Massaccesi: la Jesi che non mi piace

Daniele Massaccesi 14/05/2010 - La Jesi che non mi piace – e qualche cosa d’altro -. Da troppo tempo si respira un’aria (e la Sadam non c’entra, in questo caso) che non mi piace, fatta di oscurità, di cose non dette, di verità celate, di segreti quasi inconfessabili, di accordi strani.

La Jesi che non mi piace è la città in cui il Consiglio Comunale, che pure sovvertendo una maggioranza “pre-costituita” arriva a decidere una linea ed un comportamento non graditi al Sindaco, vede il Sindaco farsi beffe di proprie decisioni. La Jesi che non mi piace è quella coperta da una melassa in pura-salsa di vecchia politica, a volte, e spesso secondo convenienza, troppo tendente alla ricerca di mediazioni e di equilibrismi, un po’ avvolgente, molto sfuggente, qualche volta invece prudente, spesso suadente. La Jesi che non mi piace è quella che non protesta, che non grida, che non fa sentire la sua dolorosa insofferenza contro una sorta di regime che la opprime, è quella che si lamenta sottovoce, quasi scusandosi, spesso attaccando “chi comanda” ma ritraendosi quando bisogna farlo direttamente.

La Jesi che non mi piace è quella attuale, un po’ stanca e sonnacchiosa, coperta di polvere e piena di buche (che non sono solo quelle stradali), è quella che ha rinunciato al suo ruolo ed alle sue prerogative, in nome di non si sa che cosa. La Jesi che non mi piace è quella iper-laicista e troppo buonista, con il vezzo di inglobare e di accogliere ma con il vizio di emarginare e di settorializzare, così nello stesso tempo mostrandosi compassionevole ed amorevole verso tutti ma, in realtà, capace di allontanare sempre qualcuno, è quella che si vergogna delle proprie radici, anche cristiane, e delle proprio tradizioni, è quella che si lega ad immagini stereotipate di una falsa accoglienza. La Jesi che non mi piace è quella che parla più di diritti (di qualcuno) ma meno di doveri (di tutti), che si dimostra insensibile al colloquio ed al confronto, che si isola e che non riesce a programmare e ad andare avanti.

La Jesi che non mi piace è quella in cui i giovani non si lamentano di quello che avviene in città, di un futuro incerto, di una città “svenduta” per una manciata di girasoli, di decisioni prese senza la necessaria riflessione ed un idoneo supporto tecnico a conferma delle stesse, di un territorio svilito ed abbandonato, di “mails” di protesta che non sono arrivate, di un disinteresse e di un silenzio preoccupanti. La Jesi che non mi piace è quella arrogante dei nostri amministratori, forti solo di “numeri” e di anni di “governo cittadino”, e convinti come sono di aver ormai instaurato un “regime”, a cui troppi sono assuefatti. La Jesi che non mi piace è quella attratta da progetti quasi faraonici od ipertecnologici ma poco attenta ai piccoli problemi quotidiani, forse poco d’immagine ma molto sentiti dai cittadini, incapace di trovarvi soluzione, senza una visuale complessiva, è quella che non riesce a vedere ed a “vedersi”, per cambiare e per “cambiarsi”. In meglio: questa è la speranza per una Jesi migliore, con una classe dirigente nuova, non amica solo di qualcuno o più di qualcuno, anche per convenienza, ed animata solo da correntismo e da visibilità, magari anche fuori dagli schemi classici, ma con la voglia di dare un messaggio di reale possibilità di cambiamento, con la individuazione di una visuale generale e complessiva.

È difficile, ma bisogna provarci, servono però nuovi entusiasmi, e forse una immagine nuova anche per il PDL, auspicando che questa formazione nazionale, per rivalità diverse, non imploda, e che sia magari meno attenta a correntismi, a personalismi, a “legittimi impedimenti”, a divagazioni su temi un po’ astratti ed a volte astrusi, anche perché lontani dal comune sentire, ed a dichiarazioni strampalate, che tanto male fanno a questo partito, e più attenta ai problemi reali ed alle difficoltà quotidiane dei cittadini, con il perseguimento di obiettivi concreti, e di posizioni sentite, previa una riaffermazione di credibilità: è un partito che deve riacquistare la capacità e la voglia di indignarsi davanti a tanti scempi commessi, e sotto gli occhi di tutti, adottando misure concrete e ferme anti-corruzione.


da Daniele Massaccesi
Popolo delle Libertà – PDL




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-05-2010 alle 16:00 sul giornale del 15 maggio 2010 - 1322 letture

In questo articolo si parla di politica, jesi, Daniele Massaccesi, Popolo delle Libertà – PDL


marino marini

se questa jesi che lei proclama a citta' che non fa nulla e che rimane immobile alle problematiche non le piace, perche' non cambia citta'?

Ottimo e coraggiosissimo sistema di risolvere i problemi. Scappare da un problema e' leggermente da vigliacchi, per cercare di risolverli invece ci vogliono gli attributi.<br />
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Voglio solo sperare che lei appartenga alla categoria di quelli che i problemi cercano di risolverli, anche se il suo suggerimento "suggerirebbe" il contrario.