Mogianesi: Welfare responsabile e promozione sociale

Dina Mogianesi 5' di lettura 10/02/2012 - In tempi di crisi mondiale, è scontato che anche il nostro piccolo contesto di vita collettivo e personale si trovi in sofferenza: depauperamento di mezzi economici, scarsità di risorse, messa in discussione dei precedenti orientamenti etici e stili di vita, ricerca di nuovi strumenti valoriali.

Ci era parso di aver costruito il migliore mondo possibile, ci siamo svegliati nel peggiore mondo possibile.

Stiamo vivendo tutti un grande senso di frustrazione nel dubbio per l’oggi e nella paura per il domani. In tempi di crisi, in ogni famiglia la voce emergente è “risparmio”, ridimensionamento, rinunciare al rinunciabile per obiettivi essenziali e questo rappresenta un ottimo schema operativo che può trovare applicazione anche nella gestione della cosa pubblica perché è scontato come non si possa insistere pervicacemente a spendere denaro pubblico che non c’è o che non c’è più: è così che nasce la voce “debito pubblico”.

Anche a Jesi.

La voce immediatamente successiva è quella concernente le “risorse”, cioè il reperimento e la promozione delle risorse ancora esistenti e residuali rimaste in ombra in tempi, ancora abbastanza recenti, di allegra tracotanza e disinvoltura in cui tanti hanno pensato che il denaro fosse l’unico nastro trasportatore della felicità.

Di che sto parlano?

Sto parlando di creatività, di etica, di cultura, di potenzialità, di fantasia. Non sono parole... parole...parole: contengono concetti capaci di incidere in profondità per nuovi stili di vita; rischiano la banalizzazione, questo è vero, perché inflazionati da un utilizzo eccessivo, pur tuttavia, contengono una straordinaria forza intima di cambiamento.

Leggo su “Repubblica” del 9 febbraio: “Non bisogna dimenticare che attraverso la cultura cresce il valore morale, civile ed etico del Paese. Non basta risistemare i conti, serve uno scatto, ma senza cultura non si riparte.”

Un ulteriore elemento di assoluta evidenza è l’aspirazione alla “cooperazione”: ogni aggregato umano ricerca l’essere e il fare insieme in vista di migliorare i livelli di qualità di vita estensibili a tutti: investimento sul futuro, speranza per un futuro dignitoso e rispettoso, speranza di sicurezza, equità e felicità.

I problemi del nostro territorio si inscrivono, dunque, in un quadro di dimensioni stellari che sembrano perdersi nel firmamento della globalizzazione, eppure sono proprio in tutto uguali a quelli che assillano il mondo intero; e come il mondo intero sta affrontando il suo travaglio per generare dal suo interno nuove prospettive e nuove letture, così anche noi non abbiamo alternative: di fronte a grandi problemi dobbiamo dotarci di grandi idee.

E’ ancora recente il convincimento di valere per quello che si ha, di essere tanto più furbi per quante più tasse evase, tanto più invidiabili per una vita quanto più spericolata; ecco, tutto ciò e molto altro ancora non è più utilizzabile, oggi comincia ad essere individuato con i suoi veri nomi: immoralità e inciviltà.

Oggi si sta acquistando dimestichezza con altri termini: virtù, azioni virtuose, comportamenti responsabili, educazione civile. In Paesi appena al di là del crinale delle nostre Alpi è considerato comportamento civilmente responsabile non gettare a terra mozziconi di sigarette perché tale atto induce risparmio nella spesa per la pulizia delle strade.

Oggi è rivalutato chi lavora o studia sodo e con rigore, chi dimostra capacità di tenuta, chi è in grado di produrre idee e progetti, chi ha la disponibilità a ragionare e a riprogrammare, chi ha l’opportunità di aggrapparsi alla speranza con le unghie e con i denti senza puntare lo sguardo all’orologio.

Purtroppo, o per fortuna, è così. Comunque ben diverso dalla metodica della “raccomandazione” che spesso ti faceva arrivare il posto di lavoro aspettandolo a casa: oggi il lavoro lo si guadagna lottando e ben fanno tutti quelli che lottano reclamando, urlando o trattando per avere il rispetto del diritto al lavoro sancito dalla Costituzione.

A questo punto oso una riflessione che è anche una proposta: nel bilancio della nostra Amministrazione Comunale è prevista una voce di spesa riservata all’assistenza, una somma di denaro destinato a rispondere alle richieste d’aiuto economico da parte di cittadini in difficoltà.

L’ufficio preposto risponde alle richieste sulla base delle disponibilità regolamentate da criteri stabiliti.

Da questa prassi, diffusa in tutti i Comuni, deriva il termine “assistenzialismo”, cioè il dare, il concedere aiuti economici senza mai venire a capo di nulla, ma perpetuando le richieste.

Mi chiedo se non sia il caso di inaugurare, a partire dalla nostra città, la prassi virtuosa della “restituzione” ovvero, il cittadino beneficiato viene chiamato a restituire il beneficio ottenuto, certo non con altrettanto denaro, ma prestando la sua opera per un bisogno di pubblica utilità puntando, quindi, non solo e non tanto sul tacitare la richiesta del momento, ma sull’attivazione delle risorse- abilità - capacità - conoscenze individuali per il bene di tutti.

Una sorta di lavoro socialmente utile o, secondo un’ottica ancora più aggiornata, che ciascuno si renda utile e se con una mano prende, con l’altra restituisca a beneficio della comunità.

E’ la riscoperta e l’applicazione aggiornata della solidarietà che apre la strada alla moltiplicazione dei benefici a costo zero.

Sinceramente ignoro se tale prassi possa essere nel segno dell’obbligatorietà, ma sicuramente avrebbe il senso della reciproca comprensione e della civile consapevolezza.

Interventi come questo segnerebbero un confine tra il prima e il poi ed anche se, probabilmente, all’inizio non susciteranno grandi entusiasmi, tuttavia la chiave di volta risiederebbe in una comunicazione chiara, onesta, circostanziata e argomentata: ciò che non si comprende viene rifiutato, ma il coinvolgimento ragionevole e ragionato può avere buone possibilità di accoglienza.

Sempre che ci siano capitani coraggiosi etc. etc.






Questo è un editoriale pubblicato il 10-02-2012 alle 15:07 sul giornale del 11 febbraio 2012 - 757 letture

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