Il primo convegno regionale della caccia. Il video

4' di lettura 19/02/2011 -

Si è svolto a Jesi, presso l’Hotel Federico II, il primo convegno regionale della caccia, organizzato da Regione Marche, Arci Caccia, Italcaccia, Libera Caccia, Federazione italiana della Caccia, Enalcaccia ed Ente produttori selvaggina.



Hanno preso parte all’evento il presidente Gian Mario Spacca, il vice presidente e assessore alla Caccia, Paolo Petrini, i consiglieri regionali Giacomo Bugaro, Elisabetta Foschi e Luca Acacia Scarpetti. Presenti anche il vice presidente e assessore alla Caccia della Provincia di Ancona, Giancarlo Sagramola, l’assessore alla Viabilità della Provincia di Pesaro e Urbino, Massimo Galluzzi. Numerosi i rappresentanti delle associazioni venatorie presenti.

“Occorre adeguare la programmazione alla realtà che cambia - ha detto Spacca in apertura lavori – integrando i vari interessi che ruotano attorno a questo settore, dando possibilità a tutti di esprimersi, dai cacciatori, agli agricoltori, agli ambientalisti e alle istituzioni, cui va il compito di contemperare le diverse posizioni. Occorre conoscere bene le problematiche connesse alla caccia, solo disponendo di dati accurati e precisi, è possibile un approccio che non sia ideologico o pregiudiziale. Molto è cambiato, nel clima, nell’ambiente, negli ecosistemi e nella caccia stessa. Senza un’adeguata conoscenza delle dinamiche in atto, non è possibile pensare appropriatamente il futuro. L’attività venatoria oggi non è solo divertimento, ma può avere anche valenze turistiche, oltre che di tutela dell’agricoltura. La presenza qui di diversi consiglieri regionali, delle istituzioni locali, di rappresentanti del mondo della caccia e dell’agricoltura, testimoniano l’attenzione della comunità verso il ripensamento della legge 157 del 1992. Occorre un quadro normativo integrato, rispettoso degli interessi di tutti, è necessario il rafforzamento degli Ambiti territoriali di caccia e dell’Osservatorio, affinché le nostre conoscenze riguardo le specie impattanti consentano una buona programmazione. L’iniziativa di oggi è utile in questa direzione”. La tematica del convegno “Conservazione e controllo delle specie impattanti” è stata approfondita nella relazione del vice presidente della Giunta regionale e assessore alla Caccia, Paolo Petrini.

“Oggi ci occupiamo delle specie impattanti – ha detto – anche di quelle che non sono oggetto di attività venatoria, come il lupo, che incide in modo crescente sull’attività antropica. Una tematica che è in cima all’agenda anche di altre regioni, per i danni provocati all’agricoltura e alla circolazione stradale. La legge regionale in vigore è stata pensata molti anni fa, con una situazione del tutto diversa. Il capriolo ad esempio, allora, era da ripopolare, oggi la realtà è cambiata molto. Il territorio non va considerato a pezzi, ma in modo unitario, tendendo conto dei vincoli e dei limiti, delle aree protette, dei diversi interessi che interagiscono tra loro in questo settore. In relazione agli ungulati, allo storno, sulla base dei dati scientifici di cui disponiamo, chiediamo al Governo nazionale di aprire un confronto con Bruxelles, affinché il quadro normativo venga modificato. Da parte nostra porteremo all’attenzione dell’Assemblea legislativa la proposta di modifica della legge 157 e il regolamento sugli ungulati, lo stesso giorno, perché l’approccio deve essere complessivo, volto a contemperare tutti gli interessi in campo. Il Piano faunistico venatorio regionale e quelli provinciali vanno monitorati circa il raggiungimento degli obiettivi prefissati, in relazione al dimensionamento delle varie specie. La nostra capacità di modificare gli obiettivi in funzione dei cambiamenti, il nostro grado di conoscenza di tutte le problematiche in campo e la nostra capacità di fare sintesi, sono la migliore via affinché la caccia sia accettata dalla comunità regionale, in modo diverso rispetto al passato. Nella nostra regione ci sono tutte le condizioni perché ciò avvenga”.

Durante il convegno gli esponenti delle associazioni venatorie hanno approfondito i vari aspetti relativi a Storno, Capriolo, Cinghiale, Istrice, Lupo e Columbidi. Il dirigente regionale della P.F. Attività faunistico venatorie, Uriano Meconi, ha presentato un dettagliato studio sui danni prodotti dalla fauna selvatica nella regione. Dal 2004 al 2010 le colture più colpite sono state girasole (27,24%), mais (15,86%), frutteto (11,60%) e vigneto (8,98%). Nel periodo i risarcimenti liquidati sono stati quasi 240mila euro per la Provincia di Ancona, quasi 273mila per quella di Ascoli Piceno, 48mila per quella di Fermo (solo anni 2009, 2010), 170mila per quella di Macerata, 70mila (solo anno 2010) per quella di Pesaro e Urbino. Cresce l’impatto del cinghiale, nel solo 2009, questa specie ha causato risarcimenti per quasi 467mila euro. In relazione agli incidenti stradali è il capriolo quello più coinvolto, seguito a breve distanza dal cinghiale (rispettivamente 2.729 e 2.634 incidenti stradali dal 1998 al 2010, la maggior parte dei quali avvenuti nel pesarese).








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-02-2011 alle 15:40 sul giornale del 21 febbraio 2011 - 1561 letture

In questo articolo si parla di attualità, regione marche, caccia, jesi

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/hDp


Tradotto in parole povere: abbiamo già venduto il panorama marchigiano agli agricoltori falliti che stanno coprendo i campi di pannelli fotovoltaici, i centri storici agli imprenditori edili, ora regaliamo anche quel che resta della fauna a quel cinque per cento di cacciatori che potrebbero anche darci il voto, soprattutto ora che a destra c'è la Brambilla. Proprio una politica di valori, di ideali, che esclude gli interessi di bottega.