Gianangeli: a Jesi serve davvero qualcosa di nuovo

Massimo Gianangeli, Comitato per la tutela della salute e dell'ambiente in Vallesina 11/06/2010 -

Lettera aperta Massimo Gianangeli al Sindaco di Jesi Fabiano Belcecchi.



Preg.mo Sig. Sindaco

(non vorrei partire subito con brutte figure, ma penso si possa continuare a chiamarLa così anche durante questa fase dimissionaria) mi permetto di rubarLe qualche minuto del suo preziosissimo tempo, sicuramente piuttosto occupato in questi giorni, per scriverLe queste poche righe, al solo fine renderla partecipe, se vuole, di alcune semplici riflessioni. Parto da un episodio accaduto circa un anno e mezzo fa, perché lo ritengo, alla luce di ciò che sta succedendo a Jesi in questi giorni, piuttosto significativo. Forse non se lo ricorda, ma il 22 novembre 2008, Lei aveva convocato presso l’Aula Consiliare del Comune di Jesi una riunione congiunta della Commissione Politica e della Commissione Tecnica del Comune sulla questione Sadam, unitamente ad alcuni tecnici dell’Azienda. Eravamo ancora agli inizi della vertenza, ma già la tensione in città era piuttosto alta. Forse si ricorderà che Lei aveva intenzione di fare quella riunione a porte chiuse, senza pubblico. Ma trovando in Sala numerosi cittadini già sul posto mezz’ora prima, per altro muniti di telecamera e registratori, ha deciso giustamente di lasciarci ascoltare quel confronto. In quella sede, mi creda, fremevo nel sentire alcuni tecnici dell’Azienda o della Commissione Tecnica proferire affermazioni piuttosto facilmente smentibili (come poi abbiamo dimostrato al forum tecnico) senza avere la possibilità di controbattere, almeno per qualche minuto, alla notevole mole di informazioni abbastanza fuorvianti o poco complete che venivano date. Al termine di quella lunga riunione, venni da Lei, e fra le diverse cose che le dissi, mi ricordo una frase, che forse in questi giorni le sarà ritornata in mente: “Signor Sindaco, guardi che su questioni come questa, tenendo posizioni come le sue, ci cadono le maggioranze, ci si può andare anche a casa, e comunque, diventa difficile governare una città..”.

Lei mi rispose molto convintamente: “Non ti preoccupare, non casca niente…!!!”. Perché le ricordo questo episodio? Sicuramente non per uno sterile “Te l’avevo detto!” degno solo di persone insicure o poco motivate. Ma solo ed esclusivamente per mettere in evidenza quanta convinzione e determinazione ci sono nel voler raggiungere il nostro obbiettivo di fermare questa riconversione proposta dalla Eridania e di tutelare la salute ed i diritti nostri e dei nostri figli. Assieme agli altri amici del Comitato Tutela Salute e Ambiente Vallesina, siamo persone estremamente determinate che non hanno nulla da chiedere né da perdere.

Ecco perché Sig. Sindaco, siamo arrivati fin qui. Ecco perché non ci siamo fermati neanche davanti a possibili gravi ripercussioni sulla Amministrazione politica della città. Non pensi che sia stato facile decidere di andare comunque avanti, anche se per i nostri obbiettivi di tutela dei diritti si rischiava di poter arrivare a dove siamo arrivati oggi. Non pensi che sia stato facile sostenere le responsabilità personali sempre più grandi che tali decisioni hanno portato. Ma alla fine, non abbiamo mai esitato a continuare, ad unirci con chi condivide la nostra battaglia (senza preclusioni ideologiche o partitiche) ed ad andare contro chi invece continua a “sostenere l’insostenibile” (ancora, senza sconti ideologici o partitici). Fino ad arrivare (e se necessario ad andare ben oltre) alla profonda e lacerante crisi politica di oggi, con un Consiglio Comunale che ormai ha dimostrato almeno tre volte di non riconoscersi nelle sue decisioni. E tutt’e tre le volte, su questioni cruciali. Non le nascondo che non è stato per me per nulla piacevole mettere il Sindaco della mia città così in difficoltà. Non mi è piaciuto per niente essere stato costretto a metterLa troppe volte, documenti alla mano, in estremo imbarazzo davanti a decine di cittadini.

Mi creda, Sig. Sindaco, non è nel mio carattere e quindi ero profondamente a disagio quelle volte in cui il Sindaco della mia città arrossiva dopo la pubblica lettura di un documento che smentiva quello che Lui aveva detto pochi minuti prima. Non è stato facile vedere la sua faccia al forum civico davanti a 300 persone quando leggevo da chi erano stati condivisi gli spin off all’Università; o al confronto all’Acli di San Giuseppe, o al forum tenuto nella Redazione di un noto quotidiano locale, dove ha dovuto subire pubblicamente davanti ai giornalisti, l’annuncio dell’Esposto da noi presentato alla Procura, atto che siamo stati costretti a compiere, perché alle domande che abbiamo posto per mesi e mesi sulla situazione fuori controllo, purtroppo (e sottolineo con estremo dispiacere questa parola) Lei non ci ha mai risposto adeguatamente, per cui adesso gliele abbiamo fatte porre da un Giudice. Mi permetta di esternare una certa mia ammirazione nei suoi confronti: personalmente, non avrei retto, e se fossi stato al suo posto, avrei sicuramente cambiato le mie opinioni ben prima, oppure mi sarei dimesso. Non ce l’avrei fatta… Non ho davvero una simile caparbietà. Mi ricordo la scena di un cittadino che nel novembre del 2008, in occasione del dibattito organizzato al PalaConvegni dai ragazzi di JesiAttiva, pacatamente, le chiese di dimettersi dopo la serata.

Ecco, Sindaco, non so come ha fatto, io sarei scappato lontano dopo tutti questi episodi… Ma oggi, la domanda che si fanno in molti è: Dove vogliamo arrivare? Dove dobbiamo arrivare? Oggi Lei, dimissionario, si sta riproponendo per salvare la sua legislatura con un allargamento della maggioranza. Oggi Lei sta chiedendo un appoggio a persone, movimenti, Consiglieri, che fino all’altro ieri erano oggetto di ferocissimi attacchi da parte sua, del suo Partito, della sua Giunta. O che, da dentro la maggioranza, si sono opposti in maniera palese ed inequivocabile ad alcune sue scelte. Pensi che se otterrà tale appoggio, questi Signori si troveranno a dover affrontare gli stessi identici problemi che hanno portato alla crisi; magari da un posto in Giunta a seguito di rimpasto. O forse, come semplice appoggio esterno. E Lei ha già fatto chiaramente capire che su nessuno dei temi principali che hanno portato alla crisi farà un chiaro e sostanziale passo indietro. Basti pensare al suo decreto sindacale con il quale ha dato mandato di far costituire il Comune di Jesi in giudizio avverso il Ricorso al TAR relativo all’accordo di riconversione Sadam. Un decreto Sindacale firmato il giorno stesso delle sue dimissioni! Vede, la legge prevede che il Comune potrebbe anche non costituirsi.

Chi è il Comune, infatti? Il Sindaco o il Consiglio? Poiché il merito del ricorso è basato anche sul fatto che il Consiglio aveva deliberato di non firmare l’accordo tre giorni prima che Lei lo firmasse ugualmente, al di là della legittimità o meno del suo Decreto Sindacale, sarebbe stato, come spesso si usa fare in situazioni simili, politicamente opportuno tenere fuori il Comune dal ricorso, non impegnare risorse e soldi pubblici per entrare nel procedimento e, nel frattempo, usufruire comunque della possibilità di difendere le Sue posizioni: contando infatti sulla sua correttezza politica, nel ricorso oltre che il Comune (parte citata obbligatoriamente) Lei è stato citato personalmente, in modo tale da darLe la possibilità di difendersi e difendere le sue posizioni in giudizio senza gravare sul Comune e senza esporlo ulteriormente a forzature istituzionali. Ci dispiace che Lei non abbia colto questa opportunità, che, ci creda, avremmo gradito e pubblicizzato, per dargliene atto, presso tutti i nostri contatti. Ci auguriamo che anche questo delicato aspetto diventi oggetto di dibattito fra vecchi e/o nuovi alleati, interni o esterni...

Che succederà allora, quando coloro che le hanno teso una mano “per senso di responsabilità” (?) si ritroveranno ad affrontare quelle problematiche che li hanno visti in prima linea contro le sue scelte, tuttora per Lei immodificabili? Che succederà quando alcuni Consiglieri che sono stati fra coloro che hanno contribuito a demolire la bufala del Commissario ad acta, si ritroveranno a dibattere e votare sulla questione Sadam? Che succederà quando alcuni consiglieri, importanti per chiarire la irricevibilità di alcune Sue rassicuranti affermazioni sulla situazione sanitaria jesina, si ritroveranno a discutere con Lei di certi temi? Cosa faranno se Lei ha dimostrato chiaramente che non si muove di una virgola sulla questione del Direttore Generale, sulle partecipate decisamente poco utili, sui mega progetti dalle mega consulenze, pubblicamente mai digeriti da costoro? Dovranno diventare protagonisti di clamorosi voltafaccia? Dovranno dire pubblicamente che facevano tutto solo perché erano seduti dall’altra parte o perché facevano parte di correnti o movimenti minoritari all'interno della maggioranza? Dovranno fare la parte dei voltagabbana? Dovremmo assistere noi cittadini ad uno spettacolo in cui da una parte si cercano amici in quelli che fino a poco fa erano ferocemente considerati “antagonisti politici” e dall’altra, si hanno dei clamorosi voltafaccia? Quale potrebbe essere la risposta? Cosa farebbero i cittadini? Ma pensa davvero che sia possibile una roba del genere? Pensa davvero sia accettabile o utile per la città? Pensa che, con una città in cui i Comitati ed i cittadini si sono organizzati ed hanno ormai una rete solida e strutturata, azioni del genere, forse fino a pochi anni fa mimetizzabili, possano passare inosservate? Che ne sarà del giudizio che la gente ha della politica (già oggi piuttosto pessimo, purtroppo…)? Quali saranno, a quel punto, gli unici movimenti che avranno dimostrato di saper tenere la barra dritta sulla tutela dei diritti, senza cedere neanche di un millimetro?

E a quel punto, pensate che sarà evitabile una presa di coscienza da parte della gente di tutto ciò, con conseguente obbligato intervento diretto per far sì che i cittadini si riprendano le “chiavi di casa”? Pensate che la gente continuerà all’infinito a cercare la soluzione dei propri problemi continuando a votare coloro che hanno gestito la città mentre tali problemi sorgevano e si acuivano? Quanto ai Comitati, Sig.Sindaco, debbo riconoscere che Lei, giustamente, non ha fatto mai nei loro confronti attacchi generalizzati. Non ha mai detto, come hanno fatto alcuni suoi colleghi Sindaci ed alcuni suoi indegni colleghi di partito o di maggioranza, “Basta co’ ‘sti comitati che nascono per tutto, che cercano solo visibilità…, quelli del no a tutto, ambientalisti strabici, ecc…” Lei, almeno ci ha provato ad entrare un po’ nel merito. Nel ringraziarLa per questo, mi permetto di pensare che forse ciò è stato facilitato anche dal fatto che il nostro Comitato non ha mai fatto attacchi generalizzati ed anti-politici: siamo sempre stati sulle questioni, ed abbiamo sempre criticato (a volte duramente) nel merito, e sempre facendo nomi e cognomi, senza generalizzare. Penso che la politica sia fatta di persone, e penso che ci sia il buono ed il cattivo come in tutto. Per questo siamo sempre stati attenti a non fare sparate generaliste e qualunquiste. E penso che sia per questo che Lei non lo ha mai fatto nei nostri confronti. Bene. Non so se Lei rimarrà o se arriverà un Commissario “vero” a Jesi. Ma penso che occorre ripartire comunque almeno da questa condivisione di metodi, chiunque arrivi o rimanga. Sicuramente non me ne intendo di “politica”, ma ritengo che a Jesi, e non solo, serva davvero qualcosa di nuovo. Di semplicemente, “stupidamente” nuovo. Credo nel ritorno della semplicità, delle cose semplici, chiare e dirette. Diffido di chi inizia i discorsi con “E' una questione complessa...”.

Di solito, si arriva a situazioni (troppo) complesse quando le scelte operate non sono chiare e semplici da subito: se una cosa porta benefici alla collettività, la si fa, altrimenti no. E se qualcuno dimostra che una opinione, anche se proveniente da una Autorità, non ha senso, si deve essere capaci di cambiarla, andando anche contro i diktat delle segreterie di partito, se necessario. Penso che serva questo tipo di semplicità alla nostra gente. Penso che serva una classe dirigente capace di ritornare a questo. Forse è questa ricerca del semplice bene comune, quel nuovo che tanti proclamano o cercano. Senza colori o bandiere. Ben lontano quindi dalle ormai ridicole, se non addirittura offensive per l’intelligenza dei cittadini, contrapposizioni più o meno finte e da secolo scorso. Serve una Politica in grado di stare sui problemi e sulle soluzioni. E capace di dare soluzioni che non siano peggio dei problemi di partenza!!! Se rimarrà Lei, la invito a fare davvero il Sindaco, il rappresentante solo e semplicemente dei cittadini. A questo serve la Politica. A difendere i diritti dei cittadini. Non a mediare fra gli interessi economici ed i diritti dei cittadini, per trovare "soluzioni condivise". Basta alla politica che scende a queste mediazioni, finta arbitro, finta terza! La politica non è e non deve essere terza. La politica è per definizione parte. E deve essere la parte dei cittadini. Non in mezzo, ma a difesa unica ed esclusiva dei cittadini. Servono un Sindaco, una Giunta, una maggioranza in grado di mettere al centro i problemi e le loro soluzioni, nell’interesse della città e dei cittadini. E solo così, su questa semplicità, le maggioranze diventano davvero solide, e non soggette a ricatti o a giochi mai comprensibili ai cittadini, ma sufficienti ad allontanarli dalla “cosa” che invece quotidianamente decide per loro: la Politica, appunto. Se Lei pensa di essere capace di ricercare questa semplicità, se Lei pensa di esser pronto e capace anche di rivedere totalmente le sue decisioni, se si dimostrano non pienamente coerenti con la difesa unica ed esclusiva dell’interesse pubblico e collettivo, allora è giusto che vada avanti, con forza e convinzione senza ricercare troppi patti di legislatura, spesso poco più che una accozzaglia di sterili buoni propositi… Il patto di fine legislatura, mi creda, in questo delicato momento, può essere brevissimo e riguardare quasi esclusivamente il metodo e la sua sincera disponibilità di ricucire strappi troppo grossi con la città e con i suoi rappresentanti nelle Istituzioni.

Altrimenti, se Lei ed alcuni amministratori a Lei vicino ritenete di non avere questo coraggio, o peggio ancora, se pensate che una disponibilità del genere equivalga ad un fallimento, quando invece il fallimento sarebbe continuare con gli stessi errori, allora… forse sarebbe meglio avere il coraggio di lasciare, di ammettere che la città è cresciuta o che i tempi sono cambiati o che la situazione economico/sociale/politica della città è diversa o che i problemi ed il livello di consapevolezza sono aumentati e non serve più a nessuno andare avanti così, neanche a quei grandi Gruppi così interessati a Jesi e che, alla fine, se va bene, lasciano al massimo poco più che qualche briciola ai meccanismi che hanno fatto il loro gioco. Tutte le altre soluzioni basate su noiosi documenti formali, che sembrano quasi fatte più per offuscare o rimandare i problemi, o per ritrovare ridicoli equilibri da casta, non le farebbero davvero onore, non sarebbero da Lei, e non lascerebbero alla città un buon ricordo di Fabiano Belcecchi. Grazie per aver avuto la bontà e la pazienza di leggermi fino qui. Mi auguro di non aver scritto nulla che possa aver offeso la Sua persona. Nel caso, mi creda, non era nelle mie intenzioni, e le chiedo scusa.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-06-2010 alle 16:14 sul giornale del 12 giugno 2010 - 890 letture

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