Marcello Mariani lascia i Verdi

marcello mariani 29/03/2010 - Marcello Mariani, assessore all'ambiente della Provincia di Ancona, scrive al Presidente Angelo Bonelli, Federazione Nazionale Verdi, al Commissario Gianluca Carrabs, Federazione Verdi Marche ed al Presidente Roberto Primavera, Associazione Verdi Senigallia.

Le cose che dovrò comunicarvi sono per me motivo di grande travaglio interiore: decisioni maturate nella consapevolezza che l’attuale situazione non permette, a nessuno di noi, di rimanere spettatore del generale disastro politico e democratico di cui siamo forse anche responsabili. In tutta la mia vita ho creduto, aderito, militato e tenuta in tasca la tessera di un solo partito, un partito che, fin qui, non aveva mai cambiato né nome, né simbolo, né appartenenza: i Verdi. Per i Verdi sono stato eletto la prima volta ormai più di vent’anni addietro. Per i Verdi ho ricoperto i ruoli di consigliere circoscrizionale, comunale, provinciale, di amministratore nominato in vari enti, di presidente e amministratore delegato di società pubbliche e, oggi, di assessore provinciale all’ambiente (credo uno dei pochissimi che i Verdi oggi esprimono in tutte le province italiane). Dai Verdi ho, quindi, anche avuto molto. A volte riconoscendomi nella linea politica nazionale e territoriale; a volte – con la, sinora, sempre vivace ma democratica dialettica interna – identificandomi nelle mai asfittiche minoranze di partito. Ora, tutto questo non è più reso possibile. Dopo l’ultimo congresso di Fiuggi, nel mio ruolo attuale, per le grandi difficoltà politiche e di tenuta della democrazia del Paese avevo sperato, per i Verdi, nel mantenimento del confronto tra mozioni (numericamente praticamente equivalenti) e in una conduzione democratica e partecipativa di tutti i livelli di partito. Così, purtroppo, non è stato.


La Federazione dei Verdi delle Marche è stata commissariata (con una semplice e-mail) appena un’ora prima che l’esecutivo regionale si riunisse per pretendere quella collegialità decisionale che, appunto dopo Fiuggi, era ormai completamente venuta meno. L’assessore regionale Gianluca Carrabs (con il quale, si badi bene, ho per lungo tempo, e fino a Fiuggi, collaborato), per le elezioni regionali 2010, aveva intessuto alchimie politiche in così totale autarchia e senza rendere edotto nessun livello territoriale (e forse neanche se stesso) di scelte e desiderata su improbabili apparentamenti (da brivido, per un ambientalista, e per fortuna tutti svaniti), che si potevano apprendere, di giorno in giorno, solo attraverso la lettura dei giornali. E al fine, proprio l’artefice dell’assoluta autoreferenzialità è stato nominato commissario di quella federazione regionale che chiedeva pluralità: un ossimoro democratico! Una situazione, forse, anche formalmente rispettosa delle norme interne, ma che ha fatto venire meno un pilastro, anzi il pilastro fondativo dei Verdi: la democrazia interna. Una situazione che ha allontanato tutta un’area politica storicizzata dell’ambientalismo alla quale mi sento di appartenere, quella che da vent’anni a questa parte aveva garantito la rappresentanza politica, con assessori e consiglieri eletti, nel consiglio regionale marchigiano. Una situazione che, al fine, ha costretto il commissario quasi a raffazzonare candidature regionali pur che siano, con alcuni nomi certo rappresentativi, ma altri che poco hanno a che vedere con la storia anche recente dei Verdi. Allego, tanto per far capire a cosa mi riferisco, un elenco delle candidature direttamente consegnatomi dal commissario il 9 febbraio, a meno di due settimane dalla presentazione delle liste regionali. Di quei nomi inseriti nelle 42 caselle riferite ai cinque collegi regionali, alla resa dei fatti solo in 12 accetteranno di candidarsi. Diversi di quei nomi, li ritroveremo poi sì candidati alle regionali, ma in altri partiti.


Alla fine, malgrado gli accorati appelli in tal senso del presidente nazionale, un’intera classe dirigente dei Verdi (ex parlamentari, ex amministratori, assessori in carica) declinerà l’invito a candidarsi, con forte perdita di riconoscibilità territoriale nei collegi. E in questo quadro, certo spicca l’assenza della candidatura dell’assessore regionale uscente dei Verdi. Con tali prodromi temo che, per i Verdi, la tornata elettorale regionale (che rischia, a mio avviso, di registrare livelli d’astensionismo come neanche nell’Iraq sotto le bombe) potrebbe mutarsi in una sconfitta di dimensioni tali da azzerare interamente una storia politica locale, che ha visto i Verdi nascere qui, e qui esprimere la migliore classe politica, anche nazionale. Ben altro è stato il metodo messo in campo dai Verdi per le elezioni comunali di Senigallia: una linea politica approvata collegialmente; una candidata alle primarie di coalizione (vere) individuata da più partiti in una persona di grandi capacità espressa proprio dai Verdi (che, malgrado l’ottimo risultato personale ottenuto, viene sottoposta addirittura ad un doppio giudizio degli elettori: là niente, qui troppo); una posizione del segretario dell’alleato PD locale, rispetto al discutibile “laboratorio” regionale, decisa e coraggiosa e da chi scrive apprezzata. In poche parole, un normale esercizio di democrazia, al quale certo mi sento di appartenere.


Per queste motivazioni – e perché ormai divenuto per me insopportabile, dopo la controprova di politiche ed europee, il dover assistere all’ennesimo perseguimento di lucide azioni di dispersione del voto – ho ritenuto già il mese addietro, e per la prima volta dopo molti lustri, di non poter continuare a tenere in tasca quella ormai troppo velleitaria tessera dei Verdi, che qui agiscono nella perfetta antitesi politica dei loro omologhi francesi. Ma sarà l’esito del risultato elettorale, a fare chiarezza su quest’ultimo aspetto. In tale contesto – anche per non essere confuso nell’imperante sistema del cambio di casacca politica in corsa – mi sono imposto di non rendere pubblica, in campagna elettorale, la mia tribolata scelta personale per non rischiare di creare possibili distorsioni del risultato dei voti: non sono avvezzo alla pratica dell’avvelenamento dei pozzi e non voglio essere assimilato a metodologie che non mi appartengono. Ma neanche venire associato alla scientifica eutanasia dei Verdi marchigiani posta in atto o assumerne correità. Nella convinzione che una rappresentatività ambientalista “oltre” gli steccati possa al fine risultarne eticamente corroborata, sottoporrò comunque alla Presidente della Provincia di Ancona le valutazioni del caso.

La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Il primo di fronte a come vanno le cose, il secondo per cambiarle. (Sant’Agostino)



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candidati collegi...






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-03-2010 alle 15:01 sul giornale del 29 marzo 2010 - 760 letture

In questo articolo si parla di verdi, elezioni, marcello mariani, politica, candidati collegi


Come dare torto all'assessore Mariani. <br />
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"Sarà l’esito del risultato elettorale, a fare chiarezza su quest’ultimo aspetto." infatti i Verdi rispetto alle regionali del 2005 hanno perso il 50% (CINQUANTA PERCENTO) dei voti.<br />
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Infatti nel 2005 hanno avuto 25.666 voti, nel 2010 12.641. Questo è il risultato quando si fanno PAROLE invece di FATTI. <br />
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La perdita di 12.000 voti qualcosa vorrà dire. Forse.<br />