Terzo incontro del ciclo su porti e commerci nell'alto adriatico dall'antichità all'età moderna

italia nostra 2' di lettura 03/11/2010 -

Sabato prossimo 6 novembre alle ore 17.30 presso l’auditorium di S. Rocco di Senigallia avrà luogo il terzo incontro del secondo ciclo di lezioni sul tema “Porti, vie d’acqua e commerci nell’alto adriatico dall’antichità all’età moderna”.



La lezione avrà per oggetto Il porto di Senigallia e sarà tenuta dal prof. Virginio Villani, presidente della locale sezione di Italia Nostra, che ha organizzato il ciclo di conferenze insieme al Comune di Senigallia, all’Università di Bologna e all’Archeoclub. Alla storia del porto di Senigallia è strettamente legata la storia stessa della città fin dal primo insediamento protostorico, le cui tracce sono venute alla luce recentemente. Sono seguite la colonia romana, la decadenza medievale, la ricostruzione quattro-cinquecentesca, la lunga vicenda della Fiera Franca fino a che in tempi recenti, cessate le attività commerciali e di pesca, è prevalsa la funzione di porto turistico. La relazione si soffermerà quindi sul ruolo economico assunto di volta in volta dal porto nel corso dei secoli e sulle trasformazioni che le varie attività hanno imposto alla sua struttura. Inizialmente il porto era quasi esclusivamente fluviale e le imbarcazioni lo risalivano fino all’altezza del Corso o anche oltre fino al vecchio ponte di fronte alla chiesa di S. Maria del Porto: ancora agli inizi dell’Ottocento nel mese di luglio in tempo di fiera i moli e le banchine riuscivano a ricoverare fino a 300 imbarcazioni.

A sostenere la sua economia non era solo il commercio della Fiera Franca, ma anche l’attività cantieristica, che ha avuto un notevole rilievo fra Seicento e Ottocento. Dopo l’Unità l’attività portuale ha continuato ad essere alimentata soprattutto dalla pesca e dal trasporto merci, almeno fin quando l’affermazione della ferrovia ha spento anche questa risorsa. La storia del porto è stata sempre caratterizzata da una dura lotta contro l’insabbiamento dei fondali e dell’imboccatura con spese ingenti per i moli, fino all’apertura delle due darsene a partire dagli inizi del ‘900, quando la costruzione dei nuovi ponti, prima quello del Corso, poi quelli della ferrovia e della nazionale ha reso di fatto impossibile risalire il canale.

Oggi i, cessate l’attività cantieristica e l’Italcementi, ridotta a ben poco la pesca, spostato il porto turistico più verso mare, il porto canale e la vecchia darsena restano e testimoniare un passato importante e offrono uno spazio e un paesaggio urbano da sfruttare per il piacere di cittadini e forestieri e ripropongono con attualità le parole scritte più di due secoli fa dal padre del poeta tedesco Ghoete “…ricordo sempre con piacere il porto e la passeggiata di Senigallia, che è una banchina di 250 passi e più, selciata da pietre grandi e così grata che sarebbe difficile farne un degno ritratto”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 03-11-2010 alle 17:04 sul giornale del 04 novembre 2010 - 546 letture

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