De Amicis (Fiamma Tricolore): 'Acqua pubblica si, S.p.A. no'

movimento sociale fiamma tricolore 3' di lettura 28/06/2011 -

La settimana scorsa (mercoledì 22 giugno) il sindaco Mangialardi ha presenziato all’Assemblea del Consorzio Gorgovivo. Noi del Movimento Sociale crediamo sia doveroso da parte sua, in un prossimo consiglio comunale riferire o almeno aprire un dibattito sul futuro dell'acqua come bene comune.



Visto quanto sta accadendo anche nelle altre regioni governate da SEL e PD, dopo il raggiungimento del quorum e l'esito dei referendum cosa succederà ai consigli di amministrazione di Multiservizi S.p.A. (gestione), di Gorgovivo (proprietà) e di AATO 2 (tariffazione)? Queste tre società per azioni diventeranno finalmente pubbliche?

Le nostre considerazioni nascono da un dato: il sindaco Mangialardi e la sua coalizione hanno ottenuto 13.127 voti a fronte dei 37.615 aventi diritto. Cioè con il voto di poco più di 1/3 dei senigalliesi, il neo-sindaco governa anche sui restanti 2/3. Vogliamo ricordare che lo scorso 12 maggio lo Statuto Comunale veniva integrato con la necessità di considerare e riconoscere il diritto umano all’acqua. Ma se l'acqua è un bene pubblico (di tutti), con quale autorità il rappresentante di una “minoranza” decide a nome della “maggioranza”? Quale mandato divino gli consente di partecipare, di cooptare e nominare i vari membri dei consigli di amministrazione? Ma se già paghiamo consiglieri comunali, provinciali, regionali, assessori, consulenti perché aggiungere decine e decine di privilegiati che non vengono neanche eletti dalla cittadinanza?

E’ evidente che questa situazione corrisponde a quel che la storiografia, eternata dalla narrativa e dai film, descrive come la molla della rivoluzione francese: un popolo che assisteva agli sfarzi, agli sprechi e alle esazioni delle migliaia di parassiti incipriati che facevano feste nella Corte di Versailles. Ma qui c’è l’intoppo: i nostri parassiti, quelli che ci schiacciano nel presente momento storico, sono «la democrazia», a tutti i suoi livelli, formali, nazionali, regionali, provinciali, comunali. Malversano per nostra delega con la scusa che ci ripetono ogno giorno di portare il potere più vicino al cittadino. E’ evidente che andrebbero scacciati coi forconi, ghigliottinati, appesi ai lampioni come nemici del popolo; i loro beni confiscati da commissioni rivoluzionarie, fatti tremare da un regime di Terrore. Perché solo così, col Terrore sul collo, i parassiti si spoglierebbero dei loro privilegi.

Ma come si fa ad appendere ai lampioni i rappresentanti del popolo? La Corte di Versailles non conosceva ancora il trucco di dichiararsi «democrazia rappresentativa» e per questo fu possibile una rivoluzione e un cambio di regime (se poi migliore, è un altro discorso). Ed infatti il giorno seguente i referendum noi della Fiamma Tricolore credevamo che quella sinistra che fa della partecipazione un motivo di esistenza, i bloggers, il popolo della rete, la parte più movimentista convocasse gli Stati Generali, si radunasse in Piazza Roma al grido: «via i parassiti che affollano il CdA di Multiservizi SpA!», «No alle partecipate, no ai vostri privilegi!». Non abbiamo assistito e ascoltato a niente di tutto questo. Ed allora lo diciamo noi della Fiamma Tricolore che da sempre proponiamo:

1. eliminazione di tutte le partecipate, di tutti i CdA e di tutte le SpA che gestiscono l'acqua;
2. le competenze dei servizi idrici devono tornare ad essere gestite direttamente dai comuni;
3. proprietà, gestione e controllo dell'acqua 100% pubblico.

Lo sappiamo benissimo che la lotta è durissima, è troppo comodo disporre di posti inutili e privilegi per amici e clienti. Ci vuole ben altro che un semplice referendum abrogativo. Mangialardi e Mariani lo sanno benissimo.


da Riccardo De Amicis
Segretario Provinciale Fiamma Tricolore





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-06-2011 alle 18:21 sul giornale del 30 giugno 2011 - 1422 letture

In questo articolo si parla di politica, Movimento Sociale Fiamma Tricolore, Riccardo De Amicis

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Caro De Amicis, trovo i tuoi commenti sempre molto interessanti ma questa volta mi sembra che tu abbia esagerato; eri partito bene ma alla fine qui si evince che: o fate come dico io o vi appendiamo ai lampioni, senza tanti giri di parole.
E' un concetto che poteva andare bene nel 1932 ( se stavi dalla parte giusta)oggi credo che, culturalmente, la storia abbia insegnato come andrebbe a finire. Cerchiamo di impegnarci di più sul fronte della politica e andiamo a cercare il consenso della gente con la forza delle idee e non con quella dei muscoli (che non porta da nessuna parte).

sebastiano

Commento sconsigliato, leggilo comunque

Il segretario provinciale ha enfatizzato uno stato delle cose assolutamente preoccupante.

Effettivamente, data la prosopopea del PD nell’”evidenziare” lo spirito dei referendum (parlando del rigassificatore), ovvero la libera interpretazione che gli italiani vogliono solo ed esclusivamente le rinnovabili (naturalmente sarebbe da chiedere a costoro in una notte senza vento come verrebbe accesa una lampadina o ricaricato il loro cellulare, e dovrebbero giustificare il furto di 40 centesimi a kWh dalle tasse dei cittadini per la speculazione fv), sarebbe il caso, coerentemente, di estendere questo concetto, nobile ma fittizio, anche all’acqua.

Vediamo:
Il referendum (anzi I referendum) sostengono, nel loro spirito, un’acqua completamente pubblica.

Ovvero:
Nessuna società, consorzio, azienda, privata o parastatale che sia, a capo della gestione dell’acqua.
Le imprese, per definizione delle medesime, generano profitti, il che significa, banalmente, che gli introiti superano le spese.

Se, invece, una società, organizzazione, si occupa di gestire un servizio, il suo bilancio dev’essere, per forza di cose neutro, altrimenti, come si suol dire, ci mangiano sopra.
Detto semplicemente.

E’ facilmente verificabile che i consigli di amministrazione sono pieni di personaggi politici (spesso con nessuna competenza gestionale, tecnica, economica), in sostanza, un ufficio di collocamento per trombati e non presentabili alle elezioni.

E’ evidente che l’utente un prezzo lo debba pagare, ma dev’essere commisurato al servizio offerto, per ottimizzare questo, evidentemente, è necessario che i bilanci siano trasparenti, che gli sprechi vengano ridotti al minimo, e che persone competenti (indipendentemente dalla loro posizione politica) vengano messe a gestire queste società.

Il resto sono sciocchezze per incantare le persone distratte; un servizio pubblico dev’essere per il pubblico e del pubblico, in cui la prima è più importante questione è la tutela del servizio stesso ad un prezzo equo, gestito da persone competenti e trasparenti.

Non si comprende, ad esempio, perché alcuni consorzi che si occupano di acqua e immondizie aumentino le tariffe in funzione del consumo, applichino costi di depurazione anche quando le fogne non sono depurate, facciano pagare l’allaccio (tratta su strada pubblica) alle fogne, e cosi via.

Rientra nell’ottica di un servizio al cittadino?
Non credo, forse solo in un ottica del profitto, che, come ovvio, non è servizio pubblico.
Non si può, dunque, che plaudire all’iniziativa sperando che possa ottenere consensi prescindendo dalle ovvie e naturali divisioni politiche.

Sarà, in definitiva, anche un esame di maturità civica per i cittadini, obbligati a decidere se sottostare a logiche di partito o convenienza ed equità civile.

Farei una scommessa a tal proposito, ma temo sia troppo facile….