Rocconi: dipendiamo dalle cose perchè abbiamo paura e troppa poca fede

vescovo Gerardo Rocconi 26/02/2011 -

Mons. Gerardo Rocconi commenta il Vangelo di domenica 27 febbraio.



Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.

Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?

Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano.
Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».


NESSUNO PUO’ SERVIRE A DUE PADRONI
Il vangelo della domenica continua a presentarci il discorso della montagna, tratto da Matteo. L’insegnamento di oggi è fondamentalmente un invito alla fiducia, un richiamo a porsi nelle mani di Dio e di conseguenza una richiesta a non fuggire dal Signore, ma ad essere a Lui fedeli.
Così infatti inizia il brano odierno: Nessuno può servire due padroni: o Dio o l’idolo, o Dio o le cose, o Dio o il nostro capriccio. E’ urgente la scelta tra chi dà la vita e ciò che invece ci rende schiavi. Perché tante volte si rifiuta Dio e ci si rifugia nelle cose, in ciò che piace, nel prestigio, nei capricci? Normalmente perché si ha paura. Paura di cosa?

DI FRONTE ALLA PAURA GESU’ DICE: NON PREOCCUPATEVI
Sì, tante scelte sbagliate si fanno per paura. Infatti si ha paura del domani, si ha paura di non valere, e allora si cercano sicurezze più accessibili. Ma Gesù insegna così: Io vi dico: non preoccupatevi! Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Chi si preoccupa non riesce a vivere il presente come dono di Dio. E pertanto Gesù continua: Guardate gli uccelli del cielo. Osservate come crescono i gigli del campo. L’abbiamo letto nel testo evangelico di oggi. No, non è un invito a non lavorare o a non impegnarsi. E’ piuttosto un invito a non vivere nell’affanno e nell’ansia perché chi ha fede sa di essere nelle mani amorevoli di Dio, il quale non abbandona i suoi figli che gridano a lui. E difatti Gesù afferma: Ora, Dio che veste i gigli e nutre gli uccelli, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? E pertanto continua : Non preoccupatevi! Il Padre vostro celeste, infatti, sa di cosa avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia.

SIAMO FIGLI E SIAMO AMATI DAL PADRE CELESTE
Chi non ha la consapevolezza di essere figlio, necessariamente si abbandona a mammoma, fa dipendere la sua vita dalle cose, ricerca la sua sicurezza nelle cose. Non può avere allora altra preoccupazione che accumulare, arricchire e viene meno nel suo fine fondamentale: arricchire davanti a Dio, accumulare tesori per il cielo. Ma perchè spesso si sceglie l’idolo invece del vero Dio? L’abbiamo detto. Spesso è la paura, l’ansia, la preoccupazione fuori posto. Per questo Gesù ribadisce più volte a non cadere in questo tranello. Ripete: Non preoccupatevi. Cosa significa? Significa “Poni la vita nelle mani di Dio e non affannarti”. Infatti solo il Signore dà garanzia di vita. Sia chiaro che Gesù non dice di non impegnarsi. Dice piuttosto di non fare del lavoro e degli altri interessi di questo mondo un idolo che toglie il respiro.
E pertanto Gesù conclude: Non preoccupatevi del domani. E anche qui il Signore non chiede di non essere previdenti o di essere superficiali , ma chiede la fiducia e la certezza della presenza di Dio, nella consapevolezza che a Lui nulla sfugge di mano. Certo che il domani avrà il suo peso, ma il peso di due giorni diventa insopportabile. Il domani avrà il suo peso, ma anche domani la misericordia di Dio sarà grande, per coloro che gli danno fiducia. Del resto, fino ad oggi, non abbiamo sperimentato tante volte i prodigi del Signore? La nostra fede pertanto riponiamola non nell’idolo che tutto esige, ma nel Padre che tutto dona.






Questo è un editoriale pubblicato il 26-02-2011 alle 14:53 sul giornale del 28 febbraio 2011 - 3244 letture

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