IdV: 'A proposito di Province ascoltiamo 800 senigalliesi'

idv marche 4' di lettura 13/04/2012 - Noi dell’Idv Senigallia teniamo a ribadire quest’oggi che la battaglia sulla soppressione delle Province, portata avanti dall’Italia dei Valori non è stata una boutade del momento lanciata soltanto per fare colpo sull’elettorato.

L’Idv è da sempre favorevole all’abolizione di questi enti. Lo era quando ha presentato una proposta di legge, già discussa in parlamento, lo era durante le trascorse campagne elettorali e continuerà ad esserlo anche in futuro. Si tratta di un’ipotesi partita dalla rivisitazione di un quadro istituzionale nella sua visione più generale.

Siamo consapevoli che, parlando di risparmio e del taglio ai costi della politica, l’abolizione delle Province non possa bastare a risanare le casse dello Stato. Gli studi di settore ci dicono, infatti, che i costi relativi al mantenimento di questi apparati si aggirano intorno ai 122 milioni di euro, una cifra di per sé trascurabile. La questione quindi non è economica o, per lo meno, non è soltanto economica, ma ruota intorno ad un segnale forte di cambiamento, di rivisitazione di tutto l’apparato istituzionale presente sul territorio che deve essere compiuta passo dopo passo. A nostro avviso il pericolo del passo compiuto dal governo Monti è quello di non riuscire nell’intento lasciando quindi le cose come stanno, ecco perché chiediamo che al più presto sia presa in considerazione la proposta di Idv.

L’abolizione delle Province, sarebbe un punto di partenza per una vera riforma di tutti gli enti territoriali che miri davvero alla sburocratizzazione del rapporto tra cittadino e istituzione e al progressivo avvicinamento di questi due soggetti. Senza scendere in polemiche con nessuno visto le numerose uscite al riguardo e iniziative pubbliche, chiediamo semplicemente il rispetto per più di 800 cittadini senigalliesi che hanno firmato per il disegno di legge costituzionale che l’Italia dei Valori ha proposto, raccogliendo complessivamente 420mila firme che chiedono che si discuta in Parlamento dell’abolizione delle Province e di una riforma degli Enti locali. Con la proposta di iniziativa popolare abbiamo chiesto di trasferire le funzioni, che oggi spettano alle Province, in parte ai Comuni e in parte alle Regioni. Pur riconoscendo alle Province alcune funzioni importanti, spesso anche ben sostenute, conoscendo bene i compiti e i ruoli delle maggiori istituzioni sui territori, le Province, a differenza dei Comuni e delle Regioni, rappresentano gli enti che gestiscono meno deleghe e che, di conseguenza, risultano essere meno indispensabili. Lo diciamo in virtù del fatto che, come forza politica, siamo parte integrante delle istituzioni locali.

C’è da dire che la soppressione di tali strutture non può essere ridotta, però, ad una sostituzione con altre realtà che, in sostanza, mantengono comunque costi elevati. Per questo siamo contrari all’ipotesi elaborata da Monti che, è vero, immagina un risparmio sui costi degli amministratori ma, al tempo stesso, lascia spazio alla creazione di altri “carrozzoni” che diventerebbero presto notevoli fonti di spesa. In pratica, secondo la proposta Monti, le amministrazioni provinciali scomparirebbero come organismi elettivi a suffragio popolare, i consigli sarebbero composti da 10 rappresentanti, contro i 12-18 di adesso, eletti dagli amministratori locali con compiti di coordinamento, mentre verrebbero abolite completamente le giunte. Circa 500 i consiglieri andrebbero a casa e a chi resta dovrebbe essere affidata una semplice “funzione di organi di controllo e di coordinamento”. Dal punto di vista della rivisitazione del quadro istituzionale, l’ipotesi del governo è addirittura peggiorativa e non aiuta il necessario snellimento della burocrazia nel rapporto tra il cittadino e l’istituzione. In sostanza l’unica differenza che salta all’occhio è la sostituzione degli amministratori eletti con degli amministratori nominati.

Infine chiudiamo con la precisazione che abolire le province non significa assolutamente tagliare posti di lavoro, così come le competenze delle Province dovrebbero essere ripartite tra la Regione e i Comuni, allo stesso modo tutti i dipendenti provinciali sarebbero riassorbiti al livello inferiore e superiore. Tutto ciò detto per ribadire che noi dell’Idv Senigallia ci impegniamo ogni giorno in un ruolo importantissimo all’interno delle istituzioni territoriali: quello di garantire ai cittadini che i loro diritti vengano rispettati.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-04-2012 alle 16:13 sul giornale del 14 aprile 2012 - 2630 letture

In questo articolo si parla di italia dei valori, spettacoli, idv, provincia, idv senigallia

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zse zsezsezse

13 aprile, 17:20
Un vero segnale di "forte cambiamento" sarabbe quello che l'IDV e gli altri partiti rinunciassero ai rimborsi elettorali gonfiati. 2000 Milioni a fronte di 500 milioni di spese sostenute: qui stà il risparmio, non nello scardinare le istituzioni per 122 milioni. 2000 milioni a fronte di 122, possibili subito con una piccola leggina peraltro voluta dal referendum degli italiani e senza scomdare costituzione e riforme epocali.

Non bisogna guardare al rapporto di quanto costa mantenere una Provincia ma quanto ci costerà il personale quando andrà in pensione! E sono tanti! L'Italia è un paese dove sono state elargite pensioni a iosa soprattutto a molti che non hanno mai versato contributi o hanno ottenuto pensioni premianti rispetto a quello che avevano versato per la loro futura pensione (si chiama solidarietà tra generazioni). Ancorchè le somme siano piccole il numero notevole fa diventare la somma complessiva enorme. Che sia giusto intervenire nel sociale è indubbio però andavano fatte delle verifiche a monte e non, demagogicamente, dare tutto a tutti per ottenere il famigerato consenso elettorale. Oggi stiamo pagando questo sistema ed i giovani si trovano un debito immenso che li travolgerà. Si parla di Evasione ed Elusione fiscale. Bene è giusto che tutti coloro che non pagano le tasse o le eludono vengano perseguiti. Sorprendente è che nessuno si sia mai accorto del problema. Sorge spontanea una domanda: lo Stato e gli organi preposti al controllo dove erano? E poi bisogna sfatare un luogo comune che gli evasori ed elusori fiscali sono i professionisti, le imprese, ecc.. Ed i dipendenti pubblici che lavorano in nero il pomeriggio cosa sono? Gli insegnanti che fanno ripetizione il pomeriggio pagano le tasse ? Emettono ricevuta fiscale? Hanno partita IVA? Poi ci sono categorie occulte di "potere" che tutti conoscono ma che nessuno ha il coraggio di denunciare perchè loro ti possono distruggere. L'Italia è un paese dove chi ha il posto fisso ha tutti i diritti e, non vale per tutti, pochi doveri. Sentiamo uscire dalla loro voce il solito ritornello: per quello che ci pagano è già molto quello che facciamo! E soprattutto ce l'hanno con l'universo mondo dei lavoratori autonomi che secondo loro guadagnano molto e dichiarano poco! Suggerisco a queste persone di lasciare il posto fisso e di mettersi in proprio. Sarà sicuramente un'esperienza mistica e forse gli si apriranno gli occhi e capiranno quanto sono fortunati.

La questione non può essere l'abolizione tout court delle province,ma almeno in primo luogo un loro riaccorpamento: certe nuove recenti province hanno davvero poco senso.
Inoltre é da eliminare la componente politica,in modo fa lasciare la sua funzione di coordinamento tra comuni e regioni

radom Utente Vip

14 aprile, 14:43
Il ruolo delle province è superato. La loro soppressione sarebbe senz'altro un passo avanti verso una rivisitazione del sistema istituzionale. Per quanto concerne l'evasione e l'elusione, quando ci provò l'allora ministro Visco, si scatenò l'inferno, tanto che una delle motivazioni della sconfitta del centrosinistra alle successive elezioni fu proprio l'inasprirsi della lotta a quei tristi fenomeni.Ora, i dipendenti pubblici sono un arcipelago, si va dal delinquente al quasi martire. Gli è che l'amministrazione pubblica è governata dai politici, che nominano dirigenti a loro simili, che incapaci o no gestiscono la burocrazia come meglio aggrada ai loro datori di lavoro. A qualcuno si nega qualcosa a qualcun'altro la si concede, a parità di condizioni, ma così si perpetua il potere politico. Infine a chi è distratto vorrei ricordare che evasione ed elusione si annidano nel lavoro autonomo, nell'impresa, nel commercio, almeno a sentire il governo Monti. I lavoratori dipendenti, pubblici o privati, non rubano, perchè non possono. Non scordiamoci mai che il turn over è bloccato, gli stipendi sono fermi a due anni fa e lo saranno per altri due, nel pubblico, le progressioni non si fanno più, se qualcuno fa del lavoro in nero, è da condannare e perseguire, ma talvolta lo fa per arrivare a fine mese.




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