, oltre all\'edilizia popolare che non fa, potrebbe - nella prossima amm.ne - fare un minimo di edilizia anche per le associazioni (regolarmente costituite e con un minimo di soci, che cmq han da pagà qualcosa, almeno le spese ed i danni)

gennaro cutillo

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