\'China gate\': trasferiti i tre carabinieri accusati di concussione

laboratori cinesi 18/11/2009 - Trasferiti ad altri incarichi. I vertici dell’Arma hanno deciso e al maresciallo Giuseppe Tarascio e i due appuntati Michele Di Napoli e Giuseppe Malizia è ordinato il trasferimento immediato dopo gli avvisi di garanzia con cui i tre sottufficiali vengono accusati di concussione nell’intricata inchiesta “China gate”.

Lasciano la stazione di Castelplanio con amarezza i sottufficiali coinvolti nell’inchiesta denominata “China gate” sui documenti fasulli per favorire l’ingresso clandestino in Italia di cittadini cinesi. Ma i carabinieri si dichiarano innocenti, per mezzo dei loro difensori, gli avvocati Bruno Brunetti (per il maresciallo Tarascio), Giuseppe Marini (per l’appuntato Di Napoli) e Fernando Prosperi (per l’appuntato Giuseppe Malizia).

A loro carico - dicono unanimi i legali - ci sarebbero solo accuse prive di un riscontro probatorio e neppure indiziario. Si proclamano estranei ai fatti contestati e confidano nel corso della giustizia per dimostrare la propria innocenza. Sono rimasti addolorati per quanto avvenuto”.

Il maresciallo Tarascio, oltre vent’anni di encomiabile servizio nell’Arma dei carabinieri, ha sempre guidato la caserma di Castelplanio con severità e trasparenza. “Il rapporto con il comandante Tarascio e con la stazione è sempre stato franco, sereno e collaborativo - dice il sindaco di Castelplanio Luciano Pittori - conosco il maresciallo e i due appuntati, ne ho stima professionale e umana. La questione sarà certamente risolta, sono fiducioso nella magistratura. Castelplanio continuerà ad avere un punto di riferimento nell’Arma come baluardo contro la criminalità e in difesa delle istituzioni democratiche”.

Michele Di Napoli e Giuseppe Malizia si sono sempre contraddistinti per la loro abnegazione e spirito di servizio. Di recente sono stati encomiati (giugno 2008) per il loro servizio, contribuendo a fare della stazione dei Carabinieri di Castelplanio, uno dei presidi più attivi nella zona per il contrasto alla criminalità.

I fatti in giudizio - spiegano i loro avvocati Marini e Prosperi - partono da un controllo operato in un laboratorio cinese. Nell’irruzione l\'appuntato Malizia subì delle lesioni a causa della resistenza di un cittadino cinese Cheng Ruifeng, datosi alla fuga. Il laboratorio venne posto sotto sequestro, in ottemperanza alle norme di legge. E a questo seguì l\'attività presso il Tribunale di Ancona, per ottenerne il dissequestro dell\'immobile, con le condotte contestate agli altri indagati. Dong Wenlu, di cui i militari ignoravano il ruolo, si attivò con offerte di denaro verso il militare Malizia, a nome dello straniero Cheng Ruifeng, per risarcirlo, ma l’appuntato rifiutò, come anche emerso nella testimonianza di Dong Wenlu nell\'incidente probatorio. Non trovando quindi modo di poter entrare nella considerazione dei militari, Dong Wenlu (emerso poi come la figura di spicco dei laboratori cinesi nella zona) si attivò autonomamente per dare loro dei cellulari, mai richiesti dal carabiniere Malizia. Cellulari – concludono i legali - la cui cessione e/o utilizzo, in capo ai militari, non è poi emersa in sede d\'indagine. Identiche circostanze che non hanno trovato riscontro anche per il militare Di Napoli, di cui Dong Wenlu ha offerto dichiarazioni, della sua conoscenza, risultate del tutto infondate”. Sarà la magistratura a chiarire la posizione dei sottufficiali in questa complessa e scabrosa vicenda giudiziaria, che coinvolge anche professionisti, avvocati e imprenditori.






Questo è un articolo pubblicato il 18-11-2009 alle 23:39 sul giornale del 19 novembre 2009 - 1599 letture

In questo articolo si parla di cronaca, laboratori cinesi, Talita Frezzi