Monsano: un odg per l\'acqua pubblica

acqua 29/12/2009 - Il Consiglio Comunale di Monsano approva l’Ordine del Giorno sul “Riconoscimento dell\'acqua come bene comune e del servizio idrico integrato come servizio privo di rilevanza economica\".

Al termine della seduta odierna, il Consiglio Comunale di Monsano ha approvato all’unanimità l’Ordine del Giorno sul riconoscimento dell’acqua come Bene Comune, e del Servizio Idrico Integrato come servizio privo di rilevanza economica. L’Ordine del Giorno è stato redatto e presentato a cura della Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi, di cui il Comune di Monsano è socio fondatore, con il Sindaco Fioretti Presidente.

Prima degli interventi dei Consiglieri Comunali, il Sindaco ha introdotto l’OdG leggendo la relazione di Domenico Finiguerra, Sindaco di Cassinetta di Lugagnano, scelta dall’Associazione per introdurre gli altri odG sull’acqua presentati dai Comuni soci. “L\'acqua - ha affermato il Sindaco - è considerata da taluni soggetti economici, le multinazionali in primis, come una merce preziosa, al pari del petrolio o dei diamanti. Questo processo di mercificazione, complice l’economia globalizzata, sta cambiando la definizione di acqua da bene pubblico a proprietà privata, una merce che si può estrarre e commerciare liberamente. Un processo pericoloso, che deve trovare un processo di segno opposto, che punti a mantenere inalterata la natura dell\'acqua e a riaffermare il diritto all\'acqua come un diritto naturale, che vada oltre il riconoscimento del legislatore, in quanto legato alla natura stessa dell\'uomo”. Il diritto all\'acqua, che risulta un\'estensione del diritto alla vita affermato dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, riflette l\'imprescindibilità di questa risorsa relativamente alla vita umana.

Pur con la risoluzione del Parlamento europeo del 15 marzo 2006 che ha dichiarato “l’acqua come un bene comune dell’umanità”, chiedendo la garanzia di accesso alle popolazioni più povere entro il 2015 “… in maniera quasi clandestina – ha concluso Fioretti - , in totale assenza di un doveroso dibattito politico e pubblico, e mistificando la realtà, spacciando la decisione come imposta dall\'Europa, il 9 settembre 2009, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge che modificando l’articolo 23 bis della Legge 133/2008, non solo apre la strada alla privatizzazione dell\'acqua (di fatto già realizzata con pessimi risultati in molte parti d\'Italia) ma la rende obbligatoria. Infatti, la modifica apportata prescrive l\'affidamento ai privati del servizio idrico tramite gara. Prevedendo che le quote di partecipazione del pubblico ad eventuali società miste non possano superare il 40%. La novella legislativa annulla così i margini concessi alle amministrazioni locali dall\'art. 23 bis della legge n.133/2008, che consentiva di mantenere la gestione “in house” nei servizi fondamentali come l\'acqua. Un decreto palesemente incostituzionale, perché getta le basi per la mercificazione di un diritto individuale irrinunciabile. Di fatto, gli Enti Locali vengono espulsi per legge, non solo dalla gestione del servizio idrico, bensì di tutti i servizi pubblici locali, tra cui il trattamento dei rifiuti e il trasporto pubblico locale. L\'attacco ai beni comuni che si apre con questa decisione deve vedere gli Enti Locali, e i Comuni in particolare, protagonisti di una mobilitazione politica e culturale, a partire dai territori e dai cittadini che li abitano”.

Con L’Ordine del Giorno approvato, il Consiglio Comunale si impegna a costituzionalizzare il diritto all\'acqua, attraverso le seguenti azioni: • riconoscere anche nel proprio Statuto Comunale, mediante strumento referendario, il Diritto Umano all\'acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico; • confermare il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico integrato e che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà; • riconoscere anche nel proprio Statuto Comunale che la gestione del servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, e quindi la cui gestione va attuata attraverso gli Artt. 31 e 114 del d.lgs n. 267/2000.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-12-2009 alle 12:45 sul giornale del 30 dicembre 2009 - 1677 letture

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