Rocconi: Non una nuova legge ma una legge nuova

Mons. Gerardo Rocconi Vescovo di Jesi 12/02/2011 -

Mons. Gerardo Rocconi commenta il Vangelo di domenica 13 febbraio.



Dal Vangelo secondo Matteo In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio.
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno» . Parola del Signore.

In queste domeniche stiamo leggendo il discorso della montagna. Gesù ci sta spiegando qual è l’atteggiamento necessario per entrare nel Regno di Dio.

NON UNA “NUOVA LEGGE”, MA UNA “LEGGE NUOVA”

Oggi la domanda è questa: C’è una legge per il cristiano? E’ una legge più o meno esigente di quella del Vecchio Testamento? Dice Gesù: Se la vostra giustizia non
supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Insomma, la giustizia del discepolo di Gesù deve essere maggiore di quella dei farisei. Non
dimentichiamo che i farisei, al di là delle diatribe avute con Gesù, originariamente erano servi sinceri di Dio, osservavano la legge e spesso andavano oltre la legge per esprimere il loro amore. Allora in che senso la giustizia dei discepoli del Signore deve essere superiore? Non nel senso che Gesù esiga un comportamento più rigido, ma esige un comportamento nuovo, un comportamento improntato all’amore verso Dio.

Il vangelo di oggi riporta alcuni esempi dell’insegnamento di Gesù: Vi fu detto: “Non ucciderai”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio.

Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Avete anche inteso che fu detto: “Non giurerai il falso”. Ma io vi dico: non giurate affatto. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”.

A prima vista sembra che Gesù radicalizzi i comportamenti del suo discepolo, ma in realtà quel che Gesù vuol dire “non è un far di più”, ma “un far diverso”. Non è un
semplice aumentare le esigenze etiche e nemmeno radicalizzare i comportamenti: è il rapporto con Dio che diventa nuovo.

L’OBBEDIENZA, UNA RISPOSTA DI AMORE ALL’AMORE DI DIO

La Giustizia del discepolo deve superare quella degli scribi e farisei non nel far più cose, ma nella qualità delle cose che si fanno. Gesù ci vuol far capire che anche uno schiavo osserva delle regole per paura. Il vero discepolo è un figlio e pertanto il suo comportamento è dettato dall’amore.
S. Teresina diceva: “Amor con amor si paga”. La risposta allo sconfinato amore di Dio è una vita piena di amore. Di fronte a Dio che in Gesù dà tutto, l’uomo deve donare tutto. La nostra ormai è la morale dei figli e non degli schiavi.
Certo, la morale dei figli è più impegnativa. Lo schiavo sa quel che deve fare, per chi ha una legge c’è un criterio preciso; per il figlio, cioè per chi ama, non c’è un limite
preciso. Per questo la vita è perennemente vissuta in atteggiamento vocazionale, nella ricerca continua di ciò a cui Dio mi chiama.

DA UN CUORE NUOVO UNA VITA RINNOVATA

La consapevolezza di essere figli genera tre atteggiamenti nuovi: anzitutto alla radice dei comportamenti sta il cuore. Pertanto non conta da solo ciò che si fa, ma conta anche il come e il perchè di un comportamento.

In secondo luogo è fondamentale presentarsi al Signore sempre con un cuore riconciliato. Sono ipocriti e non graditi a Dio i gesti liturgici compiuti con il cuore in subbuglio, astioso, chiuso.

In terzo luogo Gesù ci insegna che di fronte all’amore di Dio che Lui ci ha portato bisogna rispondere con totalità, con decisione, senza tentennamenti, insomma bisogna rispondere con la radicalità che l’amore esige.

Per capire come vivere e come rispondere all’amore di Dio ormai dobbiamo guardare Gesù. Ormai la nostra legge è una persona, è Gesù, Lui, il nostro modello e il
nostro maestro.






Questo è un editoriale pubblicato il 12-02-2011 alle 10:53 sul giornale del 14 febbraio 2011 - 739 letture

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