“La città vive in ogni cittadino: ognuno la pensa, la sente e in qualche modo la possiede dentro di sé”

26/09/2011 -

Scrive Maria Zambrano, filosofa spagnola, nel suo "Persona e democrazia: la storia sacrificale": "Apparve in Grecia, nella polis, un tipo di società che non era mai esistita prima. E' nel recinto storico della polis greca, e di quella di Atene in particolare, che ha luogo la scoperta, l'apparizione della coscienza”. Pericolosa novità.



L'aspetto decisivo è che si trattava di un nuovo modo di vivere che, in primo luogo, esigeva che chi si convertiva si rendesse conto di se stesso. Porsi il problema dell'uomo era perfettamente coerente con la vita della polis perché in essa si metteva in gioco la dimensione propriamente umana.

Un'altra attività aveva preceduto la scoperta della coscienza e il conseguente cambio di atteggiamento: l'attività politica o, più semplicemente, l'esercizio della cittadinanza. E' infatti proprio dell'uomo avere a che fare in qualche modo con la realtà.

In questo caso, la realtà in questione si era manifestata nella vita della polis. Qui per la prima volta l'uomo trattava con l'altro uomo in quanto tale, la convivenza si stabiliva in virtù della semplice condizione umana, seppure ristretta ai soli cittadini liberi.

La coscienza è come una dimensione in cui conviviamo perché esiste una certa analogia tra la città e la coscienza. La città vive in ogni cittadino: ognuno la pensa, la sente e in qualche modo la possiede dentro di sé; è sua e viceversa, sente di appartenerle e sente che gli appartiene.

E così la coscienza, una volta che ci rendiamo conto di possederla, ci sembra che ci appartenga e nello stesso tempo ci sentiamo di appartenerle. La città per la quale si dava la vita quando era necessario, per la quale non si veglia mai abbastanza, apparteneva ad ogni cittadino ed era insieme un bene comune, la prima comunità in cui l'uomo si sente libero e allo stesso tempo vincolato.

Individuo e città, in seguito individuo e società, sono mutuamente condizionati: la città è già lì quando nasce l'individuo, ma egli ha l'obbligo di continuare a costruirla senza tregua. Egli sa che la sta costruendo, la sente sua, e perciò è qualcosa di assolutamente particolare. E si sente vivere in lei, in un appello continuo alla sua coscienza, al suo pensiero: deve esercitare la sua condizione umana per essere al suo livello.

E' un' "entità" a esigere che sia uomo, e non solamente che renda onori e offra sacrifici, ma che sia il più possibile fedele a se stesso. La polis avrebbe potuto tranquillamente dire al suo cittadino: "Io posso esistere solo se tu sei un uomo". La città, prima forma di vita democratica, è la dimensione in cui l'uomo è visibile, in cui appare nella sua condizione di essere umano.

Solo man mano che iniziò a entrare nella vita cittadina ebbe il coraggio di spogliarsi di emblemi e maschere e di andare vestito semplicemente da uomo, simile a niente e a nessuno".






Questo è un editoriale pubblicato il 26-09-2011 alle 12:25 sul giornale del 27 settembre 2011 - 701 letture

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