Oltre la logica del visibile: l\'Archeologia dei sentimenti

3' di lettura 12/02/2010 - Il filosofo anglo-americano Max Black pubblicò negli anni ’70 un saggio sulle implicazioni concettuali dei termini “raffigurazione” e “rappresentazione”.

Quello che potrebbe in prima analisi apparire come un ozioso accanimento dialettico, ovvero quel “..prurito che spinge il filosofo a lambiccarsi su ciò che non appare problematico ad altri”, è in realtà un argomento col quale, più o meno consapevolmente, ogni fotografo è tenuto a confrontarsi ogni volta che si accinge a produrre uno scatto. Se non si riesce ad accettare l’idea che un’immagine possa raffigurare (o ritrarre) qualcosa e al contempo rappresentare (o significare) tutt’altro, diviene problematico comprendere come per Cavalli la “pallina” non sia solo una pallina, e come per Giacomelli il paesaggio non sia solo un paesaggio. Al contrario, non precludendo alla fotografia potenzialità espressive aggiuntive alla sua intrinseca (quanto illusoria) funzione documentaria, si possono aprire infiniti spazi di ricerca e inconsueti orizzonti creativi.


Rientra allora nell’ambito del “possibile” fotografare un sogno, un sentimento, un suono, un profumo, un frammento di memoria, un’emozione, un tempo perduto, e tutto ciò che in sostanza non appartiene alla consueta dimensione del visibile, anche senza ricorrere ad astrazioni esasperate. In questi spazi mentali da sempre si muovono i grandi fotografi senigalliesi, a partire dai sopra citati Cavalli e Giacomelli, e nel medesimo versante di ricerca ha operato per oltre un decennio il gruppo de “I Fotografi del Manifesto” con le sue “verifiche”, di cui lo stesso Carli è stato (ed è) il principale animatore culturale. Come l’archeologo che scava, e da oggetti consunti, frammenti logorati dal tempo, sapientemente individuati, trattati e interpretati, riporta alla luce civiltà sepolte, allo stesso modo Enzo Carli opera con la sua fotografia.


Egli pone l’occhio, ancor prima del suo “medium congeniale” (lo strumento fotografico), in sintonia con la “zona d’ombra” del proprio essere, alla ricerca -nella dimensione del visibile- degli equivalenti simbolici , delle “tracce” e dei “reperti” del suo universo emozionale, che rielaborati, ricostruiti, rigenerati nella loro valenza evocativa, restituiscono l’essenza fruibile di queste entità, i sentimenti, che sfuggono alla logica lineare del tempo. Appartengono al passato ma vivono nel presente, oppure appartengono al presente ma affondano le radici in eventi lontani. Li si potrebbe definire “residui non volatili dello scorrere del tempo”, in quanto è nel loro persistere la differenza sostanziale tra essi stessi e le emozioni. Lo si può ben vedere, questo microcosmo di sentimenti, materializzarsi nello scorrere delle immagini di Enzo Carli. Sentimenti lievi, ma anche struggenti, nostalgici, intrisi di situazioni affettive riconducibili ora alla famiglia, ora ai luoghi del passato, ora all’infanzia; passioni e pulsioni erotiche, e ancora il sentimento della natura e il compiacimento della solitudine, accentuato dall’atmosfera crepuscolare che avvolge gran parte delle immagini.


Dopo anni di sperimentazioni volte ad abbatterne i limiti, le soluzioni linguistiche adottate da Carli in questa sua “Archeologia dei sentimenti” appaiono improntate alla sobrietà; gli scatti assumono i caratteri dell’istantanea, quasi una rivalutazione dell’”attimo rubato”, irripetibile, che può concorrere e coesistere in piena dignità con l’immagine “studiata”. Questo fare apparentemente documentario assume talvolta i tratti di un taccuino in cui si susseguono annotazioni istantanee e profonde riflessioni su un viaggio che può svolgersi qui a due passi come in mondi lontanissimi , ma egualmente fantastico e denso di sensazioni, poiché, come ebbe a dire Marcel Proust, “un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi”








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-02-2010 alle 16:19 sul giornale del 13 febbraio 2010 - 1410 letture

In questo articolo si parla di cultura, fotografia, enzo carli


Articolo straordinariamente interessante... A quale delle opere di Black fa riferimento? <br />
Grazie.




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