La Storia Ritrovata: Alberto Zavatti, il Sindaco di Senigallia più amato e ricordato

palazzo comunale senigallia comunedisenigallia 5' di lettura 05/07/2010 -

Alberto Zavatti (1915-1970), fu Primo Cittadino di Senigallia per 15 anni, nove dei quali (dal 1945 al 1954) in maniera continuativa. Egli fu il Sindaco della ricostruzione materiale, morale e civile di Senigallia, dopo gli orrendi e tragici danni causati dalla Seconda Guerra Mondiale. Fu per tutti i senigalliesi il "Sindaco della speranza" o, come lo ha definito un altro famoso ex amministratore della città, Giuseppe Orciari, il "Sindaco del popolo".



Nato in una umile famiglia e rimasto orfano di entrambi i genitori in giovanissima età (uccisi dalla terribile "Spagnola"), Zavatti venne affidato a degli zii, che lo portarono in Egitto per un breve periodo (tre anni) per poi fare ritorno in Italia, dove venne consegnato ai nonni, per essere in breve tempo definitivamente rinchiuso in un collegio-orfanotrofio. Da qui ne uscì all’età di diciotto anni avendo imparato il mestiere di sarto (cosa preziosa per l’epoca).

Dopo un periodo di specializzazione professionale trascorso a Verona, Zavatti tornò a Senigallia e qui cominciò la sua brillante e ancora indimenticata carriera politica. Poco prima dei trent’anni incontrò casualmente al Bar Columbia un certo Maderloni, anconetano ed esponente dell'allora PCI, che lo invogliò ad entrare nella militanza di partito. Durante l’ultimo periodo bellico si costituì a Senigallia un secondo Comitato di Liberazione, di cui Zavatti era uno dei rappresentanti. Di tutti i componenti del Comitato, era l’unico che viveva nella clandestinità delle campagne senigalliesi, dato che, appartenendo al Partito Comunista, se individuato sarebbe stato immediatamente passato per le armi. Finita la Guerra, la sua passione politica lo portò a presentarsi alle elezioni, riuscendo subito a diventare Sindaco. Un Sindaco animato da una fede profonda nei valori dell’antifascismo, della democrazia, della libertà e della giustizia sociale. Dopo esponenti dell’aristocrazia e della borghesia, con Zavatti la carica di primo cittadino venne ricoperta da un artigiano, da un uomo del popolo, che esprimeva idee, esigenze, interessi, anche di quelle persone più umili che fino a quel momento erano rimaste ai margini.

Un governo comunale a guida comunista in quegli anni era un fatto quasi eccezionale (le città erano guidate maggiormente da esponenti democristiani e socialisti). E Zavatti ci riuscì perché da uomo di parte divenne uomo delle istituzioni. Un amministratore davvero espressione del popolo, vicino alla gente più semplice, il quale pose come priorità assoluta gli interessi della comunità locale, perfino al di sopra della rigida disciplina del suo partito d’appartenenza (quello comunista) che era molto forte in quegli anni. C’è un documento della Commissione quadri della federazione provinciale del Pci scritto nel 1948 che recita: “Moralmente ineccepibile, gode della stima della popolazione, dotato di ottime capacità amministrative, ma poco disciplinato e slegato dal Partito”.

L’aria “pesante” che si respirava in quel periodo in Italia però (Guerra Fredda con conseguente ostracismo assoluto nei confronti del Comunismo e dei suoi rappresentanti), fece tra le vittime lo stesso Zavatti. Successe che nel maggio del 1954, su iniziativa della Prefettura, il Consiglio Comunale di Senigallia si trovò costretto a riunirsi per discutere sul fatto che Zavatti aveva alienato alcuni beni pubblici (molti dei quali in disuso) per dare un sussidio ai poveri della città. Questa faccenda ne provocò la decadenza da Sindaco e un successivo processo penale a suo carico (dal quale ne uscì completamente assolto e che lo portò, nel 1960, a diventare nuovamente Sindaco).

Lo spessore umano di Zavatti non deve però far dimenticare le sue enormi capacità amministrative e il contributo che la sua guida riuscì ad offrire per la crescita sociale, economica e culturale di Senigallia. Dalla ricostruzione delle strade e della rete fognaria, all’attenzione prestata alla scuola, alla valorizzazione delle frazioni, alla riqualificazione dell’offerta turistica, alla cura costante dei rapporti con il Governo Centrale per reperire finanziamenti, all’attenzione verso i beni culturali, al potenziamento della struttura comunale, fino ad arrivare alla centralità posta ai problemi dell’occupazione (sua prerogativa programmatica). Innovativo fu anche in materia di politica urbanistica e “balneare” (mise il vincolo di non edificabilità lungo tutto l’arenile, con l’obbligo di inserire zone destinate al verde pubblico nel tessuto urbano e sul lungomare degli alberghi). Durante la sua amministrazione gli arrivi turistici quintuplicarono. Si diede inoltre molto da fare per la realizzazione del circuito automobilistico di Senigallia, che ebbe un grande successo in quegli anni.

Zavatti riuscì ad essere il Sindaco di tutti, mai dimentico che il suo posto era in mezzo al popolo che lo aveva eletto. Infatti non era difficile trovarlo seduto al bar, nei brevi momenti di pausa lavorativa, circondato di cittadini che approfittavano di quelle occasioni meno ufficiali per chiedergli consigli e favori. Un uomo nel cui vocabolario le parole "Culto della Personalità" tanto care ai politici di allora (e di oggi, dove spesso l’arroganza regna sovrana) non esistevano.
Un uomo che era nato povero, che morì povero e che giunse negli anni sessanta, per non dover mai “scendere” a compromessi con la sue idee, a rifiutare una "poltrona in Parlamento", che avrebbe assicurato una tranquillità economica a lui ed alla sua famiglia. Zavatti morì nell’agosto 1970 nel seminterrato della casa dove abitava con la sua famiglia, perché l’appartamento era affittato per la stagione estiva (i proventi servivano per pagare parte dell’affitto per il resto dell’anno).






Questo è un articolo pubblicato il 05-07-2010 alle 17:35 sul giornale del 06 luglio 2010 - 2468 letture

In questo articolo si parla di cultura, storia, la storia ritrovata, paolo battisti, palazzo comunale senigallia

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E io che credevo che Zavatti fosse solo "Quello del ponte"...

Sicuramente non avrebbe partorito un "Ponte" <br />
cosi'.<br />

Erano altri tempi quando tutti,politici e non,specie a sinistra ,ci si impegnava nell'interesse dei propri concittadini e non per proprio tornaconto.Ne avrebbero da imparare di lezioni i politicanti dei nostri nostri dal comunista Alberto Zavatti.E' con persone di questo spessore che si è ricostruita la storia democratica del nostro Paese,Una Storia che ora in tanti rischiano di distruggere e mistificare.La figura di Alberto,un Sindaco del popolo tra i tanti,dovrebbe essere insegnata ai nostri giovani e non ricordata solo tramite iniziative di rito.Era nato povero e morì povero,senza vergogna.Ti saluto compagno,erano un giovane,ancora senza idee,quando casualmente,ho conosciuto sia te che il compagno Maderloni.Resterai sempre nel mio cuore.Giorgio Bendelari Pcl Serra de' Conti

Nicola de Roma

Bell'articolo. In modo particolare per la figura "toccata". Ma mi faccio - e vi faccio - una domanda: dovevamo aspettare un romano per parlarci di Zavatti? Ha un significato che non ne parlino i governanti di sinistra della nostra città o sarà solo un caso?<br />
Che ne pensate?

Mio padre è senigalliese... Io frequento Senigallia da quando avevo 5 mesi e ho fatto qui anche la prima elementare. Ed ora, da 9 mesi sono ufficialmente cittadino di questa bellissima cittadina.... Non sarà un pedigree eccezionale, però spero sia sufficiente...:-)! Del perché non ne parlano i politici non lo so (anche se per onore del vero lo scorso anno c'è stato un Convegno sulla figura di Zavatti, il blogger Scaloni su Popinga ha pubblicato l'audio di tutti gli interventi), ma me lo immagino... Io ne parlo...e molto volentieri...<br />
<br />
Buonasera Nicola<br />
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Paolo Battisti

Lo scorso anno l'amministrazione comunale ha finanziato la pubblicazione di un libro biografico sulla figura di Alberto Zavatti. Il libro è stato presentato il 25 aprile ed ai cittadini ne è stata data una copia in omaggio.<br />
Dimenticavo, il libro è stato scritto dal senigalliese Severini




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