Festa di Cristo Re: Don Rocconi, \'Fedeli al re venuto per proclamare la verità\'

gesù 21/11/2009 - Domenica la Chiesa ha celebrato la festa di Cristo re. Il Vangelo ci presenta il dialogo di Gesù con Pilato, dialogo nel quale Gesù afferma la sua regalità: “Io sono re... Il mio regno non è di questo mondo, non è di quaggiù”.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Pilato disse a Gesù: \"Sei tu il re dei Giudei?\". Gesù rispose: \"Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?\". Pilato disse: \"Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?\". Rispose Gesù: \"Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù\". Allora Pilato gli disse: \"Dunque tu sei re?\". Rispose Gesù: \"Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce\". Parola del Signore.



Durante la sua vita Gesù aveva sempre reagito con determinazione di fronte alla proposta di presentarsi come re: infatti non voleva che lo si vedesse come un re terreno. Ma ora, davanti a Pilato non c’è più pericolo; è debole e in balia degli uomini. Ora può definirsi re. Per la situazione che sta vivendo, può far capire bene cosa significa per lui essere re. Infatti dopo il dialogo avuto con lui, Pilato fa flagellare Gesù. Poi i soldati Lo incoronano di spine, lo burlano, si prendono gioco di lui. E quindi Pilato lo presenta di nuovo alla folla: Eccolo, il vostro re. Inconsciamente dice una grande verità. E’ un re che ha il manto regale, ha la corona... ma di spine, ha come scettro una canna: gli è rimasto di salire in trono: ci salirà poco dopo, quando sarà innalzato sulla croce.


E’ qui la sua regalità. Gesù non si afferma uccidendo i nemici, non acquista il suo potere annientando gli avversari: Gesù conquista un popolo salvandolo mediante il suo sangue. Ecco la nuova regalità che Gesù propone, il nuovo potere che Gesù indica: Dare la vita, offrire la vita: “Colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell\'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti (Mt 20, 26-28).

UN RE VENUTO PER PROCLAMARE LA VERITA\'

Gesù è venuto per fondare un regno sulla verità. Dice infatti: “Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità” E Pilato si chiede: “Cos’è la Verità?”. Ma esce e non attende risposta. E invece noi la domanda ce la vogliamo fare, tanto più che i discepoli del Signore sono coloro che sono dalla parte della Verità.

a- La Verità è la Parola del Padre. E’ la Parola che con chiarezza ci indica dove sta il bene e pertanto chiede la nostra obbedienza.

b- Verità è Gesù stesso: e per questo propone la sua vita come una vita da imitare spiegando che solo se si assomiglia a Lui si è veramente riusciti, si è figlio di Dio si è veri.

c- Verità è lo Spirito Santo che è luce e guida nella via di Dio.

Essere dalla parte della verità vuol dire accogliere Gesù per quello che è. E tutto ciò ha una immediata conseguenza: chi è dalla parte del Signore è vero, riuscito, fatto bene... Essere dalla parte della verità vuol dire prendere come modello Gesù, lasciarsi guidare dallo Spirito Santo, accogliere l’amore del Padre che ci fai liberi e felici. Sì, Gesù è venuto a portare la Verità, a portare una pienezza di vita.

FEDELI AL NOSTRO RE

E noi vogliamo essere seguaci di questo re. Siamo stati conquistati non con le armi, ma con il suo amore. E siamo pieni di fiducia: i regni della terra, fondati sui soldi, sulle armi, sull’arroganza , portano alla sofferenza e alla morte. Per fortuna finiscono. Il potere di Gesù, fondato sul suo amore che dona la vita, durerà in eterno. E allora vale la pena essere fedeli a questo re: è una fedeltà che rende liberi, veramente liberi. Liberi per amare. Liberi per fare la sua strada, perchè nel camminargli dietro e nel vivere come lui la vita diventa immensamente più significativa.

Fondamentalmente il nostro re ci insegna a vivere nella carità, nel servizio, nel dono. Ci dice infatti: “Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio” (Lc 6,36-38).

Solo guardando il nostro Re, imitandolo, percorrendo la sua via... nella famiglia, nei rapporti fra gli uomini, nei rapporti fra i popoli e le nazioni, nella politica, sarà possibile costruire un mondo più sano e sarà possibile risparmiarsi tante sofferenze.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 21-11-2009 alle 16:00 sul giornale del 23 novembre 2009 - 3766 letture

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