Mezza Canaja: il bilancio dei primi otto anni

4' di lettura 26/12/2011 -

Sono passati quasi otto anni da quando il 14 aprile del 2004 occupammo l’ex-SEP al porto. Il primo striscione calato da quelle mura diceva: “Con l’Iraq negli occhi. Con Carlo nel cuore”. La nostra formazione, le coordinate politiche del mondo che vedevamo e quello da cui venivamo. Una scommessa collettiva. Una scelta di parte. Lo sguardo rivolto in basso a sinistra.



Otto anni:
Tre occupazioni.: Ex-Sep, ex-Enel, la fabbrica “Ragno”.
Tre sgomberi: due posti demoliti, uno sequestrato dall’autorità giudiziaria.

In questi otto anni il Mezza Canaja è stato:

Uno spazio autogestito antagonista al business del divertimento, al profitto sulla socialità e alla privatizzazione della cultura. Concerti, dj-set, spettacoli teatrali, mostre fotografiche, installazioni, performance gratuite e un bar a prezzi popolari. Una pratica costante e pubblica di disobbedienza civile al pizzo imposto dalla SIAE.

Uno spazio di proposta e discussione politica. Presentazione di saggi e romanzi, incontri con gli autori, dibattiti con personalità del mondo della politica e della cultura, assemblee cittadine.

Uno spazio che è stato tra i principali animatori dei movimenti cittadini. Il comitato No-Complanare, il coordinamento Difesa Scuola Pubblica, le Femme Canaja, il coordinamento migranti Terza Italia, il collettivo studentesco Zenit, il coordinamento Acqua Bene Comune.

Uno spazio che è sempre stato presente - organizzandone la partecipazione - dentro le principali lotte che si sono date in questi anni nelle Marche, in Italia e in Europa.

Uno spazio radicato nel territorio, nelle sue contraddizioni, nei suoi problemi e nei suoi conflitti. La difesa del diritto alla casa con circa cinquanta sfratti bloccati, una proposta di legge per la ricostruzione di un patrimonio di edilizia pubblica, le occupazioni delle case con i senza tetto, gli interventi pubblici sulle questioni spinose dell’urbanistica cittadina dal Piano Cervellati ai poli di lusso (ex-Sacelit ed ex-Enel), il lavoro con gli abitanti dei borghi sventrati dalla Complanare e con i migranti in Via Carducci, la difesa della spiaggia libera da chi come la Uisp tentava di lucrarci sopra.

Uno spazio che tra le sue mura ha ospitato degli alloggi per i senza casa, uno skate-park, uno sportello di consulenza legale sui problemi legati alla casa, al lavoro e al permesso di soggiorno, un corso d’italiano per migranti, una palestra popolare di danza, tessuto, trapezio e giocoleria, una sala internet, un’artigianale sala cinematografica, una sala prove per musicisti e attori, un’osteria popolare, una piccola biblioteca e per due anni il festival nazionale di artisti di strada “MarkiJuggling” Il tutto ad accesso libero e gratuito.

Uno spazio che con le proprie iniziative si è sempre autofinanziato, senza mai trarne un lucro privato e senza mai ricevere soldi pubblici.

Uno spazio che ha nel proprio dna la cultura e la pratica dell’antirazzismo, dell’antifascismo, dell’antisessismo e dell’antiproibizionismo.

Uno spazio che in estate era “Plage Sauvage”. Un campeggio autorganizzato durante la settimana di Ferragosto dove il precariato veniva a prendersi la vacanza. Un campeggio con musica, cinema, dibattiti e azioni, che alla sua quarta edizione aveva visto la partecipazione di quasi mille persone da tutta Italia.

Uno spazio che ha sempre fondato la propria pratica politica sul binomio “conflitto-consenso”, sapendo che il secondo si costruisce sul primo e mai viceversa.

Uno spazio che in ogni azione – anche in quelle illegali, anche in quelle più radicali – ha sempre fatto ciò che diceva e detto ciò che pensava. In pubblico, alla luce del sole, mettendoci la faccia, assumendosene le responsabilità, quelle politiche e quelle penali. Quest’ultime con il loro strascico di multe, denunce e processi. La morale dei “vizi privati e delle pubbliche virtù”, l’adagio del “si fa ma non si dice”, la lasciamo volentieri agli ipocriti e ai frustrati di turno.

Venerdì 4 novembre 2011 con l’occupazione dell’ex-casa del custode in viale IV Novembre è iniziata un’altra storia. C’è stata ‘n’arvultùra, che in un mese ha scompaginato la politica cittadina.
L’improvviso e burrascoso cambio di vento ha aperto uno spazio pubblico di discussione sui beni comuni, sul come difenderli e ha ottenuto l’assegnazione di uno spazio autogestito, l’ex-cag.

Il Mezza Canaja non è lo “Spazio Autogestito Arvultùra”.
Il Mezza Canaja è un’organizzazione politica che fa parte insieme al “Collettivo Studentesco Senigallia” di questa nuova casa comune.

Ancora una volta una scommessa collettiva. Ancora una volta una scelta di parte.
Lo sguardo sempre rivolto in basso a sinistra.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-12-2011 alle 10:09 sul giornale del 27 dicembre 2011 - 3164 letture

In questo articolo si parla di mezza canaja, politica, arvoltura

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