Privatizzazione del servizio idrico, Udc: nessuno bari

acqua 4' di lettura 23/11/2009 - \"Fra le battaglie per la difesa dei diritti di tutti, contro i soliti interessi di pochi, una è per opporsi alla privatizzazione del servizio idrico. Così è posta la questione. Difficilmente si scende, nella stampa, al piano tecnico dell\'approfondimento, forse a causa della difficoltà a spiegare in modo semplice la questione, o di capirla, o per la tendenza giornalistica di cercare di semplificare tutto, con il rischio però di arrivare a conclusioni poco utili o sbagliate\".

Da qui l\'esigenza di capirne di più, ed in tal senso è stata condotta una specifica ricerca, partendo dall\'indagine Nomisma del 2009 sui servizi pubblici locali, pubblicata nel sito e dalla quale risulta che per gli attuali gestori del servizio, le tariffe sono inadeguate per effettuare investimenti e che il debito delle gestioni pregresse pesa, sull\'ordinaria gestione (pag. 24). Gli attuali gestori, che incassano le bollette del servizio idrico, sono società prevalentemente controllate da enti locali, che con fatica riescono ad effettuare gli investimenti costosi che consentirebbero di evitare gli sprechi, come per esempio è il caso delle doppie condutture idriche, che ci permetterebbero di usare l\'acqua potabile solo per gli usi alimentari e non anche per lavare l\'auto, per gli usi igienici, industriali, eccetera.



La doppia conduttura è un investimento che nelle Marche non è stato effettuato, a parte rare eccezioni, dal sistema misto pubblico privato attuale. La legge recentemente approvata, attuando i principi comunitari, prescrive semplicemente una scelta, o un sistema societario pubblico, gestito totalmente dai Comuni, o l\'individuazione, con gara, dei soci - gestori del servizio idrico, e degli altri servizi pubblici a rilevanza industriale. Il buon andamento di una gestione non dipende dalla qualità di ente pubblico o di impresa privata di chi se ne occupa, ma di come ci si occupa del servizio. Infatti, un Comune al quale interessi difendere il bene pubblico - acqua ben potrebbe, con la legge attuale, cedere, insieme agli altri Comuni associati, le proprie quote della società che gestisce il servizio idrico e con un bando ben fatto trovare un nuovo socio non solo per fargli incassare in tranquillità i proventi delle bollette, ma anche per fargli fare quegli investimenti sulla rete di cui abbiamo un grandissimo bisogno.



Il guadagno sarà in termini di minor spreco e di accessibilità ai finanziamenti bancari, per cui potrà essere diviso fra i Comuni e i nuovi soci, in modo equo, e dipende dai Comuni l\'equità o meno dei bandi. Questo accade in tutta Europa, dove nessuno grida allo scandalo per l\'idea di liberalizzare sul serio la gestione dei servizi pubblici. E\' meglio un\'idea di liberalizzazione ben gestita oppure è preferibile il sistema attuale, formato dalle società pubbliche? Pochi protestano contro la costosa frammentazione organizzativa del sistema pubblico di gestione dei servizi in house (a gestione diretta), che si articola in uffici comunali, provinciali, regionali, per la gestione del ciclo idrico integrato, oltre all\'Autorità di ambito, più o meno una per Provincia, una per l’acqua, una per i rifiuti, e via dicendo, e non finisce qui. La “filiera” continua con le società pubbliche o miste, le quali non gestiscono direttamente neppure tutte le proprie funzioni, ma ne esternalizzano a terzi una parte, allungando la catena delle scatole cinesi di un sistema che costa molto, fino ad aver fatto lievitare le tariffe senza un ritorno adeguato in termini di investimenti (tutte le ricerche lo dimostrano).



Quando ci sono di mezzo i soldi, i rischi da ponderare non sono limitati alle brame delle multinazionali che cercano di investire con il massimo profitto nel ciclo idrico integrato, ma sono estesi anche al sistema pubblico, che ha moltiplicato gli uffici e cerca spesso di gestire le società pubbliche con metodi privatistici per le assunzioni, per gli stipendi dei manager e per la trasparenza, mentre i sistemi del pubblico sono generalmente perseguiti almeno nelle intenzioni quando si tratta di ricercare il consolidamento di posizioni di monopolio. Questo modello di gestione dei servizi pubblici locali è da rivedere, ponendo una maggiore attenzione agli aspetti organizzativi e concreti, caso per caso, senza barriere ideologiche. L\'ideologia che inquina il dibattito non ci consente di vedere un dato politico preoccupante.



Alcune società pubbliche italiane del Nord hanno creato una holding centrale, che controlla con partecipazioni azionarie varie società comunali che nel territorio affidano in house, senza gara, le gestioni dei servizi idrici, a questa catena di società pubbliche, il cui anello più alto si trova lontano. Così accade che i soldi di molte bollette pagate nelle Marche a società controllate che gestiscono vari servizi pubblici finiscano a Bologna. Basta riflettere un attimo per capire che le Marche soffrono per questa situazione, che non ha certo l\'odore del libero mercato. Dobbiamo difenderla? Per evitare le rendite di posizione delle multinazionali e del pubblico, la soluzione è semplificare l\'assetto burocratico degli uffici pubblici che gestiscono i servizi e lasciare ai cittadini la scelta di eleggere amministratori più o meno interessati alla situazione reale, ossia fra una gestione del servizio pubblica al 100%, senza sprechi, o una gestione affidata ad imprese che si obblighino a potenziare la rete. Entrambe le soluzioni sono valide, purchè






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-11-2009 alle 18:44 sul giornale del 24 novembre 2009 - 3710 letture

In questo articolo si parla di udc, politica, acqua, primo gazzetti, Pri, Lista Civica Gazzetti


ma se la proprietà rimane pubblica, però la gestione è tutta privata e pure estera, che differenza fa alla fine?<br />
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e i privati (che tanto so esteri) dovrebbero fare i samaritani aggiunstando acquedotti ecc. e poi lasciare le tariffe invariate o anche abbassarle, perchè controllati?

Commento modificato il 23 novembre 2009

Giudicare partendo dalla situazione attuale è fuorviante.<br />
Diventa molto più chiaro se si vede la nuova norma come l\'ultimo passo di un lungo percorso.<br />
Chiunque abbia mai lavorato in una multiutility sa che il servizio idrico, strutturalmente in debito, veniva finanziato con gli utili degli altri servizi.<br />
Ma quando un Servizio Pubblico diventa servizio tout court, quando per Legge si impone di separare le varie gestioni, subentra la Legge di Mercato: nessun investitore si accollerebbe mai un\'impresa se non potesse portarne il fatturato a superare i costi d\'esercizio.<br />
Si possono inventare tante alchimie per diminuire i costi di esercizio (chi si accollerebbe il costo delle doppie condutture? facciamo come con la telefonia e l\'alta velocità? socializziamo gli investimenti strutturali e privatizziamo gli utili?), ma resta per il privato la necessità di fare utile: dal suo punto di vista è prioritaria rispetto al diritto di ogni essere vivente all\'acqua (o a qualsiasi altro bene primario).<br />
La socializzazione dei servizi legati ai Beni Primari assolveva tale funzione.<br />
La colpa di avere abbattuto questo caposaldo del welfare è, purtroppo, totalmente bipartisan.<br />
<br />
Roberto Ballerini




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