Messa in castigo e insultata dal suo datore di lavoro: lo sfogo di una operaia

margherita angeletti 2' di lettura 24/09/2011 - Sento l'esigenza, in qualità di consigliere comunale e di medico ,di rendere pubblica una testimonianza da me raccolta qualche giorno fa'. Mi è stato chiesto, per ovvi motivi e più o meno giuste paure di non fare nomi, quindi ogni riferimento a persona o cosa è puramente casuale.

Una collega sconvolta mi mette in comunicazione con una giovane operaia accennando a maltrattamenti da questa subiti sul posto di lavoro.Volentieri accetto di ascoltarla e la faccio accomodare nel mio studio. E'una ragazza giovane che da dieci anni lavora in una piccola azienda locale. Mi racconta di insulti ricevuti in tutti questi anni dal suo datore di lavoro .Pochi giorni prima, mi dice, all'ennesimo "tu non sei buona a fare niente" accompagnato a parolacce e bestemmie, lei risponde "Se non sono buona a fare niente perchè non fai tu il mio lavoro?" E lui urlando in malo modo le dice di non mettere più piede nella fabbrica.

L'operaia dopo essersi consultata con il sindacato, saggiamente non abbandona il posto di lavoro e torna dal "signor padrone" accampando i suoi diritti di un eventuale licenziamento preceduto da una lettera di giustificazione anche perchè lei è stata assunta con un contratto a tempo indeterminato."Vieni con me ,a te ci penso io" lui tuona e le impone di rimanere seduta, in castigo, per due ore vicino al bagno, all'ingresso della ditta, sentenziando "vediamo se impari l'educazione" .Dopo due ore le impone di ritornare al lavoro continuando ad insultarla e ad urlare. Rimango senza parole a questo racconto, in questo caso siamo andati oltre il mobbing, qui c'e aria di schiavismo .La ragazza ci tiene a precisare che tutti gli altri operai sono nelle sue stesse condizioni; nessuno ha il coraggio di parlare ,c'è il sacrosanto timore del licenziamento che in questo periodo particolarmente brutto è ancora più sentito.

Questa ragazza almeno con me ha avuto il coraggio di parlare ,ma quanti nelle sue stesse condizioni subiscono in silenzio per paura di perdere un lavoro che permette loro di vivere. Leggendo questo racconto preferirei che nessun datore di lavoro si riconoscesse nel "signor padrone"di questa ragazza, ma spero che se qualcuno si dovesse riconoscere, mediti su quanto male può essere fatto con certi comportamenti e che apprenda che il rispetto verso i propri dipendenti è fondamentale; io credo che un'azienda in cui il datore di lavoro rispetti i suoi dipendenti produca di più ed in qualità miglore.


da Margherita Angeletti
presidente IV Commissione





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-09-2011 alle 16:13 sul giornale del 26 settembre 2011 - 6516 letture

In questo articolo si parla di attualità, pd, vivere marche, margherita angeletti, sudani scarpini e piace a Margherita_Angeletti Dean_Hajredini

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rosanna

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questo e il destino della mia generazione, che si scontra con quanto s'è fatto di sbagliato x la politica del lavoro negli ultimi 20 anni.

Nomi e cognomi, è ora di farla finita con l'omertà. La gente che non intende prendersi le proprie responsabilità va "sputtanata". Si abbia il coraggio di prendere delle iniziative serie e concrete, perchè non è possibile che certe cose rimangano impunite e nascoste all'opinione pubblica. Il popolo deve sapere perchè deve poter poi poter giudicare e reagire.

Ma facciamolo il nome di questo "galantuomo" datore di lavoro!?

Un momento, un momento. Capisco questa levata di scudi e concordo su tutti i commenti fatti. Ma qui c'è una persona, la Sig.ra Angeletti, che riferisce (in assoluta buona fede) di un'altra persona, anonima, di una azione che ha subìto. Ora mi chiedo: la Sig.ra Angeletti ha verificato la veridicità del racconto? Si è confrontata con altre persone presenti al fatto? Quello commesso è un reato e per questo c'è la Magistratura. La paura del licenziamento? Sacrosanta! Ma se io (padrone) sono 10 anni che insulto una mia dipendente dicendole continuamente che non è buona a fare niente, cosa me la tengo a fare? Sistemi per licenziare un dipendente ce ne sono; sopratutto in questo periodo di crisi. Prima verificherei e poi, se mai, fiato alle trombe!

Se la questione è veramente nei termini descritti, e fino a prova contraria non vedo perchè non dovrebbe essere così, visto che la Dott.ssa Angeletti ci mette la faccia, mi vengono due considerazioni.
La prima è che, pur non generalizzando, la classe imprenditoriale locale, soprattutto quella piccola, spesso denota comportamenti ai limiti dello schiavismo.
La seconda è che questo genere di soggetti sono quelli che, con la scusa della produzione e della creazione di posti di lavoro, sono gli stessi che, molto spesso, risultano sconosciuti al fisco.
Insomma, tutta la solidarietà alla giovane dipendente, il disprezzo per l'"imprenditore" e un invito a diffondere nomi e cognomi affinchè il fisco getti un occhiata, non superficiale, nelle attività di quel gentiluomo.

...purtroppo nella nostra piccola realtà ci sono persone così...
ne conosco qualcuna...che predica tanto anche su note testate giornalistiche... e nella sua azienda non fa altro che urlare, bestemmiare e insultare tutti i suoi dipendenti...

Credo che il medico in questione, tra l'altro consigliere comunale, dovrebbe aprire gli occhi anche su quello che accade all'interno di enti pubblici quali l'asur.
Lì, oltre a denunciare all'opinione pubblica tali fatti, potrebbe intervenire direttamente.
E' solo che ai politicanti di turno fa comodo continuare a monopolizzare politicamente questi enti, mettendo da parte i diritti veri dei lavoratori, complici dei sindacati vergognosi.
Tanti auguri alla signora della storia e che trovi il coraggio di rivolgersi ad un legale per ottenere quanto le spetta.

Caro sig Pelo59,nel momento in cui si è creato in questi ultimi anni,anche nella nostra realtà locale ,a causa dei facili licenziamenti,un clima di omertà aggravato dalla pesante crisi è molto difficile che per il timore della perdita del posto di lavoro e conseguentemente con uno stato di insicurezza economica,un operaio denunci i maltrattamenti da parte del suo datore di lavoro anche perchè quest ultimo ha sempre le spalle più coperte ed i mezzi più efficaci per difendersi.Sulla veridicità dei fatti a me raccontati non nutro alcun dubbio.

Nicola Regine

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