L\'Assessore Conti: \'Palazzo Pianetti, ritrovata la casa della cultura\'

Assessore alla cultura Valentina Conti 4' di lettura 24/01/2010 - Ci sono voluti 800.000 euro, progetti tempestivi e decisioni forti per intervenire su Palazzo Pianetti, che stava crollando e metteva a rischio la Pinacoteca civica con i suoi tesori e preziose opere d’arte. Ma l’amministrazione ce l’ha fatta e adesso si guarda al futuro con idee nuove per rendere Palazzo Pianetti la casa della cultura in città.

Ne abbiamo discusso con l’assessore alla cultura Valentina Conti, che al suo arrivo agli scranni del consiglio comunale ha dovuto subito fare i conti in tasca all’amministrazione per capire come intervenire e salvare uno dei contenitori culturali più importanti della città.

“Nel 2007 quando mi sono insediata, Palazzo Pianetti crollava - ricorda l’assessore - c’erano lesioni gravi al tetto, infiltrazioni e danni alla struttura che mettevano a rischio la Pinacoteca”.


Il Comune è intervenuto subito?
“Si in quel caso c’è stata molta tempestività. Non potevamo correre il rischio di chiudere la Pinacoteca, un gioiello di Jesi e una delle più belle e ricche Pinacoteche della regione. Abbiamo reperito fondi comunitari e messo mano alle casse comunali e siamo riusciti a far partire i lavori, in primis per ripristinare la copertura. Poi, siamo passati agli infissi, alle facciate, all’androne e al giardino, fino al completamento dell’opera. A dicembre, l’attesissima consegna”.

Con una novità che riguarda la Galleria d’Arte contemporanea?Esattamente, siamo riusciti a riaprire la Galleria d’arte, allestita nell’appartamento ottocentesco al secondo piano, che nel frattempo si è arricchita di molte nuove opere d’arte dei principali artisti contemporanei”.

Cosa possiamo ammirare nella Galleria?La collezione (oltre 600 pezzi) vanta un ricco gruppo di opere che vanno dalla seconda metà dell’800 ai giorni nostri. Il nucleo più significativo nasce da opere giunte in sede grazie a Orfeo Tamburi che nel 1964 donò alla Pinacoteca 54 tra i suoi disegni, acquerelli, guazzi e stampe del periodo 1948-1963. Ed è proprio a Orfeo Tamburi, nel centenario della nascita, che dedicheremo quest’anno una grande mostra”.

Altre recenti acquisizioni?Una scultura di Edgardo Mannucci, un dipinto di Tamburi, una tela di Joanpere Massana, le tre “Parche” di Simona Bramati e la tela “Nel bosco, preziose” di Leonardo Cemak”.

Come vede l’assessore alla cultura Palazzo Pianetti d’ora in avanti?Lo vedo come un luogo vivo, pieno di gente che ci viene e partecipa agli eventi. Ritengo che luoghi come questo, come la Biblioteca e il teatro, vadano desacralizzati per renderli Palazzi della cultura e non musei”.

Quali altri progetti attorno alla Pinacoteca? “Certamente la sistemazione dello spazio sotto alla Pinacoteca che ospitava il circolo dei Reduci e che vorremmo far diventare uno spazio espositivo permanente e che inaugureremo per l’autunno. Ora che la Salara di Palazzo della Signoria diventerà uno spazio di pubblica lettura, partiremo con un progetto all’avanguardia, per cui abbiamo preso spunto da studi architettonici in Olanda”.

I primi candidati a inaugurare lo spazio permanente? “Ne abbiamo molti per la verità, ma di sicuro non mancheremo di ospitare due giovani artisti di Jesi, Andrea Silicati e Fabrizio Carotti, finalisti al prestigioso Premio Terna”.

E per il bellissimo giardino? Stiamo cercando le specie arboree del ‘700 che erano nell’allora garden settecentesco e le ripianteremo in primavera per ricrearlo com’era anticamente. Forse cercheremo il coinvolgimento delle scuole”.

Mostre in arrivo, ma anche una particolarmente interessante, bocciata sul nascere… “Per me è un dolore ammettere che in effetti questo progetto che condividevo con entusiasmo con le mie due dirigenti – Loretta Mozzoni e Rosalia Bigliardi – non è stato accolto favorevolmente dal Cda che si occupa di gestire gli eventi per i 300 anni della nascita di Pergolesi. Avevo in mente una mostra su Pergolesi in chiave moderna, da vivere come una passeggiata tra Palazzo Pianetti-Palazzo dei Convegni e San Bernardo in un percorso ben strutturato. Significava restituire le vere atmosfere del teatro del ‘700 alla città e a una cultura non più elitaria. Ma vuoi per deficit di bilancio, vuoi per i tagli al Fus o per non so cosa, il progetto è stato bocciato. Rispetto il parere del Cda, ma per me è un’occasione mancata, un tentativo di lasciare la musica di Pergolesi a una fetta elitaria di pubblico”.








Questa è un'intervista pubblicata il 24-01-2010 alle 16:46 sul giornale del 25 gennaio 2010 - 2122 letture

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