Serra de’ Conti: destino incerto per il monastero di S. Maria Maddalena...

monastero di S. Maria Maddalena 04/01/2012 -

Il recente abbandono del monastero di S. Maria Maddalena di Serra de’ Conti da parte delle monache Clarisse ha destato sconcerto nella comunità locale, perché è apparso improvviso e incomprensibile. Il vuoto lasciato dalla loro partenza è apparso subito inaccettabile, soprattutto se si pensa che la presenza discreta, ma fortemente sentita delle religiose ha accompagnato per secoli la vita della comunità. Il monumentale edificio monastico che si erge maestoso su un lato del paese, attribuendogli una connotazione urbanistica inconfondibile, è un po’ come la metafora del ruolo da sempre avuto localmente dalle monache francescane.



L’edificio, la cui prima fondazione risale all’età medievale, è stato edificato nelle forme odierne cinque secoli fa per volontà della comunità locale; è stato poi ampliato fra ‘600 e ‘700, restaurato ripetutamente negli ultimi decenni, sempre oggetto di attenzione e di affetto da parte degli abitanti in una mai interrotta reciprocità di scambi umani e religiosi, pur nei limiti di una clausura, che mai è stata intesa come esclusione. La testimonianza più evidente e convincente del ruolo avuto da questa istituzione religiosa nella vita del paese è data dal “Museo delle Arti Monastiche”, una realtà culturale unica in Italia, fortemente voluto dall’Amministrazione Comunale nel 2002, anche come rappresentazione verso l’esterno della vita e della storia dello stesso monastero e del suo legame con la comunità locale, che si manifestava non solo nella preghiera, ma anche in quei lavori di artigianato che hanno costituito nel tempo un tramite continuo di relazioni con la gente.

Ora anche questa importante istituzione culturale rischia di perdere la sua ragion d’essere con la cessazione della comunità monastica allo stesso modo della bellissima chiesa barocca, oggetto di tanti restauri e molto frequentata dai fedeli, senza considerare le attese create dal processo di beatificazione di suor Maria Giuseppina Benvenuti (la “Moretta”), che viene a perdere inevitabilmente la sua spinta principale. Le attenzioni e le cure affettuose che il paese ha sempre dedicato a questa piccola comunità di suore e il ruolo da esse avuto da così tanto tempo impone una particolare sollecitudine alle autorità ecclesiastiche verso i suoi abitanti, tanto più che il ripristino della vita claustrale e la ricostituzione di una nuova comunità sono fortemente volute e richieste dal paese. Oltretutto l’imponente edificio, una volta abbandonato, si avvierà inevitabilmente verso un rapido degrado, data anche l’impossibilità di destinarlo ad altri usi.

Il non utilizzo renderà anche ingiustificabile e quindi impossibile la prosecuzione dei lavori di restauro preventivati per l’ala posteriore. Invece il rientro delle religiose potrebbe costituire uno stimolo al completamento di questi lavori e l’amministrazione locale non vorrà sicuramente sottrarsi alle sue responsabilità, facendosi portavoce di questa necessità.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 04-01-2012 alle 13:31 sul giornale del 05 gennaio 2012 - 4798 letture

In questo articolo si parla di attualità, virginio villani, serra de' conti, monastero di s. maria maddalena

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Quel monastero è in una posizione fantastica, con tutti i servizi.
Si sente tanto criticare in giro dei locali ecclesiastici usati per dei pernottamenti: forse è il momento buono per il Comune, e la DIocesi, di trovare una soluzione turistica che unisca gli interessi di salvaguardia di entrambi.

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Commento sconsigliato, leggilo comunque

Un altro pezzo importante della storia dell'entroterra è stato cancellato nella quasi indifferenza più totale di coloro che contano. Solo il Popolo manifesta il proprio disagio, ma poi come al solito, con la pazienza infinita che lo contraddistingue, digerisce anche questo.....ed il "deserto" avanza senza essere contrastato da nessuno.


Sole, basta che poi paghino l'IMU cme alberghi, hotel e quant'altro, e non eludano la legge come al solito.

Peraltro la soluzione di un comune che si accolla l'onere di acquistare il monastero, sarebbe possibile e condivisibile, purchè poi all'interno sbaracchino tutti quanti e l'immobile venga utilizzato diversamente (museo, auditorium, ecc, ecc). Altrimenti diventerebbe l'ennesimo regalino ai soliti... ;)

Arcexviae, ma se ci tieni tanto a quel monastero, perchè non organizzi una bella colletta tra i fedeli o tra i frequentatori del luogo?
Non vedo perchè "coloro che contano" (verosimilmente i politicanti locali) dovrebbero interessarsi ad un monastero che non interessa nemmeno a coloro a cui dovrebbe interessare davvero!

Hai bisogno di un dio?
PREGATELO.
Hai bisogno di un prete o di un Monastero?
PAGATELO.

Arduino Tassi

Caro Virginio,
condivido il tuo articolo sul Monastero delle Clarisse e le preoccupazioni della comunità sono state già espresse, e tempestivamente, alle autorità religiose di ogni livello e responsabilità, in modo formale e attraverso contatti diretti.
Tuttavia alcuni commenti "in libertà" relativi ai "politicanti locali" e a quanto dovrebbe fare "il Comune" non sono da accogliere.
Il Monastero è un'istituzione privata come l'Ordine Religioso che ne è responsabile, per di più in questo caso si tratta di "clausura" e i commentatori non possono trattare l'argomento come si trattasse di una bocciofila.
Certo, si possono fare investimenti, ma con i limiti di bilancio imposti dal decreto 78/2010, occorre quindi valutare "pubblicamente e in sede istituzionale" le priorità, alla cui determinazione debbono concorre tutti in modo democratico e trasparente.
Nel Monastero e nella relativa Chiesa sono state già investite molte risorse pubbliche attivate grazie all'amministrazione comunale (consolidamenti, restauri, ecc. anche se alcuni fanno finta di non saperlo) e non sono certo contrario ad investirne altre, ma con una prospettiva, nell'ambito di un progetto condiviso, come peraltro suggerisci, tenendo conto della beatificazione della "moretta" e del museo delle arti monastiche.