Settimana di solidarietà agli Zapatisti, Ya Basta promuove iniziative in diverse città italiane

Zapatisti 13/03/2010 - Settimana Internazionale di Solidarietà agli Zapatisti e all’EZLN–. L\'Associazione Ya Basta promuove iniziative in diverse città italiane.

In questo 2010 il capitalismo selvaggio torna a mostrare la sua codardia e violenza in tutto il mondo, distruggendoci con crisi economiche e sociali, colpendo sempre le stesse persone: migranti, operaie, donne, contadine, indigeni. Coloro che stanno in basso. Viviamo in Europa ed è qui che resistiamo, è qui dove cerchiamo di vivere con dignità e riappropriarci di ciò che è nostro. Partiamo dalla nostra quotidianità, dalla nostra creatività, dalla nostra disobbedienza a quello che ci viene imposto: sappiamo che possiamo costruire altri modi, altri mondi che ci contengano tutti. In questo 2010 il capitalismo in Chiapas colpisce forte. Imprese senza scrupoli e governanti codardi vanno a braccetto, calcolando cosa possono guadagnare dalla distruzione e dall’inquinamento della biodiversità naturale e appropriandosi e vendendo la ricchezza culturale dei popoli indigeni. Il tutto per il loro lucro personale.



Quest’anno ricorrono i 100 anni della Rivoluzione Messicana. E continuano ad essere quelli dal basso, come 100 anni fa, che disturbano i piani del capitalismo: i popoli indigeni, le contadine, le migranti, le operaie. Quest’anno ricorre anche il 16° anniversario del Levantamiento zapatista. Gli zapatisti si sono mostrati al mondo il 1° gennaio 1994 per ricordare che tutti abbiamo il diritto a tutto, che si possono costruire alternative a tutto e che il fiore della parola non morirà. Per tutto questo tempo, gli zapatisti hanno costruito nelle loro comunità diversi sistemi di salute, educazione, commercio, giustizia, cultura, agricoltura ecc. Gli zapatisti rappresentano, oggi come oggi, l’esperienza di governo e territorio autonomo e autogestito più grande, più duratura e forte dell’ultimo secolo. Le donne zapatiste, nostre compagne, dimostrano ogni giorno che è possibile una vita senza capitalismo, una vita costruita collettivamente e per la comunità. Ma il 2010 in Chiapas non solo colpisce forte l’economia e la società.



Mentre l’autonomia zapatista continua ad avanzare per tutti in ogni luogo, il malgoverno federale e del Chiapas non smettono di attaccare e minacciare la continuità di questa alternativa. E sono molte le aggressioni e le violenze che vengono portate avanti (San Sebastián Bachajón, Mitztón, Bolom Ajaw, etc.). Aggressioni, violenze e minacce che si uniscono alla liberazione dei paramilitari di Acteal, rei confessi del massacro, e al riarmo e ricostituzione, più forte e con più risorse, di gruppi paramilitari – formati, addestrati e finanziati dallo stato messicano – che, in un clima di assoluta impunità, continuano ad attaccare le basi d’appoggio zapatiste. E se questo non fosse sufficiente, gli zapatisti stanno anche fronteggiando la campagna mediatica del governo chiapaneco, che vuole che le Giunte del Buon Governo si integrino nello stato e scompaiano. Un governo che afferma di rispettare i diritti dei popoli indigeni, mentre incarcera e uccide i dissidenti sociali e plaude alla liberazione dei paramilitari.



Un governo che realizza strade, progetti “eco turistici”, dighe, “programmi sociali” e “riserve della biosfera” senza consultare le comunità, senza rispettare le loro parole. Un governo che sgombera con violenza, che minaccia e attacca, che nega i diritti civili e che vende le sue azioni come “piani di sviluppo”: verso maggior violenza, meno diritti e nessuna natura in Chiapas. Dall’Europa vogliamo gridare che gli zapatisti non sono soli. L’ambizione e l’avarizia di coloro che vogliono un mondo impoverito e consumato solo per pochi si scontra con la degna rabbia di coloro che credono in alternative sostenibili per tutti. Altri modi, come quelli che costruiscono gli zapatisti in Chiapas e come quelli che costruiamo in Europa con le nostre lotte, perché, mentre lo sviluppo genera violenza, la parola tende ponti. Perciò in questa settimana, in Europa e in molti altri luoghi del pianeta, tendiamo un ponte al Chiapas e mandiamo questo abbraccio solidale alle comunità zapatiste in resistenza. Per ricordare agli zapatisti che non sono soli. Sappiamo che unite possiamo liberarci dei potenti e continuare a camminare insieme, autonome e diverse verso quel mondo che contenga molti mondi.



Dai malgoverni non vogliamo niente, perché a loro non riconosciamo niente. Alle persone e ai collettivi in basso a sinistra, un invito: a constatare che possiamo vivere senza il capitalismo, a non perdere la speranza e il sorriso, a creare altri mondi, altri modi. Alle zapatiste, forza e salute per continuare la lotta. E la promessa di un ballo: il nostro, della vittoria.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-03-2010 alle 12:21 sul giornale del 15 marzo 2010 - 761 letture

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